《Strutture accreditate “sedotte e abbandonate” dalla Regione》

Il segretario generale della Uil Fpl Bartoletti: hanno aiutato il servizio pubblico affogato dal Covid e ora in cambio non viene rispettato il piano d'acquisto con il risultato che non si possono pagare nemmeno i lavoratori

Nel fermo immagine del video diffuso l’1 ottobre 2020, un momento dell’operazione ”Cuore Matto”. Oltre 10 milioni di euro di rimborsi dal Servizio sanitario regionale percepiti illecitamente tra il 2013 ed il 2019 anche a fronte di oltre mille falsi ricoveri in terapia intensiva coronarica. E’ la
presunta truffa scoperta dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro che stamani hanno notificato la misura del divieto per 12 mesi di esercitare attività professionali o imprenditoriali a Rosanna Frontera, di 56 anni, e Giuseppe Failla, di 65, rispettivamente legale rappresentante e direttore generale della clinica Villa Sant’Anna di Catanzaro, nota struttura sanitaria nonché centro di riferimento regionale di alta specialità per il trattamento e la cura delle malattie cardiovascolari. I due sono indagati per truffa aggravata e continuata ai danni del servizio sanitario e frode nelle
pubbliche forniture. I finanzieri hanno anche sequestrato beni per 10,5 milioni di euro.
ANSA/ GUARDIA DI FINANZA
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Su iniziativa della UIL FPL Regionale, si è tenuto un attivo unitario dei rappresentanti delle case di cura iscritti alla scrivente Organizzazione Sindacale, con il principale punto all’ordine del giorno, gli accreditamenti e le risorse disponibili per superare la congiuntura che attraversa la regione Calabria.
Dalla riunione è scaturito che, visto l’avvicendarsi di una pandemia

mondiale che, purtroppo, sta interessando anche la nostra sfortunata terra, il Presidente della Giunta Regionale con ordinanze n. 29 del 13 aprile 2020 e n. 82 del 29 ottobre 2020 ha ritenuto corretto, per far fronte a tale imprevista ondata pandemica, di interrompere tutte le attività chirurgiche programmate e programmabili oltre che tutte le attività specialistiche svolte nelle strutture pubbliche.
Tanto è stato necessario ed indispensabile per rispondere al meglio ai bisogni dei malati positivi al COVID-19. Al contempo si è chiesto alle strutture private accreditate, in una logica di corretta sinergia, di sopperire alla mancanza delle strutture pubbliche nell’espletare le prestazioni bloccate presso gli stessi ospedali e per le quali era necessario dare risposte tempestive in quanto non si muore solo di COVID-19. La pandemia ha consentito lo sviluppo di due eventi straordinari: le Aziende Sanitarie Pubbliche chiudevano alla richiesta dei cittadini traendone vantaggi economici, nel contempo si bloccava la migrazione Sanitaria avvantaggiando ulteriormente il boccheggiante Sistema Sanitario, con ulteriori risorse legate al risparmio dei mancati ricoveri fuori regione.
Questo avveniva nella fase della prima ondata. Tuttavia, ad oggi, non risulta ancora levato l’obbligo a carico delle predette strutture accreditate, di attenersi ai piani di acquisto di prestazioni individuati  in una fase precedente alla pandemia e, visto gli accadimenti, oggi non possono in alcun modo essere rispettati in quanto, le stesse, per garantire i L.E.A., sono state chiamate ad erogare prestazioni diverse da quelle contrattualizzate e precisamente quelle che oggi non possono essere più erogate nel pubblico per i motivi sopra meglio rappresentati.
È necessario, a nostro avviso, che il sig. Presidente della Regione Calabria, per il tramite del Direttore Generale del dipartimento preposto, si faccia carico di tale aberrante situazione e ponga in essere tutto il necessario per ristabilire una equa soluzione del problema. L’ASP di Catanzaro si è già determinata in tal senso, mentre l’ASP di Cosenza, pur avendo ritenuto legittima tale richiesta pervenutale dalle associazioni di categoria, rimane in attesa del parere favorevole del Presidente della Regione Calabria per come previsto all’art. 4 comma 5 dello schema di contratto con gli erogatori, dove sono previste “eventuali deroghe motivate… previo parere vincolante del dipartimento Tutela della Salute”. A tal proposito riteniamo sia bastevole ricordare la pandemia COVID-19, anche perché si rischia di non vedersi retribuito ciò che è stato legittimamente erogato.
Questi sono i temi evidenziati dal personale dipendente di tali strutture sanitarie, che oggi si troverebbero ingiustamente in una situazione a rischio e paradossale, in quanto, non hanno né potuto usufruire degli ammortizzatori sociali e ne avrebbero la garanzia della retribuzione per il lavoro prestato. Recente si è tenuto un incontro presso la cittadella regionale con il Presidente Spirlì, il quale aveva assicurato che in tempi brevi questa richiesta sarebbe stata evasa. Ciò non è avvenuto e le motivazioni non sono ancora chiare. Forse un tentativo di boicottaggio nei confronti dell’operato della Giunta regionale?
Teniamo a precisare, che tale autorizzazione non produrrà alcun pregiudizio economico e alcun aggravio di costi sui tetti di spesa già individuati, programmati e contrattualizzati in quanto rimarranno del tutto invariati.
Qualora ancora una volta non dovessimo trovare riscontro a questa nota, il ricorso allo sciopero sarà inevitabile che verrà programmato nella prima decade di aprile.