Oliverio star a “Quarta Repubblica”,《populismo giudiziario contro di me》

L'ex governatore e il caso di 《pregiudizio accusatorio》come sentenziato dalla Cassazione

“Misura abnorme” “totale assenza di prove indiziare” e “chiaro pregiudizio accusatorio”, queste le motivazione della Corte di Cassazione che annullò l’obbligo di dimora imposto all’allora Presidente della Regione, in carica, Mario Oliverio, nonostante la Procura di Catanzaro ne avesse chiesto l’arresto in via preventiva. Era tutto già scritto in quelle motivazioni, ha spiegato Oliverio ospite di Nicola Porro negli studi della trasmissione “Quarta Repubblica” eppure, nonostante ciò, sottolinea Oliverio “la Procura mi rinviò a giudizio chiedendo una pena di 4 anni e 8 mesi di carcere”. Va ricordato che la data di annullamento senza rinvio, della misura di restrizione preventiva nei confronti di Oliverio, da parte della Corte di Cassazione, fu emessa molti mesi prima della scadenza del suo mandato come anche la pubblicazione delle motivazione eppure Oliverio non sapeva che il suo partito lo aveva condannato all’ergastolo politico decidendo sulla scia del giustizialismo di non ricandidarlo da Presidente di Regione uscente, cosa che al contrario avvenne sia in Campania che in Emilia Romagna. Si parlo, del tanto rinomato e ormai svilito, “rinnovamento” che portò Zingaretti, all’epoca segretario nazionale del Pd, con i suoi killer politici, Stefano Graziano, Nicola Oddati e la dirigenza regionale con a capo quella reggina, a candidare un imprenditore, quasi ottantenne e con estrazione di destra, Pippo Callipo che portò il partito democratico ad imbattere in una debacle. Bastarono poche settimane e Callipo si dimise dal Consiglio Regionale, solo dopo aver approvato la legge sui vitalizi, critico con la politica e anche con il Partito Democratico che lo preferì al suo Presidente uscente. Oliverio, incalzato da Nicola Porro dice “le vicende giudiziare, da cui sono uscito da innocente, a me hanno tagliato le gambe. Aggiungo che la subalternità della politica ha una responsabilità gravissima perché, nonostante la mia storia che parte dal PCI e che arriva in maniera coerente e trasparente fino al Pd, io mi sono trovato come uno sconosciuto per il mio partito. Mi hanno isolato e lasciato solo. Naturalmente mi interrogo su questo. Perché se si determina ciò è per una subalternità ma anche un qualcosa che non funziona, qualcosa di malato nel rapporto che c’è tra la politica ed il sistema giudiziario.” Va detto che da parte del partito democratico non è stata espressa neanche una parola di vicinanza nei confronti di Oliverio sin dai primi segnali, come le forti motivazioni della Cassazione che portarono all’annullamento dell’obbligo di dimora fino assoluzione in formula piena “perché il fatto non sussiste” mai impugnata dalla stessa Procura che lo accusava. Eppure Zingaretti dimostrò due pesi e due misure in quei contesti, per Oliverio il silenzio e l’esilio dal partito, tant’è che da componente della direzione nazionale (eletto dall’assemblea e non in quanto Presidente di Regione) non venne mai più convocato, nonostante lui continuasse a versare regolamente al partito fino all’ultimo giorno, mentre dall’altra parte su Sala, condannato per la vicenda Expo, Zingaretti dichiarò: “Sono vicino a Beppe dal punto di vista personale e politico. È un grande sindaco che sta affrontando una vicenda particolare dalla quale mi auguro ne esca presto. A lui va – ha detto Zingaretti, all’epoca- segretario nazionale del Pd – tutta la nostra fiducia per continuare nella sua opera di guida della città, tra quelle europee amministrate meglio e sarà ricandidato”.
Oliverio, da dirigente storico e fondatore del Partito Democratico, trascinato dal “non detto” dei suoi stessi compagni di partito, in tutti questi anni, ha uno spazio nazionale per riscattare e dire la sua dopo anni di calunnie e messe alla gogna mediatica. “Non possiamo non parlare il linguaggio della verità. Anche questo clima di paura che comprime la discussione e in un Paese civile non si può accettare questa condizione. La mia regiona ha una forte densità mafiosa e dico che se la lotta alla criminalità si affronta sollevando polverioni con operazioni a strascico fa gioco solo alla criminalità. Perché quando in un’operazione di 300, 200 o operazioni del genere si trascinano persone perbene si perde la fiducia e si incrina la credibilità dell’azione giudiziaria. Per questo motivo sostengo che la magistratura deve essere in prima linea su questa riflessione per corregere.”
A concludere il ragionamento è il giornalista Sansonetti che tiene a precisare che “a seguito della vicenda giudiziaria ad Oliverio è cambiato il cordo della vicenda politica calabrese.” Non è un caso che il centrodestra vince le successive elezioni regionali per ben due volte nel giro di meno di due anni mentre il Pd registra minimi storici con percentuali che in numerose città e Comuni sono da prefisso telefonico.