Pressing su un consigliere regionale per le primarie del centrosinistra

In queste ore un gruppo di amministratori sta facendo pressione per riaprire la partita dopo la candidatura “catapultata” di Ventura. Sullo sfondo raccolta firme e indizione della selezione interna

Tentato dal “pressing”. Dalla sfida impossibile ma che rischia di generare un maremoto.
In queste ore un nutrito gruppo di sindaci, amministratori, attivisti o più semplicemente “attori” della politica in Rete stanno facendo molta pressione attorno ad un consigliere regionale di centrosinistra considerato “emergente”, giusto per stare alla dialettica dei tempi. Un pressing che si consolida su di un messaggio stratificato e molto chiaro, “Roma” stavolta è andata anche oltre le più nere aspettative. Della serie, la vicenda Ventura (candidatura catapultata non solo dall’alto ma in forma “militare” lungo l’asse Conte-Letta) non può neanche configurarsi come Callipo 2 la vendetta. Perché se nel 2019 il “re del tonno” è stato gettato in pista (naturalmente autofinaziandosi e finanziando la campagna di tutti) con la scusa anche credibile di voler fare pulizia nel Pd liberandolo dalle faide (nel frattempo poi non è stata fatta né pulizia, né sono sparite le faide) stavolta motivazioni simili non se ne riescono a rintracciare se non lo stesso autofinanziamento extra large della candidata che promette di andare oltre Pippo Callipo in questo. Da qui la rabbia e lo sconcerto di prime linee in giro del Pd e del centrosinistra, con la “minaccia” di andare fino in fondo e cioè fino alla raccolta firme per le primarie coinvolgendo formalmente anche gli attuali candidati alla presidenza sparsi in giro nel campo del centrosinistra. Una sorta di sostanziale provocazione, l’indizione delle primarie che nessuno può impedire se organizzate e formulate dal basso. Nel “progetto” di rivincita e autoaffermazione dei “rivoltosi”, in cerca evidentemente di una battaglia elettorale contro il centrodestra con profili che si impongono da soli con i voti dei territori e non dei Palazzi né dei fatturati, diventa però centrale individuare una figura cardine che si intesta questa battaglia. Meglio ancora un consigliere regionale che nella fattispecie sarebbe già stato individuato. E siamo, appunto, al pressing e alla riflessione prima del “fronte che si rompe”. Perché è del tutto evidente che se un consigliere regionale di centrosinistra dovesse iniziare una raccolta firme per l’indizione delle primarie poi potrebbe accadere di tutto, ma proprio di tutto. Non solo con fiumi di firme a sostegno, incazzati in giro non ne mancano e ognuno per svariate ragioni. Ma persino con candidature anche sorprendenti in campo e non solo sul versante attorno al Pd. In pochi dimenticano, del resto, che Dalila Nesci (la sottosegretaria pentastellata descritta imbestialita negli ultimi tempi anche per il ruolo forte assunto dal collega Misiti, ormai unico referente di Conte in Calabria) in tempi non sospetti ha stampato sul Corriere della Sera la sua voglia matta di primarie. E nessuno esclude che…

I.T.