Rende “umiliata” in prima serata, «Manna dica qualcosa di “suo” ai cittadini…»

L'ex assessore (dimissionario) Pierpaolo Iantorno dopo l'incursione di “Presadiretta”: il Sindaco non può farsi difendere mediaticamente per interposta persona (da Giunta e Consiglio), la comunità rendese,  smarrita, impaurita, preoccupata, ha bisogno di capire direttamente da lui ...

«Marcello Manna, sindaco di Rende, non può pensare di mandare mediaticamente avanti la Giunta e il Consiglio a difesa delle sue eventuali condotte professionali, personali, attinenti esclusivamente alla sua sfera privata. Non è opportuno alzare “barriere” politiche e istituzionali a contenimento di un’eventuale vicenda che è invece tutta professionale e personale del Sindaco. Abbiamo atteso qualche giorno sperando, come al solito invano, di ricevere delle spiegazioni dal diretto interessato. La comunità rendese, dopo l’umiliazione dell’altra sera con “Presadiretta” a prefigurare scenari inquietanti, è smarrita, impaurita, preoccupata. Il popolo rendese ha bisogno di sentire la “sua” di voce, quella del Sindaco per non sentirsi ostaggio della situazione. Non chiediamo chiarimenti di ordine giudiziario, che non riguardano il pubblico, ma pretendiamo di conoscere e ascoltare dalla viva voce del primo cittadino il suo pensiero…».
Così, in una nota, l’ex assessore al Comune di Rende (dimissionario) Pierpaolo Iantorno. «Nel corso dell’ormai e tragicamente nota trasmissione televisiva in prima serata sulla TV di Stato – continua Iantorno – s’è definito Rende “piccolo Comune alle porte di Cosenza”. Dove quel “piccolo” è da intendersi tutto fuorché perimetro geografico e demografico ma, al contrario, e Riccardo Iacona lo sa bene questo, come angolo marginale nel quale, purtroppo, ci si è rintanati nel contesto della superpotenza della ndrangheta calabrese. Rende non esce per niente bene dall’impatto col grande schermo, e non è la prima volta. Ma cosa più grave ancora è quello scenario cupo e quelle nubi minacciose che l’inchiesta televisiva non ha lesinato per la città. A fronte di tutto questo – continua Iantorno – i documenti di Giunta e maggioranza consiliare a difesa del Sindaco, con dovizia di particolari processuali, rappresentano forse un atto più brutto del fatto stesso. Perché non parla Manna in prima persona e spiega, rassicura e tranquillizza, eventualmente, i cittadini? Non può o non deve farlo per ragioni e/o opportunità giudiziarie? La comunicazione indiretta rientra nella strategia difensiva? E non vi sono altre forme e altre formule per parlare al popolo senza minimamente invadere il campo ed il riserbo delle indagini preliminari a suo carico? Può demandare ad altri le proprie ed esclusive responsabilità solo fino ad un certo punto istituzionali? A nostro avviso, lui e solo lui può e deve riferire alla città che lo ha eletto Sindaco, non può pensare di sfuggire all’infinito ai suoi doveri pubblici».
«Il documento a firma della Giunta e poi anche quello a firma dell’intera maggioranza consiliare rappresentano impropriamente e strumentalmente un atto politico su una vicenda che riguarda la sfera professionale, privata, del Sindaco. Rende sta esponendo il suo intero Palazzo a difesa di cose che non si conoscono e che hanno poco a che fare con l’attività e la vita politica e amministrativa della città. È opportuno correre e far correre questo grave rischio alla città ed ai cittadini rendesi? Ribadiamo che Manna e solo Manna può e deve riferire alla città che lo ha eletto Sindaco. Gli interventi in soccorso peggiorano, se possibile, lo scenario, né può essere utile alla causa l’intervento del Laboratorio Civico e dei suoi illuminati componenti».
«Esprimere solidarietà e vicinanza all’Avvocato ed augurargli una favorevole definizione della sua vicenda giudiziaria a prevalenza di giustizia e verità sono esternazione di sentimenti che umanamente condividiamo, ma tutto il resto non compete, anzi favorisce una deriva istituzionale pericolosissima, peraltro già in atto. La nostra città non merita tutto questo – conclude Iantorno -. Rende ha tutt’altra storia e noi rendesi abbiamo il diritto di ascoltare le parole dal diretto interessato perché Sindaco eletto. La vicenda giudiziaria deve fare il suo corso, ma la città non può più vivere questa situazione di smarrimento, paura e preoccupazione».