Pd, la linea di Letta: ovunque alleanza con i Cinquestelle (se targati Conte…)

Non c'è spazio per fraintendimenti nella “rotta” tracciata dal nuovo segretario nazionale: da solo il partito non va da nessuna parte e il primo test saranno le Amministrative (e Regionali) d'autunno

Se i peggiori nemici di Matteo Renzi avessero potuto disegnare per lui un destino più viscido in casa del Nazareno non avrebbero potuto fare di meglio rispetto alla realtà. O di peggio. Enrico Letta, proprio lui e cioè “quell’Enrico stai sereno” fatto fesso dall’ex premier, ora è al comando della “baracca” e chi l’avrebbe mai detto. E c’è di più, in termini di destino beffardo per il pre, attuale e post renzismo. Non solo tiene e regge il “microfono”, “Enrico”, ma detta la linea dall’assemblea virtual più singolare della storia politica della sinistra italiana. Poteva limitarsi alle fiale di vaccino da rintracciare in ausilio a Draghi, Letta. Poteva fare da spalla alla più emergenziale campagna sanitaria della repubblica italiana. E invece no. È andato oltre e ha detto altro e del resto né la dialettica né la sostanza sono mai mancati “all’Enrico” di cui sopra, fatto fesso una volta e oggi portato sull’altare di un Pd che gira e volta è rimasto l’unico argine prima di «Meloni e Salvini al potere per almeno 10 anni». Già, è questa l’unica e sola “chiamata alle armi” di Enrico Letta. Che nel suo discorso-appello virtual rifila un sacco di quelle stilettate che si fa fatica a rintracciarle tutte. A cominciare da quel «Pd che non si può mai accontentare di partecipare, di fare numero tra i perdenti». Per poi approdare a quel Pd «che deve restare sempre il motore vincente del centrosinistra perché sennò arrivano quei due, Giorgia Meloni e Matteo Salvini». Da qui la “visione” della segreteria Letta che non era scontata né dovuta, dall’ottica pandemica. «Oggi siamo motore del governo Draghi ma domani dobbiamo essere motore di un nuovo governo politico del centrosinistra». Della serie, i vaccini arriveranno e l’ex capo della Bce vaccinerà tutti e tutti lo porteremo “sull’altare della patria” dopodiche tornerà la politica e dobbiamo vincere. Intendendo quel “dobbiamo” come coalizione unica del centrosinistra. Ed è qui che Letta è più velenoso che mai con il recente passato del Pd perché esalta a modello del centrosinistra vincente nel Paese l’Ulivo di Romano Prodi. Sì, Romano Prodi. L’impallinato dai “101” sull’uscio del Quirinale. Più o meno come “quell’Enrico stai sereno” di cui sopra. «Il Pd non ha mai vinto da solo, sia ben chiaro. Ha sempre fallito e perso le sue sfide a vocazione maggioritaria. Non a caso vince nel 1996 e nel 2006 con Romano Prodi a capo di un grande centrosinistra proteso alle alleanze». Hai capito Enrico Letta. Alleanze necessarie e nessun Pd in grado di correre da solo in nessun angolo del Paese. Parole per niente banali dall’assemblea virtual della più singolare delle adunate del Pd contemporaneo. Con una piccola e grande ammissione di debolezza che poi si trasforma in forza. Il Pd da solo non vincerà mai, finita questa folle stagione. Ma il Pd è centrale per costruire attorno una coalizione che è la sola per arginare «Salvini e Meloni».
Mica male per la “prima” del nuovo segeretario, proprio “quell’Enrico” fatto fesso dal leader della vocazione maggioritaria d’altri tempi. Oggi, secondo Letta, il Pd ha una sola strada ovunque si apriranno urne nel Paese. Stringere alleanze che inevitabilmente, dalla parte sinistra dello specchietto retrovisore, significa trattare e dialogare con i Cinquestelle «nella nuova versione e leadership targata Giuseppe Conte». «Rispetto e massima attenzione» per il Movimento se prende questa strada e se porta Conte «come leader di prospettiva». Perché il Pd «non può mai rinunciare alla logica espansiva e non sarà mai un piccolo partito marginale». L’obiettivo è «vincere le elezioni Politiche del 2023» non prima di aver fatto le prove generali della grande coalizione «nelle elezioni Amministrative d’autunno». Che poi tradotto significa, ovunque ci saranno urne sparse da qui in avanti nel Paese, corsa insieme ai Cinquestelle se targati Conte e se depurati dalla costola “talebana” e oltransista di cui si fa volentieri a meno. Quel che resta (che non è poco) di questo universo Cinquestelle new generation targato Conte è alleato del Pd ovunque e in ogni caso. Questo il verbo di Enrico Letta alla “prima” da segretario nazionale dopo essere stato “sereno” abbastanza. Corse da “solisti” Pd, tardonostalgici di una bandiera che da sola non la porta neanche il vento, il nuovo segretario non li intravede all’orizzonte. In nessun angolo del Paese. A buon intenditor…

I.T.