La Forastefano dinasty, con avvocato e commercialista “consigliori” doc 

    Non del tutto decapitata dall'inchiesta “Omnia” la consorteria criminale di Cassano nuovamente nel mirino della Dda di Catanzaro. Il ruolo forte nel settore agroalimentare fino all'Emilia e la “pax” consolidata con gli zingari

    Non è bastato il ciclone “Omnia” e non sono bastati nemmeno insidiosissimi pentiti, alcuni dei quali d’ultima generazione. La Forastefano dinasty, nell’ambito delle consorterie criminali di stampo mafioso, la ribalta della cronaca la conquista con agilità se è vero come è vero che Nicola Gratteri ha fatto un salto a Cosenza per illustrare in conferenza stampa l’ultima operazione del suo ufficio in collaborazione con la forze di polizia della questura cosentina.
    Diciassette ordinanze di custodia cautelare – dieci in carcere e sette agli arresti domiciliari – a carico di altrettanti soggetti appartenenti proprio al potente clan di ‘ndrangheta Forastefano di Cassano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, violenza privata, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento e truffa, ipotesi di reato tutte aggravate dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Un unico “riassunto” al termine delle indagini, la cosca “italiana” sopravvissuta all’operazione cosiddetta “Omnia” (che nel 2008 sembrava averne scompaginato le fila del clan) è ancora più viva che mai. Malgrado, come accennato, l’ulteriore colpo ricevuto da alcuni pentimenti eccellenti avvenuti negli anni successivi.
    È Pasquale Forastefano al timone del comando criminale. Ha sostituito suo padre Domenico nel frattempo detenuto, consentendo alla cosca di consolidare il proprio programma di penetrazione nel tessuto economico della Sibaritide notoriamente molto fertile nel campo delle produzioni agricole e dei trasporti. Con la forza dell’intimidazione tipica dell’associazione mafiosa a danno degli altri imprenditori del posto, naturalmente. Tra questi figura il gruppo Cico Mazzoni, azienda di livello europeo nel campo dei prodotti ortofrutticoli, il cui rappresentante legale, con riferimento alle attività imprenditoriali avviate dall’azienda ferrarese nella Sibaritide, è risultato vittima di una lunga serie di vessazioni consistite in ripetute richieste in denaro per servizi di guardiania e maggiorazioni contrattuali operate arbitrariamente per il tramite di minacce esplicite di ritorsioni. Nei casi in cui la consorteria decideva di subentrare direttamente nella gestione delle aziende per il tramite dei loro prestanome, le trattative sindacali venivano risolte allo stesso modo, con intimidazioni finalizzate a silenziare i sindacalisti che osavano sollevare obiezioni negli interessi dei lavoratori. Inevitabilmente la caratura criminale dei Forastefano ha finito per generare un timore diffuso in commercianti e imprenditori, costretti a pagare il “pizzo” godendo di una protezione effettiva tant’è che veniva fatto divieto a chiunque di perpetrare nei confronti di queste vittime azioni illecite a cui le stesse sono di solito esposte. Una sorta di saldo e stralcio della protezione criminale. Paghi i Forastefano e ti proteggi da tutti gli altri altrimenti scattano danneggiamenti e furti. Alcuni degli imprenditori finiti sotto scacco dei Forastefano sono rimasti coinvolti anche loro, all’epoca, nell’operazione “Omnia” dal momento che si erano prestati a favorire l’infiltrazione del gruppo criminale nel tessuto economico locale. Della serie, se paghi la protezione poi li aiuti a entrare nello stesso settore produttivo dell’azienda che da sana finisce per diventare, inevitabilmente, collusa con il clan. Va da sé che in tempi più recenti le stesse persone siano state nuovamente avvicinate da esponenti della cosca per replicare il meccanismo illecito, ma piuttosto che piegarsi come in passato, hanno preferito collaborare rendendo dichiarazioni accusatorie. Così lo schema criminale si inceppa e la Dda si mette a lavoro. E non è certo facile bussare alla porta degli inquirenti e vuotare il sacco, il clan Forastefano è un’associazione armata – come evidenziato da intercettazioni ambientali eseguite nel corso delle indagini – e non esita a colpire in modo spietato chiunque osi arrecare un danno ai loro interessi economici. E in questo senso proprio i tentativi estorsivi non andati a buon fine potrebbero rappresentare i moventi alla base di uno o più omicidi consumati nell’ultimo biennio in territorio sibarita.  
    A fronte di chi si metteva di traverso, però, ce n’erano altrettanti che si prestavano al gioco.  Non a caso, per ampliare il suo disegno criminoso, il clan ha cooptato al proprio interno una serie di soggetti che sul territorio di Cassano allo Ionio gestiscono società agricole dedite sistematicamente a ordire truffe ai danni dell’Inps attraverso la predisposizione di documenti falsi che attestavano rapporti di lavoro a loro volta fittizi in ambito agricolo. Le  mire imprenditoriali si sono estese inoltre al settore degli autotrasporti, monopolizzato grazie a un “cartello” di ditte sempre a loro riconducibili, direttamente o indirettamente, e votato all’acquisizione, spesso forzosa, delle commesse di altri operatori del settore.
    Una penetrazione quasi totalizzante nel tessuto sociale ed economico della zona, insomma. Resa possibile anche dalla pax mafiosa stipulata con gli storici rivali del clan degli zingari.
    È questa un’altra delle novità più rilevanti emerse durante le indagini: c’è stato un tempo in cui i Forastefano da una parte e dall’altra il gruppo dei nomadi cassanesi stanziati nel rione di Timpone Rosso, si sono fronteggiati in uno scontro all’ultimo sangue per contendersi il controllo della Sibaritide. Quel conflitto armato, avviato alla fine degli anni Novanta e durato almeno un lustro, ha comportato una lunga scia di lutti nei rispettivi schieramenti. Una guerra senza quartiere, connotata da una componente etnica che la rendeva ancora più feroce, ma ormai lontana nel tempo e superata dagli eventi  come dimostrano alcuni dei reati in tema di truffe ed estorsioni contemplati nell’inchiesta e commessi in concorso da membri delle due consorterie che, messi da parte i rancori atavici del recente passato, sembrano marciare oggi di comune accordo e nella stessa direzione.
    A rafforzare la penetrazione criminale e sociale del clan guidato da Pasquale Forastefano hanno provveduto poi anche due “colletti bianchi”, assegnati entrambi ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso delle indagini, infatti, sono emerse in negativo le figure di un avvocato e di un commercialista che nell’ambito della consorteria avevano assunto il ruolo di veri  e propri “consigliori”, approntando – ognuno in base alle rispettive competenze –  meccanismi fraudolenti finalizzati ad agevolare il compimento delle truffe all’Inps e alle società di lavoro interinale e strategie difensive rivolte a scansare eventuali conseguenze giudiziarie e  pregiudizi di natura economica derivanti da tali attività illecite. Nell’ambito del medesimo procedimento, il gip distrettuale ha disposto anche il sequestro preventivo di terreni, fabbricati, quote societarie, imprese individuali e autovetture riconducibili a membri della famiglia Forastefano o ai loro prestanome.     

                                                                                                          I.T.