Toghe sporche (e poco pagate?)

Nel corso dell'incidente probatorio di Salerno il giudice Petrini conferma in tutto e per tutto le dazioni di denaro che Marcello Manna avrebbe effettuato per “acquistare” un'assoluzione in Appello di un condannato a 30 anni e la “liberazione” di ingenti capitali di proprietà di un imprenditore di Rende

Petrini conferma tutto, in tutto. E stavolta guardando negli occhi chi deve incassare e senza vie di fuga. Senza tentennamenti e soprattutto avendo fatto tesoro di “avvertimenti” vari che sono transitati in queste ore e con più mezzi (della serie, se ritratti ancora e se cambi versione poi non ti meravigliare se si riaprono per te le porte del carcere). Petrini, in buona sostanza, ha capito bene che questa dell’incidnete probatorio con Manna non era una partita come le altre, tra le altre. Ma l’incrocio per eccellenza per cui ha fatto di tutto per assestare un colpo alla sua credibilità, in senso positivo ovviamente. Un episodio corruttivo da lui richiesto e provocato e un altro al contrario, dove ha fatto da ricevente. In entrambi i casi, secondo Petrini, Marcello Manna a consegnare denaro in buste e lui ad incassare. 2500 euro per contribuire all’assoluzione di Patitucci in Appello, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione in qualità di mandante dell’omicidio di Luca Bruni. Transazione proposta da Petrini e, a quanto pare, accettata da Manna. Nel secondo episodio sarebbe andata all’incontrario. Conosciuta la “strada” Manna avrebbe proposto a Petrini di adoperarsi per il dissequestro dei capitali di un imprenditore di Rende (Ioele), sullo sfondo presunti reati finanziari, fiscali e bancarotta. 5000 euro la “parcella” che Petrini avrebbe comodamnete accettato. Ma se Petrini conferma tutto la difesa di Manna fa sapere che la partita, quella vera, è appena all’inizio e che si sposterà su altri tavoli perché la richiesta di alcuni verbali (del 29 febbraio) e il deposito in parte omissato del 17 aprile non è finita. I legali vorranno concentrarsi sulle differenza tra quanto dichiarato e il contenuto delle registrazioni video.
Manna – raggiunto telefonicamente dall’Ansa – ha sintetizzato il pensiero difensivo affermando che esiste «una progressione di diverse versioni della vicenda che mi accusa: il fatto non viene mai raccontato allo stesso modo».
Secondo la difesa di Petrini, al contrario, il magistrato avrebbe confermato la propria versione «con grande lucidità». Ma un punto, anzi due, si stagliano con nitidezza sullo sfondo e invadono ambienti giudiziari nel loro insieme (inquirenti e non). Può l’assoluzione in Appello di un condannato a 30 anni “costare” 2500 euro di sistema corruttivo? E la “liberazione” di ingenti capitali di un imprenditore “costarne” invece “solo” 5000? Se lo schema corruttivo e penalmente rilevante si alimenta a prescidnere dalla quantità di denaro versato quale è invece la reale “partita” finanziaria della corruzione stessa? O c’è dell’altro?

I.T.