Calabria tra le regioni in “codice rosso”

Sono 7 quelle considerate ad alto rischio secondo l'Osservatorio nazionale diretto da Ricciardi (non c'è la Lombardia)

C’è una “classifica” speciale, particolare, drammaticamente centrale nell’emergenza Covid d’autonno e non più di primavera. E i “punti” sono il risultato quasi cinico tra potenzialità del sistema sanitario delle singole regioni, abitanti, esperienza nei confronti della malattia. Dopo di che viene fuori il numero reale di chi rischia grosso stavolta e di chi rischia, percentualmente e persino paradossalmente, di meno.
È l’Osservatorio nazionale diretto da Walter Ricciardi ad aver aggiornato questa inquietante classifica nell’ultimo report consegnato il 24 ottobre. A sorpresa, giusto per comprendere che non è di numeri scontati che ci si nutre in questo report, non c’è la Lombardia tra le prime 7 regioni considerate in “codice rosso” ma c’è, tanto per dire, la Calabria. Cinquemila positivi al giorno sotto il Pirellone preoccupano meno Ricciardi rispetto ai 230 della Calabria, giusto per fare un esempio. Ed è in quella classifica speciale (potenzialità, abitanti, esperienza delle regioni) che bisogna ricercare la genesi di graduatoria.
Sette le regioni considerate da “codice rosso” per l’aumento dei ricoveri da coronavirus. «La curva dei contagi infatti ha assunto di nuovo un andamento esponenziale, la preoccupazione maggiore è che la crescita possa tornare ad aumentare la pressione sulle strutture ospedaliere, in particolare nelle terapie intensive». La sintesi di Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, campus di Roma, e da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio, tutto sommato è semplice.
Le sette regioni sono Campania (ricoveri più che raddoppiati rispetto ad aprile +2,4 volte, terapie intensive +88%), Lazio (ricoveri +1,3 volte rispetto ad aprile, terapie intensive +82%), Sardegna (ricoveri +2,5 volte rispetto ad aprile, terapie intensive più che raddoppiate +126%), Sicilia (ricoveri e terapie intensive +1,3 volte rispetto ad aprile). E poi Abruzzo (rispetto ad aprile ricoveri +71,6% e terapie intensive +25,3%), Friuli Venezia Giulia (rispetto ad aprile ricoveri +54,4% e terapie intensive +38,3%) e quindi Calabria (rispetto ad aprile ricoveri +73,6% e terapie intensive +62,5%). Sotto osservazione Molise (rispetto ad aprile ricoveri +62,5% e terapie intensive +25%), Piemonte (rispetto ad aprile ricoveri +50,9% e terapie intensive +20,8%), Toscana (rispetto ad aprile ricoveri +63,8% e terapie intensive +37,4%), Liguria (rispetto ad aprile ricoveri +62,5% e terapie intensive +22,9%), Valle d’Aosta (rispetto ad aprile ricoveri +74,1% e terapie intensive +7,4%). In codice verde Lombardia (chi l’avrebbe mai detto), Emilia-Romagna, Veneto, Marche.
Il virus che stavolta fa quasi più paura a Sud che a Nord rischia di essere davvero un’altra cosa rispetto a prima. Le tute spaziali, le camere iperbariche e le terapie intensive da laboratorio Nasa che hanno animato la primavera in casa e in tv dei conterranei (il Covid degli altri, la punizione per tutti) stavolta potrebbe passare in rassegna i malati in casa da Mormanno a Bova Marina, con ambulanze senza assicurazione, tamponi in fila nelle Asp tra vermi e topi, laboratori di Virologia negli ospedali diretti da parenti di primari da proteggere, terapie (poco) intensive e reparti fitti di transumanze umane e parenti da zone rosse. Se il Covid d’autunno è quello che sotto sotto teme Ricciardi i numeri alla fine saranno molto diversi…

I.T.