Non c’è la firma di Bevere nel biglietto di (sola) andata per i malati di tumore

È siglato solo dalla struttura commissariale il Dca che in qualche modo incentiva l'emigrazione sanitaria per chi è affetto da cancro alla mammella

In principio “fecit deus”, recita la bibbia giusto per tagliar corto e iniziare il racconto. In sanità “fecit” tutto il dm 70 invece, il testo sacro della salute da spalmare su scala nazionale. Più o meno seguendo questa “sacra scrittura” ci si orienta per la distribuzione dei presidi e delle autorizzazioni anche se va da sé che ogni mondo è Paese e ogni Paese ha le sue deroghe. In materia di riconoscimento ufficiale nella lotta al cancro, per esempio, la “lotta” se c’è n’è una in giro, la Calabria si muove seguendo spasmi umorali non meglio identificati nella loro genesi. Ancora “sanguinante” a tal proposito la vicenda della radioterapia accreditata a beneficio di una nota struttura privata di Crotone (il Marrelli) nel mentre dentro l’ospedale Pugliese di Catanzaro (agente nello stesso territorio) giacciono nuove macchine comprate per questo e costate occhi della testa e che nessuno ha usato fin qui. Marrelli doveva essere e Marrelli è stato perché il contrasto al tumore è il contrasto al tumore, conta il tempo e la praticità. In quell’occasione, per derogare all’accreditamento, s’è usato il criterio della razionalità e del pragmatismo ma cambia la tipologia di cancro e, manco a dirlo, cambia anche l’atteggiamento delle linee guida regionali. Nel caso del tumore alla mammella per esempio, tra i più incidenti e stratificati, vige un Dca firmato solo da Cotticelli e Crocco (e non dal dipartimento Salute guidato da Bevere) nel quale invece si imposta un ragionamento completamente diverso. Nessun privato è accreditato alla cura (anche se ha dimostrato di saperlo e poterlo fare) del tumore alla mammella. Nel senso che può anche procedere per fatti suoi e a spese tutte sue, ma non ci saranno rimborsi perché si opera senza budget. Il Dca di Cotticelli e Crocco concede questo “lusso” solo al Pugliese Ciaccio di Catanzaro, all’Annunziata di Cosenza, al Mater Domini di Catanzaro e al Bianchi-Melacrino di Reggio. La “bibbia” nazionale, il dm 70, traccia il percorso: per rientrare negli accreditamenti occorre aver dimostrato di poter effettuare almeno 135 interventi all’anno. Ma per inserire l’ospedale di Reggio Cotticelli, giustamente, fa lo strappo e siccome il Melacrino-Bianchi ne fa poco più di 60 parte proprio da questo numero per impostare la base minima così da concedere accreditamento allo Stretto. Purché, questa la considizione che pongono i commissari, si dimostri che si agisce in un trend in crescita, in aumento, così da poter raggiungere al più presto il target dei 135 interventi all’anno prescritti dal decreto ministeriale. Cotticelli tutto sommato non poteva fare diversamente, relativamente all’ospedale hub di Reggio Calabria, in evidente deficit in materia. Poteva lasciare fuori dagli accreditamenti il presidio dell’area urbana più grande della regione? Certo che no. Il punto semmai è un altro e riguarda tutti quegli altri soggetti erogatori che fin qui hanno mostrato di poter e saper contrastare sul campo il tumore maligno alla mammella. Come avrebbero potuto erogare servizi oltre i 60 interventi all’anno strutture private che fin qui hanno offerto prestazioni senza alcun rimborso? Della serie, prima li scoraggio ad operare e poi pongo il tetto, così per legge non ci rientra nessuno.
Tradotto in lingua alla calabrese significa che se a Reggio piuttosto che a Cosenza qualcuno poteva provare a contrastare il cancro alla mammella in alcune strutture private d’esperienza consolidata ora non potrà farlo perché queste stesse cliniche sono costrette a sopportare dei costi insostenibili, ai limiti della beneficienza. Ai malati non resterà altro che rivolgersi agli hub principali della regione e al Mater Domini che naturalmente hanno le liste piene di prenotazioni. E siccome il cancro per vincere gioca sul tempo non resterà altro, ai malati, che rivolgersi altrove staccando cioè biglietti di treni o aerei verso altre destinazioni del Paese, spesso di sola andata. Biglietti che portano la firma di Cotticelli e di Crocco ma non di Bevere e della Regione. Chissà perché…

I.T.