Nuovo campo, vecchio schema

Perchè, al netto delle comparse e delle assenze e delle "paternali" a gettoni, era ed è lecito aspettarsi di più dallo sbarco del nuovo correntismo calabrese del Pd

L’idea sembra quella buona per far ripartire il dialogo fra il Partito Democratico calabrese e la società civile; “Nuovo Campo” fa il suo ingresso nel dibattito politico regionale, pronto a riannodare il legame con la parte sana della comunità calabrese, spezzatosi nel corso di una legislatura parlamentare nazionale e regionale in cui si è sancito un solco di incomunicabilità fra istituzioni e cittadini.
Alla vigilia del 28 aprile, l’entusiasmo nelle file dei promotori era palpabile e l’interesse crescente fra militanti e dirigenti di partito, per una formazione che, si è detto, non vuole essere una nuova corrente ne’ intende diventarlo.
Tutto pronto, quindi, sin dal mattino in quel di Lamezia.
I primi ad arrivare sono i cosiddetti “renziani della prima ora”, quei giovani dirigenti mossi dallo spirito di servizio, fiduciosi che la kermesse saprà dare il necessario impulso per rilanciare il PD; ovviamente, fra loro, il coordinatore di “Nuovo Campo”, il buon Andrea Guccione che si è speso, con tutte le sue forze, per tenere dentro a questo progetto tutto e tutti, con le sue doti di gran lavoratore, dall’indole bonaria ed entusiasta, condita da una dose, quasi commovente, di ingenuità politica che, però, non giova alla causa….
Arriva il dimissionario Segretario f.f. Ernesto Magorno, che sulla scena vorrebbe apparire come una semplice comparsa; interpretazione non ben riuscita. È noto a tutti che il suo è il ruolo di “Puparo”, quello, cioè, che ha tirato le fila di “Nuovo Campo”.
Via via, la sala si riempie di presenze: ci sono i maggiorenti del Partito con qualche sorpresa non prevista e anche qualche assenza che turba l’atmosfera di festa iniziale.
Disertano l’assemblea il neo deputato Antonio Viscomi e il presidente della Provincia Franco Iacucci; assenze colmate da messaggi di augurio e di buon lavoro. Ma tant’è!
Stupisce la mancanza di Areadem che pure aveva assicurato la presenza: i consiglieri regionali Mimmo Bevacqua e Giuseppe Aieta, così come quella di Franco Laratta che, dall’alto della sua carica di sub commissario di ISMEA a sessantamila euro annuì, è sempre pronto a dispensare preziosi consigli in contrapposizione al PD e a Renzi che gli ha conferito l’incarico e che, in questa occasione, avrà pensato bene che non valeva la pena esserci!
Non c’è neanche la coordinatrice di What Women Want e consigliera comunale di Cosenza, Bianca Rende, forse dissuasa dall’amico Laratta!
Mancano i veterani, i cosiddetti “Ricostituenti”: Mario Franchino, Pietro Midaglia, Cesare Marini, Sandro Principe; forse qualche acciacco li avrà fermati! Della corrente è presente il più giovane: Demetrio Naccari Carlizzi, bisogna farsene una ragione!
Fra tutte le assenze che aleggiano con sgomento, c’è quella del Governatore Mario Oliverio ma, si sa, il suo spirito non ha bisogno di manifestarsi: c’è e si sente! E forse è meglio così, almeno non si sono sprecati i canonici 50 minuti di intervento, prerogativa consolidata dal nostro, a fronte dei 5 minuti concessi ai restanti partecipanti….
Compaiono, invece, in sala, inaspettatamente e suscitando qualche malumore, tre “teste d’ariete” : Luigi Guglielmelli, Enza Bruno Bossio e Nicola Adamo. Tira aria di tempesta!
E poi gli interventi, molti frutto della passione e dell’entusiamo: interessanti quelli dei giovani di belle speranze e della società civile; pertinente quello di Enzo Bruno, presidente della Provincia di Catanzaro e Presidente dell’UPI regionale, il quale si è soffermato sulle difficoltà delle aree vaste e sui rapporti istituzionali da rafforzare; qualificante quello di Aldo Varano, decano del giornalismo italiano, ex direttore dell’Unità; dirompente quello di Paolo Pollichieni, sebbene dopo Vinitaly avrà limato gli artigli nei confronti del Governatore Oliverio; apprezzabile quello Carlo Guccione che auspica l’apertura alla società civile.
Si ha, però, l’impressione che non tutto si è detto: nessun riferimento critico all’azione di un governo regionale che può essere definito uno dei peggiori dalla storia politica e amministrativa della Calabria; anzi, si è consumata, da parte del buon Magorno e dei pasdaran di Oliverio, l’apoteosi del Governatore in carica, al quale giungono i referenti omaggi e ringraziamenti per la sua manifesta e responsabile volontà di riproporsi al governo della Regione Calabria.
La riunione si è protratta sino al tardo pomeriggio.

Sarebbe stato molto più efficace, più qualificante e più rispondente all’idea originaria che ha mosso la nascita di “Nuovo Campo”, se l’assemblea si fosse chiusa al mattino, dopo gli interventi dei giovani militanti e della società civile, invece di consentire una passerella dei maggiorenti del Partito che altro non è stata se non una celebrazione dell’ovvio e del “déjà vu”.

Bene, anzi male, da “Nuovo Campo” si può dire che è tutto; chi si aspettava un sussulto di coraggio ha avuto l’impressione di essersi trovato nel luogo sbagliato nel momento sbagliato…
Ma vediamo se Andrea Guccione sarà capace nella prossima puntata di piantare i semi raccolti nel bottiglione verde…..
I.T.