Si allarga il fronte contro l’autonomia differenziata

Anche la Cgil Calabria alla manifestazione di martedì a Napoli. Rende aderisce all'associazione dei sindaci del Sud, «basta egoismo del Nord». Ma Occhiuto tiene il punto alla maggioranza di governo, «è prevista in Costituzione, non mi piace chi gioca sulla difensiva»

L’Autonomia? «È bene che si cominci con decisione a parlarne. È l’attuazione di quello che è già previsto nella Costituzione», «Non mi piace l’idea dei governatori del Sud che giocano di rimessa e stanno sulla difensiva. L’autonomia può essere un’opportunità anche per il Sud, a patto che i diritti sociali e civili vengano garantiti ovunque e che ci sia perequazione. Bisogna vedere se ci saranno le risorse per farlo». Già, hai detto niente. Diritti e regole, chissà. L’incipit è l’Occhiuto di giornata che sceglie il palcoscenico di Rai 2 su autonomia differenziata e sanità. E il lessico è chiaro, basta piangersi e giocare di contropiede. Palla a terra e possesso del nostro futuro, immagina Occhiuto. Ma solo futuro però perché il presente, recente e recentissimo, è nella tabella che pubblichiamo in apertura e che è frutto di uno studio dell’Anci Campania. Con il segno meno praticamente tutto (e solo) il Mezzogiorno dove il “meno” sta nei fondi procapite per residente che ogni anno vanno a decrescere. La tabella immortala epoca priva di autonomia differenziata per cui non è difficile identificarne un’altra di tabella non appena entrerà in funzione la legge del governo Meloni. Della serie, il Sud non basta a se stesso con la distribuzione perequativa delle risorse centrali figurarsi se deve spartirsi il pane prodotto nel proprio forno. Beninteso, non che non ve ne sia di buono e a tratti buonissimo, di “pane”. Ma le condizioni socioeconomiche del Mezzogiorno perché possa autoprodursi la vita da sé sono ben lontane dall’essere percettibili (basta dare un’occhiata alla sanità). Ragion per cui scatta l’allarme generale tra i governatori e i sindaci del Sud con difficoltà “tattica” per quelli che debbono indossare la casacca del centrodestra. Toma in Molise tace e fa “l’indiano”, non dice una parola e si gira dall’altra parte. Occhiuto, stuzzicato sul punto, difende in linea di principio l’autonomia differenziata ma sa bene che può diventare una mina, la seconda, pronta a deflagrare sotto i piedi. La prima farà “prima” a scoppiare, da luglio 100mila calabresi non percepiranno il reddito di cittadinanza e non è dato sapere se il sole caldo dell’estate contribuirà in qualche modo a scaldare qualche cranio di troppo.
Anci Campania però va giù duro e per martedì 7 è manifestazione generale a Napoli proprio contro l’autonomia differenziata. Una tappa mediaticamente centrale, una sorta di adunata e di conta con non pochi significanti politici in prospettiva.
Per il momento, dalla Calabria, certa la presenza della Cgil con la Spi che ha annunciato l’adesione. «Spi Cgil Calabria aderisce alla manifestazione prevista per domani 7 febbraio a Napoli contro l’autonomia differenziata». Lo dichiara la Segretaria Generale Spi Cgil Calabria Claudia Carlino spiegando che «il ddl Calderoli e la sua avanzata preoccupano. Il governo è rimasto fino ad ora sordo alle osservazioni e sollecitazioni contro il progetto avanzate da sindacati, politica e società civile. È giunto il momento di scendere in piazza e far sentire in maniera forte e decisa la nostra voce».
«Quanto previsto nel disegno di legge sull’autonomia differenziata – aggiunge – non è solo uno schiaffo al Sud, ma un vero e proprio accanimento contro pensionati, anziani e fragili. Ma non solo. A pagare saranno anche i giovani, i precari, gli insegnanti, gli studenti. L’atto di forza di un governo di destra poco attento a sanare le diseguaglianze e i gap del Paese, andando quasi a volere punire chi vive in territori con scarsi servizi, un welfare fantasma, un alto tasso di invecchiamento della popolazione e moltissime aree interne tendenti all’isolamento».
Può nascere a Napoli e da Napoli qualcosa di “Sud” insomma, e del resto non è la prima volta che accade. Il Comune di Rende, nel frattempo, si porta avanti sulla fascia annunciando l’adesione all’Assi, l’associazione sindaci del Sud Italia. «Dobbiamo fare rete contro l’autonomia differenziata» annuncia l’assessora Petrusewicz. «La nostra adesione – ha sottolineato l’assessora alla Cultura – è un’azione coerente e conseguente al ruolo che la città aveva assunto fin dal 2019, collocandosi tra le prime amministrazioni comunali del Meridione ad aver aderito alla Rete Sindaci “Recovery Sud” nata dalla volontà, inizialmente, di cinquanta sindaci del Sud d’Italia di unirsi per fare fronte comune in merito alle risorse del PNRR».
Petrusewicz ha poi voluto soffermarsi sulla stringente necessità di fare rete tra enti in un momento storico delicato in cui far sentire forte il dissenso nei confronti di una riforma sulla autonomia differenziata che potrà solo peggiorare le diseguaglianze che condannano da decenni il meridione: «L’azione congiunta delle municipalità meridionali è diventata ancora più urgente e doverosa in questi giorni, dopo che il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al disegno di legge sull’Autonomia Differenziata, decisione che non possiamo che definire vergognosa. Il DdL “Autonomia”, trasferendo alle Regioni le funzioni finora rimaste in capo allo Stato, sancisce di fatto e de jure, lo smantellamento della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, delle infrastrutture pubbliche. Per le regioni meridionali, ciò segnerà l’aumento di divari storici, per l’Italia – la fine della storia unitaria durata 160 anni».
Possesso palla, testa alta e niente contropiede annuncia Occhiuto. L’autonomia è in Costituzione. ma c’è chi teme la fine del Paese unito e un Sud che viaggerà sempre più a “Sud”. Chi fa i conti ogni anno con quanto si produce e quanto serve ad ogni cittadino del Mezzogiorno per campare e salvarsi la pelle non ha dubbi invece. Ha bene in mente da che parte stare…

I.T.