«La salute non è un derby calcistico, qualcuno chieda scusa…»

Il professor Jorio ripercorre in controluce le tappe che incrociano le vicende «dell'autoproclamata» azienda ospedaliera Mater Domini e dell'Unical «che allunga il passo»

«È la solita disputa tra due città antagoniste per cultura, ove Catanzaro – nonostante le sue eccelse presenze nella politica che ha prodotto più ministri e sottosegretari e otto presidenti di Regione su sedici – ha il difetto di sentirsi circondata. Ma non è così, tuti i calabresi la amano e sono felici di averla capoluogo di regione. Smetta di vivere la quasi sindrome del generale Custer, senza che le altre città siano espressione di eserciti tribali…».

Professor Jorio, Dpcm e atenei a parte, che facciamo la buttiamo in derby da rettangolo da gioco nonostante il calcio sia tra le poche cose serie in circolazione? E il futuro delle rispettive aziende ospedaliere? Mi dice qualcosa?
«Scherzi a parte, lei comprenderà che si può anche scherzare talvolta, le vicende sulle quali è insorta l’ultima competizione riguardano: una Azienda Ospedaliera Mater Domini che si è autoproclamata, senza che alcuna Autorità la abbia costituita come tale, Azienda Ospedaliera Universitaria; l’UniCal che ha deciso di allungare il passo, rispetto agli accordi già esistenti con la UMG, nel senso di conseguire l’autonomia didattica nel suo già costituito corso di laurea in medicina».

Autoproclamazione dell’azienda ospedaliera Mater Domini e l’Unical che allunga il passo: sono già giudizi questi, non le pare? E in ogni caso tutto questo cosa ha determinato?
«Che la UMG anziché prendere coscienza della atipicità della Mater Domini e risolverla, si è ritenuta “offesa” del minus emerso a suo carico (!) e ha maldestramente reagito, piuttosto che lavorare per “sanare” l’incongruenza giuridico-economica.
Quanto alla iniziativa dell’UniCal, è proseguita secondo copione con la firma di un accordo con la Regione…».

Allungando il passo… Ad ogni modo tante fin qui le sue interviste nelle quali ha spiegato i suoi convincimenti tecnici, può dirci come si è arrivati allo stato dell’arte attuale?
«Perché la commissione paritetica, cui ho fatto parte ha terminato la sua “opera”, incaricata di perfezionare gli atti prodromici e propedeutici a perfezionare la fusione per incorporazione dell’AO Pugliese Ciaccio nella AO Mater Domini.
Vede? Nella definizione che uso della Mater Domini risiede la causa belli, fatta diventare tale dai componenti della commissione che anziché approcciare alla necessaria soluzione, così come proposto nella unica riunione cui ho partecipato, l’hanno buttata in caciara».

Può essere più preciso?
«In data 22 marzo, insediata la Commissione paritetica, di cui alla legge regionale 33/2021, ebbi a sollevare il problema dell’inesistenza del DPCM, indispensabile per la costituzione giuridico-economica di una Azienda Ospedaliera Universitaria, e quindi a produrre un fac-simile dell’istanza da inoltrare a cura del commissario ad acta ai Ministeri della Salute e al Miur allo scopo di intraprendere la procedura che regolarizzasse il precario stato dell’essere del Mater Domini. È bene precisare che ciò non sarebbe stato affatto impeditivo del lavoro di adeguamento del vecchio protocollo Scura da proporre al Commissario ad acta e al Magnifico Rettore dell’UMG per le integrazioni e modifiche ritenute necessarie per la sua formalizzazione. Il tutto, propedeutico al perfezionamento della fusione per incorporazione, di competenza degli uffici del commissariato ad acta, e a sanare – nell’occasione – i tantissimi “inconvenienti” maturati in tanti anni di esercizio gestorio non propriamente legittimo ed effettuato ben lontano dalla buona amministrazione.
A fronte di ciò, mi fu opposto un esplicito diniego della mia proposta attraverso una conseguente lettera, a firma di un componente della commissione, e una sospensione dei lavori, condizionati ad una invocata presa di posizione del commissario ad acta, alla cui ripresa decisi di non partecipare alle successive riunioni».

Ma ci fu la invocata presa di posizione del presidente Roberto Occhiuto?
«Certo che ci fu, ma nel senso di condividere la tesi del dovere imboccare la strada per riportare il tutto a legittimità esistenziale. Mi diede incarico di interpellare, foss’anche avessi dismesso dall’8 marzo 2022 di frequentare quotidianamente il Dipartimento regionale della salute, l’allora direttore del Dipartimento della Programmazione del Ministero della salute, Andrea Urbani, per valutare il da farsi per regolarizzare l’anomalia. Cosa che feci e con il quale, assistito dal suo consulente e dall’attuale commissaria straordinaria dell’Asp di Crotone, convenimmo la procedura da percorrere, condividendo il testo poi trascritto nel Programma Operativo Regionale, di spettanza legislativa del commissario ad acta. Il problema fu che al suddetto testo, senza che io fossi interpellato, furono aggiunti due schemi, di cui uno sinottico recanti anche la scansione degli step, che male interpretavano il percorso designato, tanto da fare supporre la necessità di acquisire, al riguardo, due Dpcm e non uno».

Quindi qualche “manina”, se non interpretiamo male il suo verbo, ha provato ad alienare il suo lavoro ma non ci dice molto se “l’errore” è per dolo o per altro ancora…
«E continuerò a non esprimermi su questo…».

Ad ogni modo si plana sul “derby” poi perché nel frattempo l’Unical, che allunga il passo come dice lei, mette la freccia. Tante se ne sono dette e tantissime se ne diranno, attesa la strumentalità campanilistica insorta tra Catanzaro e Cosenza. Lei cosa mi dice al riguardo?
«In un’altra intervista ho definito tutto ciò come il prodotto di un “autolesionismo demografico”, il vero dramma della Calabria e dei calabresi. Tutti lavorano sui grandi temi come se fossero in tribuna a veder giocare un derby calcistico. La sanità è stata da sempre trattata male, messa in mano a degli incompetenti persino a scrivere le leggi (vedasi quella di dettaglio del 2004) capaci solo di sapere stare dietro e stanze dei decisori politici per dire si ad ogni loro desiderata. La tutela della salute è un diritto fondamentale e come tale va decisa e trattata. Ma questo è difficile farlo capire alla politica che privilegia yes man/woman piuttosto che i saperi reali. La svolta passa per la presa di coscienza degli errori, le scuse pubbliche e il da farsi come costituzione comanda.
La polemica tra le Università (per il vero della UMG) è l’esempio di come in Calabria si esprimano le politiche formative, ove a contare non è l’esigenza di colmare i gravi gap presenti ma gli interessi della casta, dei coniugi e delle parentele allargate.
Occhiuto, spero, darà ordine anche a questo».

A lieto fine, quindi, la sua narrazione. Occhiuto riuscirà nel suo intento secondo lei. Almeno questo sembra di capire…
«Ne sono certo, così come auspico che competenti ministeri lavorino velocemente per definire la vicenda».

D.M.