Sanità, il Parlamento sfida (di nuovo) la Consulta

Il Dl Calabria passa al Senato e a metà dicembre approda alla Camera ma lo strapotere consegnato ad Occhiuto e il nuovo blocco dei pignoramenti lasciano già il segno. Verso un inevitabile nuovo ricorso dei creditori alla Corte Costituzionale

Deus, governatore e commissario. Occhiuto uno e trino, più potente che mai in materia di sanità. Il Dl Calabria (inserito tra Nato e Aifa) passa al Senato e a metà dicembre fa il suo ingresso alla Camera ma lo strapotere del presidente e il nuovo reiterato blocco ai pignoramenti nei confronti di Asp e ospedali (questa volta per un solo anno) fanno discutere. E lasciano anche intendere che si finirà nuovamente (e presto) davanti alla Consulta.

Occhiuto quindi non solo incassa la proroga in “silenzio assenso” dei commissari delle aziende per 60 giorni dalla pubblicazione del Dl Calabria, della serie se si sta zitti restano per 2 mesi e poi chi non è confermato è da intendersi a casa. Non solo parallelamente incassa pure che nel frattempo può avanzare con procedure ordinarie per l’individuazione di veri e propri direttori generali e senza consultare o dipendere da giunta e consiglio. Non solo può ancora avvalersi di personale Agenas da piazzare nelle finalità statutarie (e temporanee) di Azienda Zero, che così trova almeno una scusa per poter servire a qualcosa. E non solo non deve dar conto tra 6 mesi dell’operato nella proroga al vecchio Dl Calabria, bocciato l’emendamento Zanda che invece proponeva a giugno di chiedere al commissario un rendiconto parlamentare. Quanto, che è forse la cosa che gli sta più a cuore, incamera la reiterazione del Parlamento che blocca ancora i pignoramenti dei creditori nei confronti di Asp e ospedali calabresi fino al 31 dicembre del 2023, ad eccezione dei crediti da lavoro e dei risarcimenti. Un solo anno di blocco dei pignoramenti anzicché i 4 proposti (e bocciati) dalla Consulta qualche settimana fa in occasione della sentenza 228 del 2022 con la quale è stata dichiarata la «incostituzionalità dell’articolo 16-septies della legge 215/2021 concernente il blocco delle azioni esecutive nei confronti degli enti sanitari della Regione Calabria» accogliendo in pieno le tesi proposte e discusse dagli avvocati Enzo Paolini, in rappresentanza di Acop (Associazione coordinamento ospedali privati), ed Antonio Borraccino, in rappresentanza di creditore privato.

Siamo sul crinale del vecchio Decreto Calabria. La Consulta boccia il blocco dei pignoramenti perché innanzitutto (ma non solo) troppo esposto e dilatato negli anni. Oggi nel nuovo Decreto Calabria un’altra sfida del Parlamento (e di Occhiuto) nei confronti di creditori e della Consulta convinti probabilmente che sarà bastato stavolta abbassare la soglia temporale del congelamento delle esecuzioni per farla franca.

In verità però la Corte ha già sanzionato il vecchio provvedimento ritenendo «violati gli articoli 2, 24, 32 e 111 della Costituzione per il mancato rispetto dei criteri di proporzionalità nella individuazione di misure a tutela del bilancio dello Stato, di uguaglianza, del giusto processo e della tutela della salute». Quindi non solo eccessivo arco temporale ma anche «tutela del bilancio dello Stato, di uguaglianza, del giusto processo e della tutela della salute» che poi sono tutte controindicazioni che non dipendono dalla durata temporale del blocco dei pignoramenti. Tra le righe, si legge già facilmente che indipendentemente dalla durata del blocco delle esecuzioni non c’è uguaglianza nella concorrenza economica tra le aziende, non c’è tutela nelle partite di bilancio dello Stato tra dare e avere e, soprattutto, nessuno è più in grado di garantire che gli erogatori di prestazioni sanitarie private siano in grado di garantire la quantità e qualità stessa delle loro prestazioni in assenza della riscossione di un credito certo ed esigile. Tutte ragioni che fanno ritenere assai improbabile che creditori e Aiop non propongano un nuovo ricorso alla Consulta. Con altrettanto, e ancora una volta scontato, esito…

I.T.