Reddito di cittadinanza, nel 2023 tutti gli “occupabili” dovranno fare lavori socialmente utili

La nuova versione – ancora non ufficiale – della manovra del governo Meloni contiene dei chiarimenti in più su cosa sarà nei prossimi 2 anni lo strumento bandiera dei governi Conte. In Calabria sono oltre 120mila i percettori

La nuova bozza della legge di bilancio ha confermato il modo in cui cambierà il reddito di cittadinanza nel 2023, iniziando a delineare anche cosa intende fare il governo Meloni a partire dal 2024. È solo il caso di ricordare che in Calabria i percettori sono più di 2
120mila.
Innanzitutto, si conferma che l’anno prossimo si potrà ricevere il reddito di cittadinanza al massimo per 8 mesi su 12 mensilità. Quindi 4 mensilità saranno abolite. Questo vale per tutti, tranne che per i nuclei familiari in cui ci sono persone con disabilità, minorenni o persone di almeno 60 anni. La legge di bilancio stima che saranno interessati dalla riforma – quindi potranno ricevere il reddito solo per 8 mesi – circa 404mila famiglie, che ricevono in media 543 euro al mese. Continueranno a riceverlo, invece, 635mila nuclei familiari. Dal 1° gennaio 2024, poi, il Rdc sarà definitivamente cancellato.
In più, dal 1° gennaio 2023, per tutti i percettori sarà obbligatorio seguire dei corsi di formazione o di riqualificazione professionale della durata di sei mesi. Su chi sia escluso dall’obbligo, qui, c’è un po’ di confusione. Da una parte, infatti, la legge di bilancio individua i “non occupabili” come gli over 60, che infatti potranno ricevere il reddito di cittadinanza per 12 mesi. Questo è indicato nel comma 2 dell’articolo sul Rdc. Quando si parla dei corsi di formazione, però, il testo rimanda direttamente alla legge del 2019. In quel caso, all’articolo 4, erano esclusi dagli obblighi legati al Rdc gli over 65.
Dai corsi di formazione, quindi saranno esonerati gli over 60, come sarebbe più coerente con il resto della manovra, o gli over 65 come recita la legge del 2019? La prima opzione sembra più probabile, ma per il momento resta da chiarire. Saranno invece sicuramente escluse  le persone con disabilità, chi riceve la pensione di cittadinanza, e anche chi percepisce il Rdc e ha una pensione diretta. Infine, non saranno obbligati a seguire i corsi neanche coloro che in famiglia assistono dei minori fino a 3 anni, o altri membri del nucleo familiare con gravi disabilità o non autosufficienti.
Chi è obbligato a frequentare questi corsi ma non lo fa, perderà il diritto al reddito di cittadinanza. Sarà compito delle Regioni comunicare all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) gli elenchi di chi non rispetta l’obbligo di frequenza.
Tutti i beneficiari di Rdc dovranno essere impiegati dal Comune in cui risiedono in “progetti utili alla collettività”. Prima, la norma diceva che il Comune doveva coinvolgere “almeno un terzo” dei beneficiari. Resta comunque il fatto che la partecipazione ai lavori socialmente utili è “facoltativa”, come recita la legge del 2019 che ha creato il reddito di cittadinanza, “per le persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc”, quindi gli stessi che non devono frequentare i corsi di formazione o riqualificazione professionale. Anche qui, ritorna l’ambiguità tra over 60 e over 65 che andrà chiarita.
Perderà l’accesso al Rdc anche chi rifiuta la prima offerta di lavoro congrua ricevuta. Al momento, il numero di offerte che si possono rifiutare è due, mentre nel 2019 erano tre. Grazie a queste modifiche, il governo pensa di risparmiare 734 milioni di euro nel 2023. Questa è la stima inserita nella bozza di manovra. Di questi, 9 milioni di euro saranno aggiunti al fondo per l’assegno unico familiare. Una cifra che diventerà più importante (709 milioni) per il 2024, sempre con i soldi risparmiati dal reddito di cittadinanza.
Una novità introdotta nell’ultima bozza fatta circolare ieri è che i soldi avanzati dalla “soppressione dal 2024” del reddito di cittadinanza andranno in un fondo apposito, chiamato Fondo per il sostegno alla povertà e all’inclusione attiva. Questi soldi, a cui verranno tolti i più di 700 milioni dedicati all’assegno unico e che quindi sono stimati in circa 7 miliardi di euro all’anno, serviranno per una “organica riforma” delle misure di sostegno e inclusione, dice il testo della legge.
La nuova bozza conferma anche che chi riceverà il reddito di cittadinanza nel 2023 potrà avere anche lavori stagionali o intermittenti, “tipici del settore turistico e dell’agricoltura”, con un compenso massimo di 3mila euro all’anno senza perdere l’accesso al Rdc. Secondo le stime inserite nella manovra, nel 2021 i percettori di reddito di cittadinanza che hanno avuto un contratto di lavoro di questo tipo sono stati 50mila, ma ci si aspetta che nel 2023 salgano a 70mila.