Terme Luigiane, la “retromarcia” della Regione e i dubbi su “quella” ditta…

Dimezzando l'offerta di Fincalabra da 15 a 8 milioni la Cittadella prova, di fatto, a scaricare su Sateca il “no” alla vendita che ormai è scontato. Mistero sulla multiservizi di Torino che vincerà la mini gara sull'uso del 40% (che poi sarà il 20) delle acque termali. Ci sono collegamenti con politici regionali?

Una vera e propria retromarcia a semaforo lampeggiante. Di quelle non prive di rischi. Fincalabra prima offre pubblicamente un paio di volte circa 15 milioni a Sateca per levarsi dai piedi e lasciare tubi e stabilimenti delle Terme Luigiane salvo poi, alimentando parvenze tecniche a seguito di perizia di advisor, offrirne definitivamente poco più della metà. Per l’esattezza 7,9 milioni. Ma come è stato possibile passare da 15 a 8 milioni in pochi giorni? Chi ha consigliato al vertice della Cittadella di offrirne 15 a Sateca nel corso di riunioni tecniche con l’azienda per poi “rifugiarsi” nella pseudo perizia dell’advisor che quantifica invece il valore dell’acquisto (con soldi pubblici) dimezzandolo? È credibile la prima o la seconda delle offerte? Che valutazione tecnica è stata allestita prima, e dopo? Troppo alta la prima, dopata ma comunque istituzionale e con soldi pubblici o realistica e persino troppo bassa la seconda (sempre con soldi pubblici)?
Chissà. Certo è che da quanto si apprende Sateca, non appena riunirà tutti i suoi 500 soci, si orienterà verso lo scontato “no” all’offerta (dimezzata) di Fincalabra e in fondo è proprio questo lo scenario prefigurato dalla Cittadella. Abbassare così tanto l’offerta da non rendere praticabile la vendita di Sateca, non fosse altro perché poche settimane fa ne sono stati offerti il doppio di milioni.
Delle due l’una. O la Regione fa retromarcia e sta tentando di scaricare su Sateca il “no” che invece è tutto suo oppure sta provando a prendere per la “gola” Sateca stessa. Come fossimo al mercato. Improbabile la seconda delle opzioni, non foss’altro che con soldi pubblici non è facile giocare di speculazioni, siano esse per eccesso o per difetto.
E allora, perché la Regione fa clamorosamente marcia indietro sull’acquisto delle quote di Sateca che è sub concessionario delle Terme Luigiane? C’è qualcosa di “pesante” che è meglio lasciar perdere? Qualcuno s’era spinto troppo in un progetto assai rischioso e azzardato e sotto tutti i punti di vista? Chissà.
Nel frattempo per la terza estate consecutiva la Terme di Acquappesa e Guardia Piemontese, con le acque termali più salubri d’Europa e che vengono al momento dirottate in un torrente per ritorsione dei Comuni (concessionari) nei confronti di Sateca, si resterà quasi certamente a secco. Niente terme e niente cure che pure potrebbero riprendere più o meno subito (occorre del tempo però per incanalare le acque nello stabilimento) e a costo zero se i Comuni concedessero le acque a Sateca in proroga. Ovviamente in attesa delle gare anche se una, piccolina, è andata a segno pochi giorni fa. Riguardava solo lo stabilimento San Francesco, una parte residuale dell’immobile. Con acqua e piscine potenzialmente capaci di recuperare meno della metà delle acque complessive, il bando è per il 40% però i tecnici giurano che poi solo il 20% ne verrebbe utilizzato. Mini bando per mini terme. Alla gara si è presentato un solo concorrente, una misteriosa multiservizi di Torino con rating e storico nel campo delle pulizie. E c’è già chi è pronto a giurare che venire da Torino fino a Guardia per gestire il 20% delle terme avendo fatto pulizie fin qui porta dritto da una sola parte. C’è qualche politico regionale in qualche modo collegato a questa multiservizi?

I.T.