Tesoro Calabria porta in Procura Calabria Verde

"Per lo Stato è un'azienda in house ma per qualcuno significa gestire gli affari in famiglia"

Un problema annoso che affligge la nostra Regione, è quello dei dipendenti di Calabria Verde, che attualmente operano in condizioni di improvvisazione pressoché totale, con attività casuale, irrazionale e non programmata. L’azienda “Cala-bria Verde” – società “in house” della Regione istituita con la legge regionale n.25/2013 per assorbire il personale e le funzioni dell’Azienda Forestale Regionale (A.Fo.R) e le Comunità Montane – dal 2015, a seguito di indagini e di irregolari-tà all’interno dell’azienda, risulta commissariata. Come è sotto gli occhi di tutti, l’Ente non riesce a svolgere con successo le attività affidategli dalla carta costitutiva, e cioè:
– prevenire e spegnere gli incendi boschivi;
– prevenire e al risanare i fenomeni di dissesto idrogeologico;
– programmare ed attuare le attività di servizio di monitoraggio e sorveglianza idraulica della rete idrografica calabrese;
– favorire la coerenza tra le politiche di tutela della proprie risorse forestali e la loro valorizzazione economica;
– attuare le attività di sviluppo della montagna, in accordo con i Parchi nazionali e le aziende agricole e forestali;
– improntare la propria gestione anche in senso produttivo, attraverso la valorizzazione industriale ed energetica della filiera foresta-legno, con pratiche improntate alla gestione forestale ecocompatibile.
L’attuale stato del patrimonio forestale (proliferare della Processionaria e di altri processi degenerativi), nonché il conti-nuo verificarsi di frane, alluvioni e incendi, dimostra che l’azienda Calabria Verde, pur avendo a disposizione notevoli ri-sorse umane e maestranze distribuite sul territorio, non è stata in grado di dotarsi dei mezzi d’opera e delle progettualità necessarie per svolgere alcune delle importantissime attività di tutela e valorizzazione ambientale ad essa affidata.
In particolare, il grave problema degli incendi boschivi, che negli ultimi anni sta martoriando la Calabria è assegnato a un personale di Calabria Verde che ha dimostrato in molte occasioni di essere non adeguato – per consistenza e grado di specializzazione dell’organico – a fronteggiare gli incendi di vaste proporzioni che affliggono un territorio orograficamente complesso come quello calabrese.
Come accennato, Calabria Verde è una società “in house”: è cioè una società di diritto privato (società di capitali), che però lavora come braccio operativo di un ente pubblico (la Regione Calabria), una sorta di articolazione che agisce nell’interesse dell’ente statale, che le controlla come se fossero proprie.
Probabilmente è proprio attorno al termine “in house”, dall’inglese letteralmente “in casa”, che qualcuno deve aver fatto confusione, pensando di poter gestire gli interessi dell’azienda allo stesso modo dei propri affari di famiglia. Avranno pensato bene di poter distribuire ruoli in maniera del tutto arbitraria, una elargizione che potremmo definire “ a sentimento”.
Magari si è pensato di dare qualche contentino a qualche prediletto, a danno degli altri comuni mortali.
Si sa che, in Calabria, a farne le spese sono sempre le persone meritevoli; quelli che non hanno i giusti santi in paradiso, ma che neanche li vorrebbero, perché la legalità basterebbe a far funzionare le cose.
Allora succede che alcuni ruoli vengono ricoperti da persone che con molta probabilità in certi posti non ci potrebbero stare. Manca la legittimità del reclutamento e la chiarezza sui requisiti in possesso.
E A PROPOSITO DELLE MODALITA’ ILLEGALI CON CUI VENGONO ASSEGNATI QUESTI RUOLI, VOGLIO DENUNCIARE – QUI DI SEGUITO – UN FATTO GRAVISSIMO SUL QUALE SPERO CHE INDAGHI LA MAGISTRATURA.
Ecco i fatti.
Calabria Verde, la cui sede è a Catanzaro, si compone di 11 distretti, e allo stato attuale conta circa 3.500 dipendenti. In uno di questi distretti lavorano 95 dipendenti, con qualifica di “operatore idraulico-forestale” a tempo indeterminato che prestano servizio in terreni del demanio forestale regionale. I dipendenti sono organizzati in 10 squadre, ognuna delle quali ha un responsabile, cioè un “Capo Squadra”; tutti vengono coordinati da un “Capo Operaio”, e da un “Direttore Operativo”, figure tecniche che necessitano di qualifiche specifiche, come “perito tecnico”, “geometra”, ecc…
Ebbene, in un cantiere di Calabria Verde della provincia di Vibo Valentia, dal 31 dicembre 2020 la figura di Capo Operaio risulta vacante causa pensionamento del dipendente in ruolo, e dal 31 Luglio 2021 anche la figura direttore operativo manca in quanto il dipendente in servizio ottiene una promozione a direttore dei lavori e viene trasferito ad altro cantiere. Voglio denunciare gravi irregolarità nell’attribuzione di 2 incarichi di ‘’Capo Operaio’’ in questo cantiere segnalatemi – in forma anonima (per timori di ritorsioni) – da un dipendente di Calabria Verde.
L’azienda Calabria Verde è stata più volte sollecitata, da parte di questo dipendente, con comunicazioni ufficiali indirizzate a Commissario Straordinario, di attribuire e rimpiazzare i ruoli in questione tramite un bando di selezione pubblica interna, o con una manifestazione di interesse per come è prescritto dal contratto collettivo nazionale e dall’atto aziendale. Richieste legittime ma che sono rimaste lettera morta.
Purtroppo tali incarichi sono stati conferiti in modo illegale sono stati infatti ricoperti da due dipendenti in servizio nello stesso cantiere, ma che di fatto non hanno avuto nessun conferimento di incarico a livello formale, e che probabilmente non hanno i requisiti tecnici richiesti. Va anche specificato che i ruoli abusivamente assegnati, vale a dire quello di Capo Operaio, comportano un superiore inquadramento contrattuale, con la conseguenza naturale della aumento remunerativi. Cosa ancora più grave, che di fatto va a costituire un precedente utile per attribuzione degli incarichi in maniera illegittima rispetto a quelle che sono le procedure che l’azienda dovrebbe seguire. Inoltre tali incarichi, in barba alla legalità, vengono svolti completamente in regime di lavoro straordinario, con aggravi consistenti a danno delle casse della pubblica amministrazione.
Considerando che si tratta di un’azienda gestita da un ente pubblico regionale, tali fatti non possono rimanere impuniti, sia per una questione di legalità, di cui tanto ha bisogno la Calabria, sia per l’immagine stessa dell’azienda agli occhi non solo dell’opinione pubblica ma degli stessi dipendenti.
Calabria Verde è una azienda fondamentale per la tutela del territorio e lo sviluppo dell’economia forestale calabrese, ma sarebbe opportuno che potesse conservare trasparenza e legalità, senza cadere nella trappola insopportabile del clientelismo.
Ovviamente le prove di questi gravi reati saranno denunciati da Tesoro Calabria alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia.