Bomba ecologica alla discarica di Scalea

Tansi al sindaco Perrotta: “Non ho mai ricevuto i documenti promessi"

Circa due mesi fa ho pubblicamente denunciato le condizioni di gravissimo degrado in cui versa la discarica illegale di Piano dell’Acqua di Scalea, una bomba ecologica presente dall’inizio degli anni 2000 in un’area densamente abitata e vicinissima a coltivazioni agricole e aziende agrituristiche molto frequentate. Realizzata per volere di un politico del luogo, arrestato e condannato per reati gravi, la discarica è stata chiusa circa 15 anni fa, con ordine della Procura della Repubblica di Paola, per pesanti violazioni delle leggi ambientali. L’impianto si è saturato in pochissimo tempo, diventando la pattumiera di rifiuti altamente tossici, smaltiti illegalmente, del tirreno cosentino e, molto probabilmente, della terra dei fuochi in Campania. Oggi la discarica versa in condizioni di abbandono e degrado e rappresenta una bomba ecologica, che può rappresentare la causa dell’elevata incidenza di tumori e leucemie nella popolazione di una vasta area dell’Alto Tirreno cosentino. Il percolato, ad elevatissima tossicità, non è adeguatamente trattato e a va contaminare la sottostante città di Scalea attraverso un canale che attraversa in pieno l’abitato e scarica verso i sottostanti lidi balneari, dove contamina anche ampi tratti di litorale frequentatissimi da bagnanti durante la stagione estiva.
La discarica, qualche anno fa, è stata inserita, dall’Istituto Superiore della Sanità, tra i siti attenzionati e da bonificare per la presenza di sostanze altamente tossiche. Proprio per questo motivo, nel 2013, erano stati stanziati dalla comunità europea, circa 3 milioni di euro, per la bonifica e la messa in sicurezza.
La mia denuncia evidenziava che nulla era stato fatto a distanza di quasi 10 anni dallo stanziamento dei 3 milioni di euro. I fatti mi davano, ahimè, ragione, visto che ho accertato che, ad oggi, tutte le amministrazioni comunali di Scalea che si sono succedute, non sono state capaci di produrre uno straccio di progetto necessario per accedere ai finanziamenti mirati alla messa in sicurezza della discarica e a scrivere la parola fine all’avvelenamento di quest’ampia area dell’alto Tirreno cosentino. Richiamavo le responsabilità del Comune davanti al paventato quanto fondato rischio di una perdita dei fondi stanziati. A seguito della mia denuncia il sindaco di Scalea, Giacomo Perrotta, mi ha espressamente richiesto una collaborazione – che mi sono impegnato a svolgere a titolo completamente gratuito – per accelerare l’iter di bonifica e del relativo finanziamento della discarica. Lo stesso giorno ho accolto favorevolmente l’invito del sindaco di Scalea, dandone notizia tramite una nota stampa.
Nella stessa nota chiedevo al sindaco di mettermi a disposizione l’intera documentazione progettuale e amministrativa – cosa basilare per poter fornire il mio contributo – per le verifiche tecniche del caso e solo nell’esclusivo interesse della salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. Pertanto, tramite PEC, ho fatto contestuale richiesta di accesso agli atti, così come ho sollecitato questo accesso direttamente al Sindaco Perrotta, il quale mi aveva assicurato, anche in occasione del confronto su una emittente locale, che avrei ottenuto la documentazione in tempi molto rapidi, “al massimo entro una settimana”. Purtroppo così non è stato: non solo nessun documento mi è stato trasmesso, ma il sindaco non ha neanche avuto l’educazione di invitarmi alla conferenza dei servizi per affrontare il problema della discarica, tenutasi a metà marzo presso il Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente della Cittadella regionale e convocata dal Direttore generale Ing. Gianfranco Comito proprio grazie ai miei solleciti indirizzati anche al Presidente dell’Arpacal, Domenico Pappaterra. Purtroppo con grande amarezza devo constatare che la sbandierata disponibilità del Sindaco Perrotta è stata solo di facciata, forse illudendosi così di togliersi dalle scatole la grana Tansi. Ma se questo è quello che pensa, il Sindaco é totalmente fuoristrada. Come molti sanno sono una persona dalla testa dura e andrò fino in fondo in questa torbida vicenda, senza guardare in faccia nessuno, affinché il problema della discarica di Scalea si risolva definitivamente. Spero che non si tratti di malafede, da parte del Sindaco, nel tentativo di nascondere qualcosa che prima o poi verrebbe alla luce. Oggi, contestualmente a questa nota stampa, ho sollecitato tramite l’ennesima PEC al sindaco Perrotta la richiesta di accesso agli atti che gli avevo spedito a febbraio. Spero che sia la volta giusta!
Da quell’unico atto che il Sindaco mi ha concesso di visionare, un recente verbale di una conferenza di servizi, posso dire con assoluta certezza che emergono ritardi, inerzie e responsabilità per un intervento di bonifica che ad oggi manca di chiarezza se vero è che dagli atti della conferenza si parla in un linguaggio atecnico e privo di una conoscenza puntuale ed approfondita sullo stato dei luoghi. Nel frattempo, gli anni trascorrono inesorabili, prevale uno strano silenzio. Quello stesso silenzio che, visti i troppi anni trascorsi inutilmente, lascia propendere per una perdita di finanziamento o, cosa ancora più grave, per una sorta di rassegnazione. Forse c’è consapevolezza di quel che c’è dentro quella discarica e si vuole sottacere il problema per evitare di scoperchiare un pentolone che ribolle ormai da troppo tempo? In quella zona, voci di popolo, e non solo, parlano di elevato tasso tumorale. Ricordo a me stesso che il percolato della discarica non viene trattato per come si dovrebbe e confluisce nella falde acquifere, quindi nelle verdure e nella frutta che mangiamo. Ah, dimenticavo, lì vicino mi risultano anche della vasche per la raccolta di acqua potabile dal momento che la discarica è stata posizionata proprio delle sorgenti…..non è un caso che la zona si chiami Piano dell’Acqua!
Mi sto interessando alla questione della discarica di Scalea, così come di altri siti inquinati della Regione, perché da calabrese voglio dare il mio contributo per rendere la Calabria un posto migliore, dove i cittadini non devono morire a causa dei tumori che possono derivare dall’esistenza di queste discariche, nelle quali è plausibile che gente senza scrupoli abbia sversato di tutto. Noi nel movimento civico Tesoro Calabria non siamo alla ricerca di titoli sulle prime pagine dei giornali, ma abbiamo intenzione di portare avanti – con risposte concrete – questa sacrosanta battaglia per il bene dei cittadini di Scalea e vogliamo essere parte attiva del processo di rinnovamento della nostra Terra. Quindi saremo incessantemente con il fiato sul collo dell’amministrazione comunale affinché la questione non resti lettera morta. Come già accennato nel mese di febbraio, alle richieste che abbiamo formalizzato al sindaco tramite PEC, seguirà anche una denuncia alla Procura della Repubblica di Paola (al procuratore Pierpaolo Bruni) e alla Direzione Distrettuale Antimafia (al procuratore Nicola Gratteri).
Per i motivi sopra indicati chiedo al sindaco di Scalea, Giacomo Perrotta, di farmi sapere se i suoi buoni propositi siano ancora validi, così come sia ancora valido il mio ruolo, a titolo gratuito, di collaboratore al progetto di risanamento della discarica di Piano dell’ Acqua.
Caro Sindaco, la salute e l’ambiente sono priorità che non dovrebbero far dormire la notte, ancor più del ciclo della depurazione. Certo Lei non è da molto in carica, questo, però , non deve rappresentare un esimente. Il tempo passa in fretta e siamo già a 18 mesi del suo mandato!
Carlo Tansi, presidente e fondatore del movimento civico Tesoro Calabria.