Primi giochi sotto il tavolo, Alecci vota Mancuso…

Il consigliere regionale del Pd sostiene il presidente del consiglio (Lega) che non a caso passa alla prima votazione utile. In “cambio” un sovradosaggio di consensi per il sindaco di Soverato che diventa “questore” con 3 voti in più. Il caso Graziano...

Tu chiamale, se vuoi, “trasversali” del potere, o delle poltrone. Giochi sotto il tavolo di Palazzo Campanella che alla “prima” (questa la vera norizia) manda in scena il più classico dei (legittimi) scambi di consensi. Come dire, ancora l’arbitro deve fischiare l’inizio della partita e già pezzi di squadre (fintamente) avverse si accordano.
Filippo Mancuso non solo è il primo leghista del regionalismo di Calabria a diventare presidente del consiglio ma la sua nomination passa alla prima votazione utile. Non accade quasi mai, certamente non è accaduto di recente. Acchiappa non solo tutti i voti potenziali della sua maggioranza ma anche un paio in più. Un “colpo” che gli permette di salire sul “trono” dell’assemblea e di attendere con meno ansia del previsto l’esito della richiesta di rinvio a giudizio a suo carico per i “gettoni” gonfiati al Comune di Catanzaro. Ci vuole gennaio per questo incrocio ma nel frattempo vuoi mettere l’elezione al primo colpo a presidente del consiglio? Sensazioni quasi uniche. Con un paio di “grazie” di cui dover tener conto, una di queste certamente griffata a dentro lo stesso ufficio di presidenza del consiglio regionale. Si tratta del sindaco di Soverato e consigliere regionale del Pd, Alecci. Ha votato Mancuso nella (poco) segreta urna di Palazzo ma non lo ha fatto politicamente gratis. E ci manca pure di questi tempi. Incassa, quando arriva il suo di turno a contare schede, ben 11 voti quando l’insieme della minoranza con Cinquestelle ipoteticamente diligente si ferma ad 8. Ben 3 voti in più, forse 5 se si immagina una “freddezza” a Cinquestelle. Un vero e proprio “sovradosaggio” di cui probabilmente non ve ne era alcun bisogno se l’obiettivo era “solo” quello di farsi eleggere segretario questore del consiglio regionale.
“Troppo” Alecci insomma per quella poltrona e persino “troppo” Mancuso in una volta sola, la prima volta. L’ideale per Roberto Occhiuto che così non deve chiedere “scusa” o “per favore” a nessuna delle liste di maggioranza momentaneamente deluse dalla spartizione di pani e pesci. Della serie, c’è un “ponte” poco potenziale e molto concreto che all’occorrenza può edificarsi tra la regnanza Occhiuto e parte del Pd, certamente con Alecci. Che inaugura la sua presenza in aula rendendosi immediatamente e visibilmente “fluido”, borderline, pronto all’evenienza. Certamente funzionale alla marginalità e residualità di alcune liste di maggioranza deluse e col muso lungo.
Non a caso quando il “generale” Giuseppe Graziano si accorge che la virilità dell’intero centrodestra è a rischio come retaggio, come partita Iva, si fa rilasciare un permesso dal primario di Vibo e lascia l’ospedale per recarsi in aula così da votare militarmente compatto con il centrodestra. La calcolosi vescicale in un primo momento lo aveva costretto ad annunciare il forfait, la diserzione della “prima” seduta dell’aula. “Annunciazione” che solo casualmente è arrivata dopo l’accordo notturno nel centrodestra con l’Udc fuori da tutte le postazioni. Dettagli fortuiti, i calcoli non aspettano nessuno. Fatto sta che Graziano esce dall’ospedale e va a votare Mancuso e Caputo, come deve fare un consigliere regionale eletto nel centrodestra. Magari poteva anche non andarci, in aula. Ma quando ha capito che il progetto Occhiuto sarebbe passato lo stesso alla “prima” non ha resistito e s’è sentito in dovere di lasciare l’ospedale di Vibo…

I.T.