Lunedì il regolamento per il congresso Pd (che “Roma” non vuole celebrare…)

Prima quello regionale e poi quelli provinciali. Dubbi però ne restano tanti anche perché l'asse Boccia-Graziano forse preferirebbe che non si tenesse. L'incrocio a rischio con le Politiche del 2022 consiglia al Nazareno un partito ancora per un po' commissariato. Falcomatà verso Calenda

Lunedì viene pubblicato il regolamento per il congresso Pd. Manca tutto il resto, persino in alcuni pezzi da novanta la volontà di celebrarlo realmente ma almeno il regolamento conoscerà la sua “evidenza pubblica” tra qualche ora. Prima il congresso regionale e poi quelli provinciali, più o meno come da prassi. Almeno una “spolverata” alla forma il Pd di Calabria la sta per conoscere.
Dopo di che restano diverse incognite sullo sfondo, anche più di prima. A partire dal censimento reale degli iscritti e dei potenziali tesserandi planando poi sull’incrocio degli incroci che poi è il cuore del problema. Ma Francesco Boccia e Stefano Graziano lo vogliono per davvero il congresso regionale calabrese? Sul serio preferiscono diventi “conterraneo” in tutto e per tutto il Pd? Più di qualche dubbio, a tal proposito, resta intatto con tendenza alla progressione. Perplessità direttamente proporzionali alla possibilità che si voti per le elezioni Politiche nel 2022, probabilmente a giugno. Il perché è legato indissolubilmente al “no” di Mattarella per un suo bis al Quirinale e all’impossibilità di rintracciare un nome che metta d’accordo l’attuale maggioranza di governo passando però per un voto alle Camere dove abita ancora lo strapotere Cinquestelle del 2018. Antistorico, irripetibile, persino pericoloso, ma strapotere Cinquestelle che ancora esiste nelle Camere e con questo si deve fare i conti. Tradotto dalle intercapedini del Transatlantico, solo Draghi riceve al momento red carpet per il dopo Mattarella. Scenario che però transita la legislatura direttamente al voto anticipato perché quello che non si trova, come equilibrio, per il Quirinale diventa ancora più complesso per Palazzo Chigi. E proprio il voto anticipato e una legge elattorale con meno parlamentari eletti potrebbero essere alla base della “frenata” del Nazareno rispetto alla reale volontà di far celebrare il congresso regionale Pd in Calabria. Che se consumato consegnerebbe il partito completamente nelle mani delle dinamiche locali e quindi anche le relative candidature per Camera e Senato. Evenienza questa che con ogni probabilità non sta proprio a genio alla “coppia” Boccia-Graziano. Per una ragione molto semplice, ancorché legata biologicamente alla sopravvivenza individuale. Un posto alla Camera o al Senato fa gola a parecchi e perché no, anche ai “clientes” del Nazareno. Come potrebbe del resto il commissario Graziano “sottrarsi” alla chiamata del Parlamento se dovesse essere ancora lui, magari suo malgrado, il commissario del Pd calabrese? Già, sarebbe difficile dire di “no”. A consuntivo la “pratica” passerebbe così. S’è provato a fare il congresso, più o meno in tutti i modi. Persino pubblicando il regolamento. Poi però sono emerse le solite ataviche divisioni, incrostate. Le risse, filmate e mediatiche. Con il “povero” Italo Reale a spargere benzina sulle taniche provinciali improvvisando (sì, proprio lui…) lezioni di natura etica. Come mettere Nerone a capo dell’antincendi.
In queste condizioni, pare di sentire il Nazareno, è impossibile celebrare il primo congresso del dopo commissariamento in Calabria.  Un altro po’ di “purga” ci vuole, specie se si vota per Roma nel 2022. Tocca a Graziano semmai rappresentare la Calabria. Sembra di leggerlo anticipatamente lo schema. Né originale, né azzardato. E che le Politiche del 2022 siano più che presenti nelle dinamiche locali lo dimostra “l’agguato” che Falcomatà ha teso proprio al Pd. Un “cappotto” in poche ore. Fuori dal regno del Comune e della Città metropolitana. Anche qui un lunedì non banale, il prossimo. C’è riunione di coalizione, molto fumo e poco arrosto. Il Pd chiederà l’azzeramento della giunta e, visto che ci si trova, anche un equilibrio nuovo nel comando della Città metropolitana (qui arriveranno molti quattrini). Ma non è detto che Falcomatà accetterà. Lo avrebbe già fatto, o forse non avrebbe così umiliato il Pd. Anche perché, al sindaco di Reggio, potrebbe ormai interessare poco il futuro del municipio dello Stretto. Si è praticamente posto fuori dal Pd e non a caso. Dietro l’angolo una candidatura alla Camera per lui con Calenda (e Renzi) e il gran casino di Reggio trova (finalmente) tutta la sua genesi. Un mistero in un bicchier d’acqua, o in un seggio.
Del resto tutte le strade, come è noto, portano a Roma…

I.T.