Di sberle e di (poco) governo: Salvini al capezzale della Lega di Calabria

Il leader tra Catanzaro e Reggio a contare “briciole” di potere dopo aver puntato in campagna elettorale alla leadership nel centrodestra

«Una squadra che guarda avanti e un partito motivato». E un “naso” che si allunga, per convenzione. Proprio come nella metafora di Pinocchio.
Matteo Salvini ripassa dalla Calabria, tra Catanzaro e Reggio, in veste di mirabolante giocoliere. Con una mano deve raccogliere briciole di potere raccolte dopo le urne, dopo aver annunciato che la Lega sarebbe stata la prima e primordiale forza. E con l’altra, da qui il naso che si allunga, deve gioco o forza lasciare intendere che va tutto bene così e soprattutto che andrà meglio di così. Quindi vogliamoci tutti bene dentro e fuori la Lega, Occhiuto è il migliore possibile che ci sia in circolazione, Filippo Mancuso trasformerà istituzionalmente il consiglio regionale nel Senato degli antichi romani e Tilde Minasi farà del welfare e delle politiche sociali calabresi la Svezia del Mediterraneo. E il naso, naturalmente, si allunga ancora, forse da far invidia proprio a Pinocchio perché chi immaginava che almeno la matematica non fosse una opinione ad ascoltare Salvini (Lega arrivata quarta come lista e tallonata dalla squadra “b” di Forza Italia, Forza Azzurri) è costretto a ricredersi. A rivedere i propri convincimenti.
«La presenza della Lega – ha detto infatti Salvini – è sempre più importante dopo il voto e quindi sono qui per ringraziare i calabresi della fiducia accordataci e anche per ringraziare la nostra squadra, che raddoppia. Avevamo una sola presenza istituzionale e adesso ne abbiamo due, con il presidente del consiglio regionale, che sarà Filippo Mancuso, e l’assessorato alle Politiche sociali, disabilità, famiglia, volontariato e terzo settore, tema a cui tengo particolarmente, affidato a Tilde Minasi». E magari, anche un po’, a Peppe Scopelliti, sindaco del decennio nel quale Minasi ha disegnato (in qualche modo…) il welfare a Reggio Calabria.
E quindi brinda, Matteo Salvini. Alla vittoria della Lega in Calabria (che non c’è), alla crescita dei numeri (che non ci sono) e persino alla presidenza del consiglio regionale con Filippo Mancuso, sempreché nel frattempo non venga rinviato a giudizio a gennaio per rimborsi “gonfiati” al Comune di Catanzaro. Poi ne andrebbe trovato un altro di presidente.
E la vicepresidenza della giunta che Spirlì ha “indossato” per mesi sul retro della maglietta? «Su Nino Spirlì so che posso contare», ha detto ancora il leader della Lega. «A Nino – ha concluso Salvini – chiederò di occuparsi ancora della sua Calabria, ovviamente, ma anche di dare una mano a livello nazionale». Come, però, non lo ha precisato. Il parterre delle opzioni, del resto, è vastissimo. Dagli affari esteri, alle riforme costituzionali, all’organizzazione della festa nazionale di partito, al teatro, al cabaret, alla raccolta delle offerte.
Il commissario (?) del Carroccio “sgonfio” di Calabria ha disegnato un quadro potenzialmente inquietante dopo le urne “spogliate”. Qualcuno ha organizzato un complotto, provando a sabotare nelle urne i voti della Lega. Ci sarebbe una denuncia in procura, a tal proposito. Gli sviluppi sono nelle mani del Signore. Ma che carte ha in mano Saccomanno? È lui il “marziano” oppure per davvero in alcuni seggi s’è provato a disegnare il “cappotto” della Lega? Oppure ancora è questo, quello della denuncia preventiva, l’unico geometrico modo che c’è per non cadere? Come è noto, “buttarsi avanti”, è per solito una buona soluzione.
Nel frattempo il “naso che si allunga” maschera le seguenti non evidenze raccolte sul campo. Doveva essere il primo partito in assoluto, la Lega. S’è piazzata quarta e per pochi voti non arrivava quinta. E doveva acchiappare almeno due assessorati con vicepresidenza della giunta compresa. È finita come al gioco dello schiaffo del soldato, invece. Con Cannizzaro, Mangialavori e Ferro a tirare sberle e poi a girare il dito con “indovina chi è stato”?
Già, chi è stato?

I.T.