Orsomarso e Aieta spiati in macchina da Gps

Secondo “Gazzetta” (che pubblica le foto) le batterie ritrovate nelle rispettive auto nei pressi del tubo di scappamento non sono da ricondurre minimamente ad attività intimidatorie ma al controllo “maldestro” dei due esponenti politici. Da parte di chi? E perché? I dubbi non sono pochi...

Prima Giuseppe Aieta e poi Fausto Orsomarso. Il primo a Cetraro e il secondo a Cosenza. Stesso ritrovamento però, nei pressi del tubo di scappamento delle loro rispettive auto. Batterie al litio che servivano ad alimentare la centralina trasmittente per Gps, l’impianto satellitare che vede e sente e spia spostamenti. Centralina, però, mai ritrovata fin qui. Aieta prima denuncia un (timido) rischio di itimidazione, salvo di lì a poco rassicurare che quanto ritrovato in macchina non poteva espoldere né far male a nessuno. Orsomarso un rumore lo avverte, una batteria esplode perché surriscaldata ma non ne lancia allarmi e considera da subito ingigantita la faccenda.
È “Gazzetta del Sud” a pubblicare le foto delle batterie e di conseguenza la ricognizione tecnica del rudimenti, «dopo aver consultato il parere degli esperti». Batterie definite rudimentali e attività di spionaggio andata a male giudicata «rudimentale». Ma non per questo, anzi forse proprio per questo, i dubbi non solo non mancano ma si alimentano di ora in ora. Chi ha confezionato l’impianto deve averlo acquistato e le batterie conservano intatte una specie di matricola, un indubbio codice identificativo. Della serie, la magistratura dovrebbe impiegare ore più che giorni a rintracciare l’identità degli spioni, di chi voleva controllare spostamenti e decibel dell’assessore e dell’ex consigliere regionale violando la loro privacy. A meno che, per rudimentale che sia l’impianto, non sia da considerare la magistratura non tanto parte “aggirata” nella faccenda ma in qualche modo parte in causa. E qui, in questo caso, la musica cambierebbe e non di poco.  Anche perché, in ogni caso, restano intatti alcuni incroci a semaforo lampeggiante. Aieta e Orsomarso si accorgono delle batterie solo casualmente (nel caso dell’assessore a causa di una esplosione) o qualcuno ha preferito farle venire alla luce? Secondo la ricostruzione di “Gazzetta” sarebbe bastato sollevare le auto da un meccanico o da un gommista, per un rituale controllo, e accorgersi delle «rudimentali batterie» che servivano ad alimentare Gps. Ma allora, cosa c’è davvero di sotto? Chi, «maldestramente», intendeva seguire Aieta e Orsomarso? E soprattutto, perché loro due? Uno, ex consigliere di minoranza e l’altro assessore regionale?

I.T.