La grande sfida (e le grandi insidie) per Roberto Occhiuto

Il nuovo presidente esce dalle urne con un consenso adrenalinico e oltre le aspettative ma non è da meno una “variegata” rappresentanza della maggioranza in consiglio regionale. Con voti e cognomi dal peso specifico rilevante...

Forte dalle urne Roberto Occhiuto, molto molto forte. Ambizioso e consapevole, «nel periodo migliore della mia vita» ci tiene biologicamente a precisare. Non male la puntualizzazione sull’autocoscienza della specie.
Forte la sua maggioranza in consiglio regionale, molto molto forte. Persino più forte di quella che ogni presidente si augura di immortalare allo “stappo” della bottiglia di champagne. Ma non tanto e non solo nei numeri, che sorridono tutti allo “specchio” se incrociano Roberto (Forza Italia al 25% su scala regionale, occorre scalare fino agli anni 2000 e 2001 per qualcosa di simile). Quanto nei profili, nei cognomi, nelle griffe, nei retaggi che si portano appresso. E nei voti, che pesano.
Alla “destra del padre” nella foto di gruppo Gianluca Gallo, il consigliere regionale più votato probabilmente nella storia del regionalismo di Calabria. Un “partito” nel partito. Pasqualina Straface, non proprio una “passante” a cui consegnare solo un copione. Katya Gentile, la figlia cazzuta e puntuta di Pino, poche presentazioni per quanto riguarda il cognome. Non tutti la davano nel parterre ma poi i numeri tornano sempre in qualche modo da quelle parti. Simona Loizzo, praticamente più o meno da sola trascinatrice della Lega in provincia di Cosenza (simbolo che nel perimetro urbano, per le Comunali, non va oltre il 2%). E poi ancora mister Vibonese (trasversalmente parlando) Comito, campione di preferenze che in quel paradossale perimetro sono sempre da decodificare in termini di aspettative. “L’altra Lega” di Catanzaro con il sempreverde Mancuso. Il trionfo reggino di Arruzzolo, il più votato in assoluto da quelle parti e dal profilo non certo di primo pelo. Questo solo per dar conto del “peso” di alcuni consiglieri di maggioranza in relazione alle loro rispettive, e legittime, aspettative.
Facile, se non scontata del tutto, la domanda di rito. Riuscirà Roberto Occhiuto a equilibrare il potere (suo) e il consenso degli eletti? Cosa ha in mente quando reitera in maniche di camicia bianca il concetto che è questa la principale partita della sua virta e che qui si gioca tutto? A cosa si riferisce per davvero quando dice che ha “trattato” in Parlamento con ministri e uomini di peso nazionale e che figurarsi se si fa “irretire” dalle ansie da prestazione dei compagni di viaggio? E che Regione ha in mente nel momento in cui dichiara pubblicamente di voler avere mani libere sul “disegno” della struttura portante, la burocrazia, quindi i direttori generali?
Chissà se avrebbe preferito consiglieri meno “forti”, Roberto Occhiuto. O con qualche cognome più esoterico. Certamente con qualche voto in meno. Certo è che chi lo conosce più da vicino è convinto che è questo l’ultimo tra i presidenti che si permetterà le cosiddette “mani addosso”. Sarà davvero così? E se la vicepresidenza a Spirlì (messa in discussione più dentro la Lega che fuori) fosse alla fine l’ultimo dei problemi per Roberto Occhiuto?

I.T.