Il fuoco ardente? In fondo a sinistra…

La sentenza che trucida (temporaneamente) Mimmo Lucano apre un cratere nel ventre di un elettorato frastornato e a tratti arrabbiato. La sfida della candidatura del sindaco di Riace e la (evidente) scivolata di Amalia Bruni alimentano le fiamme...

«Nessun interesse economico personale addebitato nel corso del dibattimento e per quanto riguarda il “vantaggio politico” resta agli atti il duplice rifiuto opposto all’offerta di candidatura in occasione delle elezioni politiche del 2018 e quelle europee del 2019».
È il quotidiano “la Stampa” a fare da verbale. Senza emozioni né risultanze adrenaliniche. Lucano prende 13 anni e 2 mesi senza il benché minimo tornaconto personale, questo sarebbe venuto fuori al termine del dibattimento. E per di più senza la dopamina della politica a tutti i costi, giusto i rifiuti precedenti. E questo senza contare l’ispezione mandata da Minniti e da lui “stuzzicata” nel mentre il viceprefetto Campolo (poi trasferito) scrive di suo pugno che c’è solo un gran casino a Riace, tra conti ballerini e tanta e allegra umanità (ci torneremo).
Benvenuti nel primo e paradossale grado di giudizio di Locri, dove c’è (sì, c’è) persino un Tribunale. Seguirà Catanzaro e, se occorrerà, Roma in Cassazione (ma è improbabile l’approdo). Una storiacca senza eroi e, fino a ieri, senza vittime prevalenti e tutto sommato neanche senza incidenti risvolti né mediatici né elettorali (Lucano è, come è noto, candidato con de Magistris). Finché non impervia la sentenza con pena inferiore alla strage di Macerata e assai vicina allo stupro di massa con morte violenta, per non dire che è nettamente inferiore alla corruzione elettorale col metodo mafioso e al concorso più o meno esterno ma con metodo mafioso. A pensarci bene, un “soggiorno di lusso” per Mimmo Lucano che non a caso fino all’Appello decide di stare in campo e di non ritirare la sua candidatura. Se eletto, non entrerà in aula perché la Legge Severino lo impedisce ma la candidatura gli è concessa ed è evidente a questo punto la trasformazione in referendum. Con o contro Mimmo Lucano?
A dar retta alla stampa nazionale e alle manifestazioni approcciate in tutto il Paese dovrebbe essere scontata la risposta. Viscida e insidiosa dentro le urne, per il resto del centrosinistra e la sinistra-sinistra. Tutto fieno in cascina per Giggino de Magistris al quale non spetta altro che dispensare abbracci d’oro.
E il volto “official” e regnante del principale competitor della campo da gioco? Autogol tra i più clamorosi. Conte glissa, si aggiusta il capello e si fa le foto con le belle signore. Mica è fesso. Letta si mette a posto la giacca e, a bassa voce, sentenzia sulla sentenza, «ci sembra esagerata». E Amalia Bruni? Il gol nella porta. La sua porta. «Le sentenze si rispettano e non si commentano». Fuoco ai margini della tanica. Oppure acqua minerale nel pullman della gita di quinto liceo. Tutto quello che non doveva essere detto, nel modo in cui è stato detto, lo ha detto Amalia Bruni (con Roberto Occhiuto in furbo silenzio…).
Un giorno anche per questo il “popolo della sinistra” ringrazierà il commissario Pd che viene da Caserta…

I.T.