Una vittoria per tutti (ma non tutti vinceranno)

Primo confronto tv (su Ten) in formato “serial” tra i 4 candidati alla presidenza della Regione. Non mancano le rivelazioni, i retroscena, nemmeno gli avvertimenti. E le ambizioni. Il “mestiere” di Oliverio e Occhiuto, gli occhiali “sapienti” di Bruni, la grinta buca video di de Magistris.. 

Per ora è un confronto in formato serial, a puntate sovrapponibili. Non c’è il ring, per adesso. C’è il “messaggio” però. Il subliminale. Ogni giorno con un candidato diverso per la presidenza della Regione. Un’ora di tv su Ten nella quale in settimana i quattro contendenti hanno risposto, ognuno a modo proprio, alle domande in format “variopinto”. Ognuno ci ha messo del suo ma non è banale la differenza in controluce.
Il “mestiere” di Oliverio e Occhiuto. Gli occhiali “sapienti” di Amalia Bruni. La grinta a tratti adolescenziale di Gigi de Magistris.
A Mario Oliverio la prima tappa. Sornione, furbo, sorvolante quando s’è trattato di risponde dei suoi “primi” 5 anni alla Cittadella ma con un paio di assi di bastone nella giacca. Il primo, mollato a bordo tavolo, ha a che fare con quello che sarebbe venuto poi fuori mediaticamente con più rumore nei giorni a venire. Per “Lande Desolate” la procura guidata da Gratteri non ha fatto neanche appello nei confronti della sua assoluzione nel corso del rito abbreviato. Molla e incassa Oliverio e fa finta di non voler usare quest’angolazione giudiziaria in campagna elettorale. Quindi battaglia per la sanità senza commissari, «pur di toglierla a me si sono inventati di tutto» e battaglia per un centrosinistra e un Pd finalmente libero. «Perché nessuno mi può cacciare dal Pd» avverte Oliverio. Anche perché «la vera sinistra in Calabria è con me, mi cerca, mi segue. Vedrete alla fine…». Quasi mostrandosi convinto che se è vero solo in parte il sondaggio Rai lo verranno a cercare piuttosto che cacciarlo. Glissa, da furbastro, quando piovono domande da casa su cosa non fatto negli anni della Cittadella. Rifugiandosi sulle debolezze di Amalia Bruni e soprattutto di de Magistri, «populista se ce n’è uno, non potevamo mai correre insieme, siamo troppo lontani».
Il giorno appresso tocca ad Amalia Bruni. Che in pochi minuti s’impegna e porta all’incasso la dissoluzione del concetto che le si vestiva addosso, quello della marziana calata dall’alto. «Per primo mi ha contattato Nicola Irto, è stato lui a chiedermi di candidarmi. Poi è arrivato Boccia».
Bruni conferma con fermezza che non farà come Callipo, una volta sconfitta da seconda (si augura almeno questo, ma non è detto…). E che è appena iniziato un progetto politico baricentrico nel centrosinistra calabrese e nazionale che vede in Conte il punto fermo, «in Calabria ho ottimi e continui rapporti con Massimo Misiti». Con i dem rispetto e distanze, «non ho la tessera Pd» e niente giochi di corrente. «Su tutti i candidati ci metto la mano sul fuoco, li ho controllati uno ad uno». Davanti al fuoco c’è da crederle per forza, anche se non è questa la stagione delle “scottature”. Per solito, quando arrivano, arrivano più in avanti…
Il terzo giorno tocca a Gigi de Magistris. Alla grinta a tratti adolescienziale del sindaco di Napoli. «Chi dice che ho condotto al dissesto Napoli è bugiardo o non conosce la realtà, ho preso una città con la spazzatura al primo piano e con debiti nascosti nel cassetto». Poi un lapsus cercato che è tutto un programma a proposito della sua principale e intranea competitor, «Amalia Bruno Bossio…». Anche se, a ben vedere, guai a ricordare a de Magistris che lui abita e agisce nel campo del solo centrosinistra. «Io sono di sinistra, questo è sicuro e non da oggi. Ma i problemi della Calabria, le soluzioni per la Calabria, i drammi che mi racconta la gente non sono né di destra né di sinistra. Sono di tutti quindi io mi rivolgo a tutti…». Poi un paio di certezze, una di queste inedite. «Non avrei rinunciato per nessuna ragione alla candidatura alla presidenza. Mi hanno offerto di tutto, di tutto. Non avrei rinunciato neanche se avessero offerto la corsa ad Anna Falcone, che è al mio fianco da anni». L’altra leggermente più scontata. «Non sono qui per il secondo tempo di quello non fatto da pm, quella pagina è chiusa. Sono qui perché da solo debbo battere e batterò quel patto trasversale unico che mette assieme tutti gli altri contro di me. Sono tutti per Occhiuto, anche Bruni e Oliverio. E il terrore di tutti sono io…».
Ed eccolo a chiudere la settimana Roberto Occhiuto. Che dopo pochi minuti in studio è costretto dalle domande a svestire i panni del semplice concorrente, «stiamo intervistando di fatto già il governatore». A lui non dispiace la prospettiva, né fa scongiuri. Non piace invece farsi chiamare governatore, «sarò il presidente».
Occhiuto non si sottrae né alle punture di spillo, «siamo rimasti male per la mancata candidatura di Mario nel 2020, ma Jole è stata grande. Certo c’è stata nelle prime ore magari una reazione un po’ di pancia…». Né a quelle con la falce, «Katya Gentile in lista? Ha sempre fatto politica, non vedo niente di strano…». Poi c’è la politica, quella che Roberto mastica dagli anni Novanta. «Queste amministrative potrebbero ridisegnare gli equilibri nel centrodestra, si percepisce in forte crescita Fratelli d’Italia…». Le prospettive programmatiche a partire dalla sanità, «bisogna trovare il modo di addebitare sul conto corrente del governo l’incremento del debito sanitario calabrese causato proprio dai commissari in questi anni, io vorrò sin da subito fare il commissario da presidente». E dal lavoro, «proporremo l’inserimento del 10% dei posti messi a concorso nelle pubbliche amministrazioni a vantaggio dei precari». Passando per un avvertimento, «più degli assessori contano i direttori generali. E quelli li nominerò io e soltanto io…». La chiusura è il doppio taglio della sua stessa arma usata per le liste. «Non sapevo che la Lega avesse candidato il consuocero di un boss (ma c’è anche il nipote di un boss a Cosenza, sempre Lega, anche se quella è un’altra partita). Non lo sapevo ma debbo dire che non possiamo stare qui pure a guardare i parenti…». Già, è proprio così. Parenti come i serpenti. Non li vedi ma poi arrivano…

I.T.