Bruni si presenta e lancia la sfida: non sono qui a fare da controfigura

La candidata alla presidenza per il centrosinistra parla più a “nuora” (dentro la coalizione) che a “suocera”. E mostra di accettare e rilanciare la partita del civismo al di là delle aspettative di chi l'ha indicata. Anche a costo di offuscare il Pd...

Sono qui perché parlo a nome di Conte e Letta (anche se con loro non ho mai parlato). E sono qui perché la sfida è impossibile ma io non sono una capitata per caso. Ho numeri alle spalle e aspettative che mi consentono di giocare a testa alta la partita.
Parole, e firma, di Amalia Bruni, candidatata alla presidenza della Regione in quota (balcanizzata) centrosinistra.
Chissà se qualcuno ha spiegato che il “Marechiaro” di Gizzeria, almeno un tempo, era la location prelibata per le manovre trasversali di Calabria. Quelle più potenti. Sarà il clima, sarà la posizione geografica naturalmente contaminante della zona. Magari le pietanze. Ma il punto è stato sempre d’incrocio per la confondibilità del bianco e del nero in Calabria. È qui che Amalia Bruni, e chi con lei e per lei, stende le sue carte sul tavolo e si dichiara pronta alla partita in conferenza stampa.
«Mi dicono che sono quella delle mission impossible. Mi auguro che questa, però, sia molto possible. Per una abituata a fare il ricercatore questo passo viene visto come un salto nel buio o un elemento di fragilità. Ma non c’è spazio per pensare a una Amalia Bruni manovrata. Sono una persona con una storia professionale importante e mette la faccia a disposizione di questa terra di Calabria in quanto calabrese».
Subito il carico da 11 per la cultrice dell’Alzhimer di Calabria. Chi si illude che è bastato mettere il mio totem sulle locandine e poi fanno tutto gli altri si sbaglia, persino di grosso. Chi immagina che tolgo le castagne dal fuoco agli imbarazzi del Nazareno e alle “romanticherie” del Pd in versione local rischia di sbagliarsi addirittura di più. Perché Amalia Bruni, non lo dice espressamente ma lo lascia intendere più volte nel corso della conferenza stampa, non può permettersi di passare per fantoccio o per contrifigura.
L’analisi da contesto è più o meno, scontatamente, di rito. Tanto più per lei. «Il quadro è sofferente perché la sanità e l’ambiente sono devastati, perché i giovani non hanno un futuro perché le donne non hanno gli spazi sufficienti. C’è poco che funziona e si tratta solo di cose isolate che non sono messe a sistema». Poi l’autoadrenalina. «Io che ho tenuto in carico oltre 13.500 pazienti con famiglie voglio prendermi il carico di 1,9 milioni di calabresi ma questo non posso farlo da sola. E ho chiesto che si creasse una coalizione e ragionasse in maniera nuova». Breve passaggio “politico”… «L’idea è quella di costruire una squadra, poi mettersi sul nastro di partenza e guardare lontano. È il momento di abbassare i toni e i personalismi ed essere un tutt’uno: non è facile». Fino ad arrivare a quello che per certi aspetti non t’aspetti…«Invito de Magistris a rientrare con noi. Mi ha chiesto di lasciare e seguirlo. Io invito lui ad abbandonare e aderire a questo campo: soltanto insieme possiamo avere la forza di combattere il centrodestra».
È la prima volta, e c’è voluta Amalia Bruni, che da questa parte di campo si parla a de Magistris e si usa il verbo “combattere” in riferimento al centrodestra. Non è chiaro se questo farà piacere fino in fondo al commissario Graziano e a Francesco Boccia. Magari immaginavano per Bruni una “prima” con più “luci della ribalta” sul palco e meno sostanza. Del resto il rischio di chi cerca sempre altrove la panacea delle proprie rogne questo è. Prima o poi trovi qualcuno che ci prende gusto, e mano, e si tiene il microfono ben stretto. Fino a non mollarlo più. Potrebbe essere questa una sconfitta in più, a tratti quella più pesante, per il Pd…

I.T.