«O io o Grillo», l’ultimatum di Conte rimescola tutte le carte (Ventura compresa…)

L'ex premier in conferenza stampa è perentorio. «Preferisco essere duro ma chiaro. Mi ha contattato lui per diventare leader del Movimento Cinquestelle ma non avevo capito che si trattava d'esserne (solo) prestanome. Così non ci sto». Terremoto potenziale nel centrosinistra con la probabile messa in discussione di tutti gli equilibri, comprese le candidature fin qui venute fuori

Chiaro, forte, perentorio. A tratti con lessico e parvenza più da premier che non da aspirante leader di una parte del campo. Giuseppe Conte non ha usato la benché minima percentuale della sua proverbiale mediazione per calare sul tavolo le sue carte rispetto a Beppe Grillo. «Il suo progetto non mi entusiasma. Il cuore potrebbe dire sì ma la testa dice no. Non ci sto in questo schema. Non mi convince. È stato lui, Beppe, a contattarmi per chiedermi di diventre leader del Movimento Cinquestelle ma non avevo capito che si trattava solo di esserne sostanzialmente prestanome. Perché il Movimento che ha in mente ancora Grillo e che lui vuole sostanzialmente continuare a guidare è sempre lo stesso, quello della prima ora. Quello che invece meriterebbe una forte mutazione e un radicamento con basi solide nella civiltà democratica del centrosinistra». Quindi tre o quattro “lezioni” da ancoraggio socio-politico. «Ho disegnato uno statuto che prevede diversi organismi e ruoli, figure intermedie, veri e propri ammortizzatori tra il consenso popolare e la strategia di governo. Non si può immaginare di andare avanti ancora con gli slogan, il portale e l’uno vale uno. Questo meraviglioso Movimento merita altro e merita di mettersi al passo con la sfida epocale che abbiamo davanti. Quella di fermare le pericolose destre che abbiamo visto di cosa sono capaci, in termini di danni. Chi non ricorda il negazionismo della pandemia e persino il negazionismo delle misure restrittive. Questa è la destra e per batterla deve poter nascere un Movimento Cinquestelle nuovo che sappia far politica concretamente. Io questo volevo e voglio fare». Evidentemente però non c’è posto per tutti e due. Anche perché Conte vede un avversario nelle destre mentre per Grillo i nemici e gli amici si contano, saltuariamente, alla fine.
«Il Movimento necessita di una leadership forte, indiscussa, reale. Non un “prestanome” che poi deve sentire per telefono il vero capo, che tra l’altro ha altre idee sul Movimento. Perché vedete non è una questione di ruoli o di gelosie. Io e Beppe abbiamo due modi molto differenti di intendere il futuro dei Cinquestelle…».
Quindi dentro fuori, siamo all’incrocio finale. O io o Grillo, dice sostanzialmente Conte che invita gli iscritti del Movimento ad una sorta di “parricidio”, l’eliminazione politica del “padre”. «Mi appello a tutti gli iscritti al Movimento. Occorre cambiare, con regole nuove e leadership forte (ovviamente la sua). Se si fa questo io ci sono altrimenti preferisco non iniziare un’avventura che non mi convince…».
Più chiaro di così difficilmente poteva esserlo Conte. Che se è arrivato alla “sfida”, all’ultimatum al Movimento e a Grillo, deve avere nel taschino della giacca però almeno due vie d’uscita, se non tre del tutto. La prima, immagina che Grillo possa mollare la presa. Sotto l’egida del bene del Paese ci sono le condizioni perché il “parricidio” di trasformi in autoalienazione. La seconda, spera o conta tra gli iscritti che se si va alla resa finale possa spuntarla lui nel corpo a corpo online. La terza, ha già pronto un movimento tutto suo che però deve affrontare un problema iniziale non da poco. Come ci si relazione nei confronti del Pd se il marchio Cinquestelle resta a Grillo e il marketing nuovo è tutto da rifare e da testare sul campo?
E l’incrocio vero, a ben vedere, è tutto qui. L’asse Letta-Conte ha ancora un senso e tutto quel senso se lo stesso Conte rimane senza bandiera Cinquestelle? E gli accordi fin qui stipulati in giro sottoforma di candidature? Uno su tutti, che poi coinvolge i destini di Calabria, come intendere e da “intestare” a chi la candidatura di Maria Antonietta Ventura se Conte non ha più il Movimento dietro e tratta allo stato solo a titolo personale? Perché Ventura, come abbiamo provato a ricostruire, nasce intanto come spinta di Conte che accetta il “consiglio” dell’ex ministro Spadafora e poi da lì a Boccia è stato un attimo. Come percorrere a tutta velocità il “tavoliere” delle Puglie…

I.T.