Ricorsi elettorali, 《sentenza storica della Corte Costituzionale》

Non più esonerato il giudice ordinario, il commento soddisfatto del noto avvocato amministrativista Oreste Morcavallo

Decisione storica della Corte Costituzionale che per la prima volta sfonda il <> dell’autodichia.
Con sentenza n. 48/2021 la Consulta (relatore Nicolò Zanon) ha deciso sulle questioni di costituzionalità sollevate dal Tribunale di Roma in merito al Testo Unico delle norme per l’elezione della Camera dei Deputati.
L’art. 66 della Costituzione sancisce che ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.
Per effetto di tale norma della Costituzione tutti i giudizi elettorali, comprendendo in tale accezione sia i ricorsi avverso le operazioni elettorali che quelli di ineleggibilità ed incompatibilità, sono stati sempre devoluti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica e trattati ed istruiti dalle rispettive Giunte per le elezioni che propongono alle rispettive Assemblee le delibazioni finali.
Ed ogni qualvolta sia davanti ai TAR che ai Giudici ordinari e davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, si è posta l’eccezione di incostituzionalità della legge elettorale per un evidente vuoto di tutela giurisdizionale, i diversi Giudici aditi hanno sempre, negli anni, affermato il difetto assoluto di giurisdizione, proprio in virtù dell’art. 66 della Costituzione che ha sancito l’autodichia delle Camere.
Ora, finalmente, la Corte Costituzionale è intervenuta affermando l’innovativo e storico principio secondo cui l’art. 66 della Costituzione non sottrae affatto al giudice ordinario, quale giudice naturale dei diritti, la competenza a conoscere della violazione del diritto di elettorato passivo nella fase antecedente alle elezioni.
Per effetto di tale decisione, che ricalca i principi fondamentali della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell’uomo, le controversie sulle operazioni antecedenti alle elezioni politiche, quali l’ammissione di liste e candidati, non rientrano più nella giurisdizione interna delle Camere, ma sono devolute al giudice ordinario.
Il Legislatore dovrà, quindi, adeguarsi a tale sentenza, adottando apposita norma che modifichi il d.p.r. 361/1957 e succ. int. e mod.
Su tale ultimo punto mi preme, pure, osservare che essendo già la materia delle operazioni elettorali, degli Enti locali e territoriali, sia per la fase antecedente le elezioni che per la fase successiva, assegnata al Giudice amministrativo ai sensi dell’art. 129 e ss. C.P.A., appare logico e opportuno che anche per le elezioni politiche sia individuato quale giudice naturale il giudice amministrativo.

avv. Oreste Morcavallo
Delegato regionale e componente
della Segreteria Nazionale della
Società Italiana Avvocati Amministrativisti