“Ancora in panne la sanità calabrese”

La denuncia dei segretari generali calabresi della funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil: solo incoerenza, confusione e paralisi

È con profondo rammarico, ma anche con piena consapevolezza che esprimiamo il nostro disappunto per l’ennesimo tentativo di dare alla Sanità calabrese una guida all’altezza e ritrovarsi invece ancora con una guida deludente quanto a competenze manageriali e sanitarie.

L’operato del Commissario della Sanità Longo si sta rivelando, giorno dopo giorno, decisamente insufficiente, nonostante la serie di attività declinate dallo stesso in Consiglio regionale.

La situazione nella nostra regione resta critica in tutte le strutture sanitarie e in molti centri calabresi che, nella generalità della zona arancione, spiccano con la colorazione rossa, ovvero con gradi di contagio particolarmente elevati che pongono un quesito sempre attuale, ma in questa regione che fine ha fatto il tracciamento? Per intenderci, quello che le USCA, mai potenziate e messe a regime secondo gli standard nazionali, avrebbero dovuto attivare per tenere a bada i cluster di contagio? E i finanziamenti destinati a queste attività che fine hanno fatto?

Riguardo l’andamento delle attività di vaccinazione, emergono particolari contraddizioni tra i tre piani vaccinali non efficacemente interconnessi che generano ancora oggi rallentamenti nella diffusione di somministrazioni ai soggetti più fragili e fughe incontrollate che riguardano fasce di popolazione che non avrebbero  piena priorità, ma che sempre più spesso vengono vaccinate a scapito di una logica che giustamente esige la protezione dei cittadini maggiormente a rischio di aggravamento delle condizioni di contagio, con la conseguenza della necessità di ricovero presso le strutture sanitarie, ormai in estrema sofferenza da troppo tempo a causa di mancati interventi risolutori riguardo il numero di posti letto dedicati, dovuti alla insoddisfatta  priorità di procedere celermente alle assunzioni, nonostante le cospicue risorse assegnate alla nostra regione e le deroghe ai vincoli assunzionali previste proprio in ragione dell’emergenza pandemica. Non solo, ancora riguardo alle attività di somministrazione dei vaccini, è davvero imbarazzante che sia lo stesso Commissario che, con argomentazioni molto discutibili espresse nel corso di una trasmissione televisiva,  sia  protagonista di una decisione che ha riguardato una parte di dipendenti pubblici, “i suoi”, senza tener conto di operare una concreta discriminazione in danno dei cittadini ultra ottantenni e più fragili che sono ancora in attesa del vaccino ed una differenziazione anche sullo stesso luogo di lavoro, la Cittadella regionale, o un distinguo con i dipendenti del Consiglio che rammentiamo ospita un Centro vaccinale, a cui ha posto rimedio con una pezza peggiore del buco, dando corso ad un accordo di parte, in spregio alle più elementari e corrette relazioni sindacali.  Questo aspetto è di particolare gravità in quanto tradisce la scarsa, se non del tutto assente, consapevolezza del rispetto per i lavoratori rappresentati dalle maggiori sigle sindacali confederali dei servizi pubblici che in questi mesi, con molta pazienza, hanno provato ad intessere relazioni sindacali corrette, senza sceneggiate mediatiche, cercando un confronto costruttivo con la struttura commissariale, ancora una volta, per porre all’attenzione le criticità esistenti ed offrire soluzioni concrete. Ma in spregio anche ai tanti lavoratori pubblici che, non potendo usufruire dello smart working in quanto rendono servizi pubblici indifferibili, sono rimasti sui luoghi di lavoro, a contatto quotidianamente con l’utenza e, molto spesso, protetti da DPI inadeguati o acquistati personalmente.

Ad oggi,  registriamo l’incapacità all’ascolto, o peggio l’inconsapevolezza dei ruoli e le mancate risposte alle innumerevoli sollecitazioni che le categorie di FPCGIL, CISL FP e UIL FPL hanno indirizzato al Commissario, a partire dall’ineludibile piano delle assunzioni, cogliendo il grido di allarme dei lavoratori della sanità in trincea, ma anche di alcuni manager che hanno subito il taglio dei piani di fabbisogno da parte della precedente gestione commissariale, a cui  non è stato posto rimedio; così come nessuna attenzione è stata posta alla risoluzione della corretta destinazione dei fondi incentivanti per le attività covid rese dal personale, sanando l’incongruenza delle assegnazioni fatte alle aziende su una rendicontazione incoerente che le stesse hanno prodotto. Ancora nessun riguardo alla richiesta necessaria di monitoraggio delle attività aziendali della sanità pubblica e privata e delle RSA circa i piani di sicurezza dei lavoratori e la loro protezione, così come stabilito dai protocolli nazionali tra Governo e OO.SS., da esercitarsi nell’ambito del Comitato di sicurezza regionale, mai riunito.

Una totale indifferenza alle richieste di confronto sulla sanità privata e tutto il capitolo degli accreditamenti, ma anche sul mancato finanziamento in quota regionale del rinnovo dei contratti di questo comparto, ormai datato all’ottobre del 2020, ma che la nostra regione sembra ignorare, nonostante l’accordo sottoscritto anche in Conferenza delle Regioni, con la garanzia del Governo, creando le condizioni di rinvio dell’applicazione del rinnovo e fornendo ai datori di lavoro privati un ottimo motivo per procrastinare gli incrementi retributivi.           

Siamo ancora ultimi nelle graduatorie nazionali e non certo solo in quelle concernenti i vaccini. Il fallimento nell’adeguare il sistema assistenziale all’emergenza pandemica è sconfortante, dal mancato incremento dei posti letto all’inesistente riordino della rete ospedaliera e territoriale a fronte di una pioggia di risorse inutilizzate, mentre il virus continua a correre, procedure e appalti bloccati e i 40 milioni trasferiti dal Governo alla Calabria dal Decreto Rilancio impigliati da una inerzia burocratica paralizzante, al pari dei 140 milioni di euro di fondi comunitari che l’Unione Europea aveva consentito a riprogrammare in funzione dell’emergenza sanitaria, congelati dall’incapacità del Dipartimento della salute, data la sua insufficienza di risorse che riescono a governare appena le attività ordinarie.

Il sistema Sanità calabrese è un colabrodo, dopo 11 anni di commissariamento, con spese che lievitano invece di diminuire, servizi che arretrano e si impoveriscono soprattutto riguardo agli anziani e i disabili, sempre più soli per una rete di assistenza territoriale ormai residuale che riduce progressivamente anche i servizi alle donne e alle famiglie più bisognose, basta guardare l’indecorosa riduzione dei consultori e dell’assistenza domiciliare, così come è allarmante la riduzione dei servizi di prevenzione e l’assistenza ordinaria ai malati cronici o oncologici, non abbiamo mai pensato che al disastro accumulato in tanti anni di cattivo governo e di incursioni del malaffare  ci fossero soluzioni immediate e miracolose, ma almeno speravamo, in ultima istanza, di poter confidare in un rapporto costruttivo e di partecipazione per svoltare davvero verso una direzione di ricostruzione partendo dall’aspetto più critico, quello di mettere al centro il lavoro e i lavoratori che, nonostante le condizioni descritte, hanno dimostrato di essere capaci per professionalità e volontà di reggere l’impatto disastroso della pandemia. Dobbiamo, invece, constatare, delusi, di assistere ancora una volta allo stesso scenario, frutto di inconsapevolezza del ruolo e di una mancata volontà unilaterale di costruire un sistema virtuoso di ascolto e partecipazione che è il solo da cui possono conseguire soluzioni concrete.   

Forse il Commissario ama dialogare solo con chi si presenta con telecamere fuori dal suo ufficio e lo interroga in diretta “ridicolizzandolo” poi su YouTube? Se è così, è certo che non saremo noi suoi interlocutori privilegiati in quanto adusi a rapporti istituzionali e relazioni di tutt’altro tenore che, se non soddisfatte, prevedono altri luoghi e altri percorsi finalizzati al ripristino di corrette relazioni sindacali e al rispetto delle norme e dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

I segretari generali Baldari (FPCGIL) Giordano (CISL FP) Bartoletti (UILFPL)