In zona “arancione” Spirlì potrebbe nuovamente chiudere le scuole

Nell'ultimo decreto del governo la possibile e insindacabile “rivincita” del governatore, le Regioni possono fermare la didattica in presenza se i numeri lo consentono (e lo consentono, in Calabria, secondo la fondazione Gimbe). Con buona pace del solito studio legale con la solita “ regnanza politica” dietro...

Dall’implorazione a forma di “preghiera”, «presidente proteggi tu i nostri figli. Ci pensi più tu, alla loro salute, che tante mamme…». All’incoraggiamento vero e proprio, «Spirlì vai avanti e chiudi le scuole, salva le nostre famiglie. I dati sono falsi, il contagio corre…». Fino alla perfidia, che sottende parecchi significati… «Spirlì ora apri i bar nonostante la zona arancione, sennò dove vanno i genitori dopo aver “parcheggiato” con forza i loro figli a scuola la mattina…».

Il web, dipinto in social, è viscido e sintomatico, raramente tradisce o non trasmette. E ora dopo ora, a proposito del teatrino delle scuole chiuse e poi sistematicamente riaperte dal Tar, schiaccia l’acceleratore sul versante dei favorevoli alla sospensione della didattica in presenza, battaglia salutista che vede proprio in Nino Spirlì il suo alfiere.

Il “solito” studio legale, alimentato da spumeggianti prospettive di cui non è avaro qualche “cavaliere” di Palazzo Campanella, fin qui ha “sacrificato” al Tar il diritto allo studio in classe ma senza la salvaguardia della pelle. Delle due l’una, secondo la linea del solito studio legale con qualche decina di genitori appresso a corroborare i ricorsi. Privilegiare tutti e due, pellaccia e libri in aula com mascherina ffp2, per il solito studio legale non è stato possibile fin qui potendo contare agevolmente sulla regnanza del Tar che comodamente da remoto ha sentenziato per tutti: andate in classe e che il Covid ve la mandi buona (e non la sta mandando, buona, a giudicare dai dati che sottoforma di torrente chiudono ogni giorno classi e plessi e paesi e città). Ma il tandem (che poi è un trio) solito studio legale, regnanza politica di Palazzo e giudici del Tar (da casa) fin qui ha dettato la linea per tutti finché, avvento delle ultime ore, non entra in gioco il nuovo decreto Draghi. Perentorio e a gamba tesa. Un decreto post Azzolina che cambia e non poco le carte in tavola e i dispositivi del Tar.

In zona “arancione” i governatori delle singole Regioni possono (e forse debbono) sospendere la didattica in presenza immediatamente se il contagio è mediamente superiore ai 250 casi settimanali su 100mila abitanti. A conti fatti, escludendo le zone rosse, i governatori hanno facoltà di decidere la sospensione delle attività didattiche con maggiore facilità, pur dovendo rispettare i parametri imposti dal Dpcm. E a dar retta all’ultimo monitoraggio della Fondazione indipendente Gimbe (di cui si alimenta anche il governo e che è ritenuta “leggermente” più affidabile della ricognizione dell’allora Belcastro o di Varone o di Bevere…) la Calabria sta vivendo una incidenza di 349 casi su 100mila abitanti. Questa la “foto” di Gimbe nella settimana 3-9 marzo e poco o niente lascia intendere che nei giorni a venire l’incidenza possa migliorare. Numeri da zona rossa e non a caso fino al tardo pomeriggio di venerdì la Calabria è stato in bilico per passare nel perimetro delle restrizioni maggiori, “salvata” poi sul finale di partita da un indice Rt che non è pessimo ma solo perché, evidentemente, basato su parametri che non sempre hanno la fortuna di passare dall’indipendenza della Fondazione Gimbe. Ma anche in zona arancione Nino Spirlì ha ora tutto il “mandato” del governo nell’ultimo Dpcm per intervenire a salvaguardia dei più giovani e delle loro famiglie. L’incidenza di 349 casi su 100mila abitanti immortalata da Gimbe è sconcertante anche perché non vi è alcuna ragione per considerare questo importante istituto nazionale indipendente legato a sterili lotte di cortile (le altre Regioni, anche e soprattutto del Nord, prendono come oro colato le “sentenze” di Gimbe).

La nuova linea governativa, del resto, va in questa direzione. Anche a costo di prolungare l’anno scolastico si deve andare in presenza solo se le condizioni pandemiche non comportano dei seri rischi. E in Calabria adesso, come ampiamente previsto, le condizioni sono peggiorate al punto che l’incidenza dei contagi sarebbe da zona rossa.

Spirlì ha dunque in mano “l’asso” che il governo ha infilato nel suo ultimo Dpcm. I numeri per sospendere la didattica in presenza e per proteggere bambini, ragazzi e famiglie, ci sono. E se dovesse stendere una nuova ordinanza, supportata dal monitoraggio Gimbe e dal Dpcm di Draghi, sarà un po’ più difficile stavolta per il “solito studio” convincere da remoto i giudici del Tar. A sentenziare da casa, i giudici, rischiano di farsi prendere dal sonno ma se dovessero prestare attenzione all’ultimo Dpcm potrebbero rischiare di svegliarsi. Sfiora l’accusa di pandemia colposa chi esce da casa con sintomi influenzali, figurarsi chi riapre o lotta per riaprire scuole in Calabria in presenza di 349 casi settimanali su 100mila abitanti.

A Spirlì stavolta, che ha sempre lottato e saggiamente per la prevenzione, basta solo un ultimo sforzo. Una nuova ordinanza dal momento che sono cambiati in Dpcm i parametri e che nel frattempo è intervenuta la “mazzata” della Fondazione Gimbe (indipendente). Il resto lo farà la variante inglese, che corre purtroppo tra il 40 e il 90% di più. E lo farà la zona rossa che quasi certamente interverrà forse anche prima di Pasqua. Con buona pace del “solito studio” legale e del (falso) diritto all’istruzione in classe con il Covid compagno di banco…

I.T.