Il “tarocco” di Calabria, «la Regione ha abbassato i dati della terapia intensiva all’Annunziata»

Sul Corriere della Sera (a firma di Carlo Macrì) la sconcertante ricostruzione del mistero del martedì. Bevere: non ne so nulla. Ma dal dipartimento fanno sapere che «fanno tutto Belcastro e Fratto». Il sospetto “dell'agguato” per evitare la zona rossa

È il martedì dei numeri decisivi, quelli che potrebbero pesare definitivamente. È il martedì in cui il governo deve preparare le basi per i “colori” da assegnare alle regioni. Ed è anche il martedì, proprio per questo, in cui potrebbe essere andata in scena la più sconcertante delle manovre “tarocco” per abbassare la “febbre” di Calabria. Contenere i numeri, renderli più “dolci”. Trasmettere a Roma una sensazione di “controllo” della pandemia così da evitare la zona rossa.
È il Corriere della Sera, con un pezzo di Carlo Macrì, a ricostruire minuziosamente il tentativo, “l’agguato” fallito, il “tarocco”, studiato a tavolino. L’ospedale hub di Cosenza trasferisce all’Asp ben 14 posti occupati in terapia intensiva ma alla fine della fiera, e della giornata, la Regione ne trasferisce solo 2 a Roma. Perché? Di chi la responsabilità e la discrezionalità nell’abbassare i dati?
«Martedì 3 novembre, come ogni pomeriggio, ho inviato all’Azienda sanitaria il numero dei degenti ricoverati nella mia Unità, in tutto 14 persone — spiega Pino Pasqua, primario di rianimazione dell’Annunziata, al Corriere della Sera —. Dieci erano in terapia intensiva, due in sub intensiva, quest’ultimi erano meno gravi perché hanno un fabbisogno diverso, collaborano, hanno una ventilazione meno invasiva».
Il dato, spedito all’Ufficio Unità speciale di continuità assistenziale, diretto dal dottor Mario Marino – scrive Macrì – , è stato assemblato con altri dati provenienti dal territorio. «Alle 13 ho inoltrato l’email della situazione giornaliera al Dipartimento Salute della Regione Calabria ed ho constatato l’avvenuta lettura», dice Gabriella De Luca, incaricata a gestire il traffico quotidiano dei ricoverati in rianimazione nel distretto di Cosenza. Una volta elaborati dal sistema i dati sono stati inseriti nel bollettino regionale e diramati nel primo pomeriggio di martedì 3 novembre dal Dipartimento Salute. In serata, però, la Regione Calabria ha emanato un nuovo bollettino sui dati dei ricoveri in terapia intensiva dove ha cancellato il numero dei ricoverati per Covid giunti dall’ospedale di Cosenza, facendolo passare da 14 a 2. Una decisione che sarebbe stata assunta in totale autonomia, senza che né il primario di Rianimazione Oliva né i dirigenti dell’Asp cosentina, fossero messi al corrente».
Mistero della fede, o del “tarocco”. Il Corriere della Sera prova a chiedere spiegazioni al super dg del dipartimento Salute Bevere, che tra l’altro non è chiaro se sia in funzione o decaduto dal momento che è traumaticamente venuta a mancare la governatrice che ha firmato il suo contratto entro i 9 mesi prima della scomparsa. E Bevere, non si sa per quale tramite, recapita questo messaggio al Corsera, «lui non riceve, non elabora, né invia dati che riguardano il tema Covid. Di tutto questo se ne occupano i dirigenti Francesca Fratto e Antonio Belcastro, insieme a una task force che gestisce tutta la situazione regionale del Covid». Ed eccoli i “nostri”, anche Bevere prova a smarcarsi in qualche modo, «fanno tutto Belcastro e Fratto in tema di Covid». Indugiando tra le maestose stanze del dipartimento qualche dirigente, però, la fa più profonda degli altri la “gola” al cospetto del Corriere della Sera, sia pure gradendo rimanere nell’anonimato. «La “manina” che ha manomesso i dati l’avrebbe fatto per evitare di aumentare il numero dei ricoveri in terapia intensiva allo scopo di evitare la zona rossa in Calabria, dettata, come ha stabilito il governo, in sintonia con la Regione Calabria dall’aumento, costante, del numero dei ricoveri».
Meno ricoveri, meno punteggi negativi e meno punteggi negativi meno rossa diventa la “zona”. I medici di frontiera all’Annunziata ancora si stropicciano gli occhi perché contano 14 che se la passano assai male e poi leggono che dalla Cittadella (secondo Bevere a cura di Belcastro e Fratto) ne hanno comunicati solo 2 al ministero della Salute. E Spirlì “impugna”…

I.T.