Il Covid riempie i reparti, tutti gli ospedali in affanno

Posti letto in Malattie infettive saturi nei presidi principali della regione. Chat allarmate di medici e personale sanitario. Si cerca si “sbancare” in altri reparti ancora nella speranza di non mandare in affanno le terapie intensive. Il tutto mentre Tallini chiede la zona gialla e Spirlì “impugna”...

A sera, un sabato sera drammatico per la Calabria, le chat dei medici e del personale sanitario ospedaliero sono “rosse”. Anche loro. Messaggi e scambi di confidenze e allarmi, qualcuno anche con contorni di sconcerto disperato. “Fotografando” più o meno tutti questa immagine, dal Gom di Reggio all’Annunziata di Cosenza passando per Pugliese e Mater Domini di Catanzaro. Tutti i posti letto nei reparti di Malattie infettive sono saturi, sono pieni. Covid dappertutto, non c’è spazio per altro. Non c’è più un letto al momento e la lettura del dato è ambivalente, tendente all’inevitabile pessimismo. Se è vero che è meglio tenere non stressate le terapie intensive, dato questo al momento scongiurato, è anche vero che chi se la passa male al punto da non poter stare a casa dove diavolo andrà a ricoverarsi in Calabria? Ed è qui che scatta il piano “b”, la via d’uscita secondaria in assenza di presidi Covid e di piani Covid, altrimenti che è andata in onda a fare l’intervista vergogna di Cotticelli. Manager degli ospedali di Calabria a lavoro per rintracciare altri posti letto in altri reparti, “sbancando” altre corsie. I più saggi sanno che per ora è meglio così, meglio cercare nuovi posti letto in reparto che altre terapie intensive che è molto più complicato impiantare. Però il cane che si morde la coda sempre lo stesso giro fa, alla fine. Se i reparti crescono e “invadono” altri reparti qualcuno, in percentuale, purtroppo si aggraverà e fatalmente si arriverà a bussare alla porta delle intensive. Qui, nonostante il tarocco anche fortunato di Belcastro (non inganni la giornataccia di Cotticelli, anche la Cittadella ha le sue colpe) la contabilità si è allegerita grazie all’artificio ma per poco, sempre gli stessi letti rimangono. Bussa e bussa dai reparti qualcuno, purtroppo, si aggraverà e con 400 casi al giorno la cosa avverrà anche presto. Ma le terapie intensive hanno un problema in più rispetto ai repartdi di Malattie infeffive. Non possono ospitare solo Covid perché nel frattempo gli infarti e gli ictus non aspettano, gli incidenti stradali nemmeno, le metastasi ai polmoni o al fegato manco a parlarne. Per farla breve, il cerchio si sta stringendo al collo della sanità di Calabria. Inevitabilmente. Le decine di ambulanze da Reggio a Cosenza che sostano prima di entrare in pronto soccorso questo dicono. Anche perché, hai visto mai, la cosiddetta medicina territoriale che dovrebbe fare da prima istanza e da scudo al Covid se ne sta rintanata in casa al caldo e in segreteria telefonica triage, senza prestare il minimo soccorso alle ansie e agli acciacchi dei positivi. Il quadro, nel giorno di Cotticelli che chiede al finto usciere e alla vera “capo” numeri e documenti, è drammatico per la Calabria. Anche per numero di contagi e di morti e nei laboratori di Asp e ospedali giaccino migliaia di boccettine di tamponi in attesa di essere processati. Alcuni di questi in frigo da dieci giorni nel mentre chi aspetta l’esito esce e va a lavoro, a fare la spesa, a scuola. Malati che verranno, Dio non voglia. Anche se bastano quelli che ci sono a mandare letteralmente in tilt gli ospedali. Il tutto, nel giorno di Cotticelli e Crocco nella merda nazionale, mentre Tallini con mascherina a mezz’asta chiede zona gialla per la Calabria incitando alla ribellione di massa contro il governo. Tutti fuori e senza limiti, chiede la maggioranza in Regione. Riappropriamoci della Calabria, l’inno. Nel frattempo le sirene delle ambulanze impazzano e posti letto non ce ne sono più. E Spirlì “impugna”…

I.T