《Con quella matita dentro il seggio i calabresi possono riprendersi la Calabria…》

Il consigliere regionale Di Natale: è la fase più buia, ma solo un voto che fa piazza pulita di tutto e tutti consente di rinascere

Perché ha lasciato la Provincia? Cosa ha in mente? Eppure lì dentro si sono consumate tante battaglie (molte vinte)…
《È vero, la Provincia è ormai la mia seconda casa. Per lei ho un forte senso di appartenenza. Come diceva si sono consumate tante battaglie, molte vinte. Ho vinto una battaglia di legalità diventando per diversi mesi presidente di questo meraviglioso ente. Sono stato consigliere provinciale per tre diverse consiliature. Insomma tanti anni mi sono ritrovato a rappresentare istituzionalmente la Provincia, dove si solo instaurati anche tanti rapporti personali e di affetto, soprattutto con i dipendenti, che ormai vanno oltre l’ambiente lavorativo. Di questo sono onorato e non smetterò mai di ringraziare chi mi ha permesso tutto questo, e sto parlando dei tanti sindaci e dei tanti amministratori che hanno creduto in me eleggendomi, sempre, quale il primo consigliere in assoluto. Ci sono però dei momenti, come questo, in cui bisogna anche essere responsabili. E questa situazione di profonda crisi per il nostro Paese, mi impone di dare segnali tangibili di come interpretare l’impegno politico in maniera nuova e sganciata dalle vecchie logiche del passato. Oggi l’impegno nell’assise regionale mi consente di guardare al territorio con maggiore incisività ed è per questo che ho deciso di dimettermi dalla carica di consigliere provinciale dando spazio al dottor Fausto Sposato.
La scelta, vuole essere un segnale, in questo periodo particolare, per dar posto in consiglio al Presidente dell’ordine degli infermieri di Cosenza. Credo che, tale decisione, rappresenti un modo per dire “entrate nelle istituzioni e rappresentate chi è senza voce, in particolar modo, gli operatori sanitari”》.

È una fase drammatica, non ha certo bisogno di sentirselo dire. Cosa pesa di più, la mancanza di guida politica in Calabria o quella di saperne uscire?
《Entrambe le interpretazioni hanno un filo conduttore. E non mi piace nascondermi dietro un dito. Credo che tutto questo sia frutto di scelte scellerate del passato. Di una politica accomodante, legata alle poltrone e non ai veri bisogni della gente. E la colpa di tutto questo è, in qualche modo, anche di tutti noi. È importante avere nelle istituzioni persone oneste che lavorano per il bene dei cittadini. In un momento di completa sfiducia nella politica dobbiamo però fare in modo che tutto questo avvenga. Ecco perché è proprio il caso di evidenziare la famosa frase “Il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano”. I calabresi, questa volta, dovranno utilizzarla bene. Affinché i diritti vengano sempre tutelati. La Calabria ha bisogno di ripartite lasciando a casa chi ha sempre governato, portandoci nella terribile situazione in cui ci troviamo oggi. E quella matita è in grado di fare tutto. Per rispondere appieno alla tua domanda, uscirne è difficile ma, a seguito di ciò che ho detto, non è impossibile. Insieme ce la possiamo fare ma è necessario rinnovare》.

A proposito, lei crede ai dati pandemici in miglioramento? Le corsie di ospedale scoppiano…
《I dati pandemici devono essere sempre rapportati ai tamponi che vengono fatti quindi la cosa importante è non perdere mai di vista il rapporto tra tamponi eseguiti e nuovi positivi. Solo da questo dato possiamo realmente avere idee chiare sull’andamento epidemiologico. Il miglioramento di questi dati porterà inevitabilmente ad un allentamento della pressione sugli ospedali. Nella giornata di ieri il rapporto di cui parlavo poco fa è diminuito di poco più del 10%. È chiaro che questi risultati ci diano un po’ di speranza ma i morti sono ancora tanti, troppi. Ecco perché ci vogliono prudenza e cure adeguate. In merito a questo, in questi mesi mi avete sentito urlare ovunque, mi sono svestito del ruolo di consigliere regionale per indossare gli abiti del cittadino deluso e incavolato perché non viene riconosciuto uno dei diritti fondamentali sanciti sulla nostra costituzione, quello della salute. Ho lottato e sto lottando per l’attivazione delle terapie intensive, avrete sicuramente seguito il caso specifico di Paola, e per l’apertura dei nosocomi chiusi. I calabresi meritano di essere curati in luoghi idonei, protetti e puliti. Non possono essere calpestati e lasciati da soli》.

Come finirà secondo lei questa pantomima del commissario? Chi ha sbagliato e chi sta sbagliando di più?
《Per il commissario è la solita tragicommedia all’italiana. Purtroppo la soluzione non è nelle nostre mani, dei calabresi intendo. Nutro però speranza che questa terra possa presto risollevarsi in ogni ambito, prima di tutto nella sanità, e che questo processo passi attraverso la valorizzazione delle nostre eccellenze. Ecco questo è il problema oggi, quel problema che ci portiamo avanti da anni. Necessitiamo delle persone giuste al posto giusto. E per fare questo dobbiamo essere in grado, una volta per tutte, di individuare quei professionisti, perché ce ne sono tanti, in grado di lavorare per il bene comune. Basta con quei “soggetti”, perché così mi piace definirli, che lavorano solo per il raggiungimento dei propri obiettivi personali. Questo dobbiamo assolutamente bloccare, in ogni campo. Affinché le donne e gli uomini di questa terra possano vedere realizzate le proprie aspirazioni di giustizia e legalità, con piena efficienza nei servizi primari. Ecco cosa spero, nello specifico per la sanità: che il nuovo commissario, sopra ogni nome o appartenenza politica, garantisca risposte vere alle esigenze della gente onesta della nostra terra》.

Eppur si vota, tra non molto. Con ossa rotte o con progetti veri in campo. Lei che partita prevede e che ruolo avrà?
《Io ci sono a condizione che ci sia davvero la volontà di rinnovare tutti i settori della vita pubblica ad iniziare dalla presentazione delle liste.
La sanità, il lavoro, le tante emergenze di questa terra così come il contrasto all’illegalità e al malaffare, necessitano di segnali forti. Lo dobbiamo ai calabresi, quelli onesti, quelli che ogni mattina, con sacrificio, lavorano mandando avanti la propria famiglia. Lo dobbiamo a chi, oggi diciamo “giustamente”, ha sfiducia nelle Istituzioni. La Calabria ha tante bellezze che meritano di essere evidenziate.
Ecco perché credo che oggi più che mai bisogna mettere insieme una coalizione che parta dalla condizione imprescindibile del contrasto all’illegalità diffusa, scegliendo nelle liste uomini e donne capaci di incardinare questo percorso. I partiti, i movimenti e quanti vorranno impegnarsi devono necessariamente partire da questi presupposti perché non si può più tergiversare. Ci sono tante energie, tante storie che raccontano di una Calabria onesta, giovane, pulita, preparata che lotta contro la ‘Ndrangheta e il malaffare ma soprattutto che è capace di essere coinvolta in un nuovo percorso. Su questi temi sono in campo richiamando tutti ad assumersi la responsabilità che la Calabria non può più attendere. Mi piace rappresentare la Calabria, quella onesta》.