Ultimi “fuochi” su Reggio, «la Regione ci lascia la spazzatura a terra per favorire Minicuci»

Mancano poche ore al silenzio elettorale prima del ballottaggio. Il vicesindaco Neri: «La Cittadella non fa raccogliere più di 100 tonnellate al giorno di immondizia per alimentare il malcontento contro Falcomatà». In un video appare Meloni (leader assenti sullo Stretto): la sinistra non può più governare questa città

Ultime ore, ultimi incroci, ultime ansie, ultimi “fuochi”. La più grande città della regione, attenzionata dai media nazionali in vista del ballottaggio di domenica, vive l’ultimo traguardo di una infinita e incolore campagna elettorale. Non senza paradossi (le segreterie tutte guardano a Reggio ma di leader, in questi 14 giorni, manco l’ombra tra Scilla e Cariddi). Non senza “misteri” (Minicuci diserta il duello finale in Rai con Falcomatà, perché?). Non senza veleni, ovviamente. A destra come a manca ed è anzi proprio “manca” che gioca una carta fin qui inedita. Viene direttamente dal vicesindaco Neri una tesi elettorale che se sfiorasse il vero avrebbe dello sconcertante solo alla pronuncia esegetica. Reggio sarebbe invasa dalla spazzatura per volontà della Regione, a trazione centrodestra. Così il malcontento dei cittadini altro non potrebbe provocare se non il voto di “punizione” nei confronti di Falcomatà.
«La Regione – afferma Neri – chiude le discariche e gli impianti e come città di Reggio possiamo scaricare meno di 100 tonnellate al giorno di spazzatura, praticamente nulla. È evidente che la Regione, per far prendere voti in più al candidato leghista Minicuci, sta lasciando la nostra città sepolta dai rifiuti, nel tentativo vergognoso di lasciar cadere la colpa sull’attuale amministrazione e fare leva, in campagna elettorale, sulla spazzatura e sulla rabbia dei cittadini».
«Candidato legista Minicuci». Usa, non a caso, questa associazione Neri perché anche qui si gioca la partita. La squadra mediatica di Falcomatà spinge per consegnare definitivamente al Carroccio Minicuci, Lega che ha preso cifre non eccezionali in città al primo turno. E lui, il candidato del centrodestra, prova non a caso sistematicamente a smarcarsi dal partito di Salvini non solo affermndolo apertamente quanto, nel verbo e nelle movenze, provando ad imitare sempre di più la narrazione berlusconiana con tanto di Cannizzaro appresso (proprio lui che non lo voleva candidare). C’è Cannizzaro a fianco delle ultime uscite di Minicuci e non c’è Tilde Minasi, capogruppo della Lega in consiglio regionale. Questo tanto per capirci. Più azzurro in progress che mai Minicuci, «entro 180 giorni cambio la città». Una sorta di “contratto con i reggini” dal sapore fortemente berlusconiano. «Se (da sindaco, ndr) non rispetterò questo patto andrò a casa». E via i 10 punti da non perdere. Purché sia meno destra destra possibile, e meno Lega possibile. E chissà se è un caso che si rifà viva all’imbrunire persino Giorgia Meloni, in un video (mai vista a Reggio nel corso di tutta la campagna elettorale). «Cari cittadini di Reggio Calabria, manca pochissimo. Vi chiedo di aiutarci facendo una croce sul nome di Antonino Minicuci, perché è la persona giusta per una politica di buonsenso; una politica che voglia difendere la famiglia, i prodotti italiani, le imprese che creano lavoro e la sicurezza dei cittadini, che voglia combattere l’immigrazione irregolare. Tutte cose impossibili da fare con le amministrazioni della sinistra».
E che sia tutta a destra la narrativa e la narrazione della partita di Reggio (tra chi è contro, chi non può che esserlo e chi ne vorrebbe di più, di destra) ecco la controprova. Quasi una negazione in termini, la logica in soffitta. C’è persino una “destra”, che si fa chimare “comitato buona destra”, disposta a votare Falcomatà. Sì, Falcomatà. Evidentemente fornitore di una identità (non meglio precisata) ma più identificabile. Alla base della decisione di «scegliere il male minore» c’è, spiegano, «l’aver assistito, inermi, alla guerra tra le varie componenti della coalizione di centrodestra per la scelta del candidato a sindaco, dove se ne sono viste di tutti i colori. Da una parte Fratelli d’Italia, da sempre orientata a proporre un proprio candidato, che alla fine ha abdicato alle “opzioni” decise sui tavoli romani. Dall’altra, la guerra fratricida dentro Forza Italia, tra il deputato Francesco Cannizzaro e il senatore Marco Siclari, sfociata dopo roventi dichiarazioni, nell’accettazione di Antonino Minicuci, imposto da Roma e da Salvini, non perché il leader della Lega abbia davvero a cuore le sorti di Reggio, ma solo perché attraverso la conquista di una delle capitali del Meridione egli rafforzerebbe la propria leadership, allo stato “vacillante”, con Zaia che si pone come sua spina nel fianco all’interno del suo stesso partito».
Tra poche ore tutto sarà finito…

I.T.