Dalla Sila allo Stretto, le urne viscide della Lega

A San Giovanni in Fiore il Carroccio locale definisce i cosentini “zingari” (come etnia) per aver imposto la candidatura a sindaco di Succurro. A Reggio, sullo sfondo, la grande trappola per Minicuci, il nome griffato voluto da Salvini: manovre in corso nel ventre del centrodestra per condurre Marcianò al ballottaggio con Falcomatà

Si può scivolare in quota ma anche a livello del mare quando si aprono urne di Calabria e occorre che qualcuno lo spieghi al segretario regionale della Lega conterranea, ovviamente con altri retaggi alle spalle. C’è il referendum, certo. Ci sono le disfide nelle regioni tra le più pesanti del Paese. Ma dalla Sila allo Stretto ci sono urne mica da poco anche in Calabria e come nel gioco dello “schiaffo del soldato”, assieme al Pd di Zingaretti e Graziano onnipresenti in materia, rischia di finirci in mezzo direttamente la Lega di Matteo Salvini.
Siamo a San Giovanni in Fiore, appena appena la Sila prova a scendere con lo Jonio che si intravede. Qui le stranezze sono di casa e non basta a completare il quadro il “povero” Franco Laratta che con disperati messaggi vocali sparsi in giro ha provato a chiudere la lista del Pd, nessuno fino all’ultimo voleva farne parte. Il centrodestra che conta, quello in doppiopetto e a tavolino, cala l’asso di cuori rappresentato da Rosaria Succurro, troppo semplicisticamente accostata alle sorti di Jole Santelli. Si porta appresso anche Mario Occhiuto nel cuore e ha fatto famiglia con un pezzo non ortodosso del Pd, di fede renziana diciamo. Tutti giochi solo e troppo cosentini e così la Lega di San Giovanni in Fiore (sì, esiste anche la Lega a San Giovanni in Fiore) si arma di tastiera e social e definisce “zingari” i cosentini. Ci apre pure un hastag con questo slogan, il Carroccio della soppressata e del buon vino rosso. #cosenzacittàdizingari, e via adesioni a fiumi, proprio come il buon vino rosso che scorre. Segue risposta dalla città capoluogo che per tramite di varie fonti più o meno ufficiali parte con la controarei: sangiovannesi ingoranti. Con queste premesse, e questo clima “gioviale” sullo sfondo, la Lega di Calabria si appresta a giocare la partita nel più (ex) rosso dei municipi conterranei. Se il centrodestra vince sarà merito di chi ha candidato Succurro. Se invece perde la colpa sarà del Carroccio in soppressata che, ovviamente e manco a dirlo, non voterà mai l’assessore di Mario Occhiuto e anche di Jole Santelli quando era vicesindaco. Tutti cosentini, troppo cosentini. “Zingari”, a detta di chi sta a mille metri d’altitudine.
Sarà proprio l’altitudine ad alzare la pressione allora? In riva al mare, in riva allo Stretto e con il vento che sterilizza le pulsioni andrà meglio il prepartita per la Lega di Calabria?
Nemmeno a parlarne, al contrario. Qui il grande trappolone per il Carroccio che conta è davvero dietro l’angolo. Come è noto Matteo Salvini non ha mai messo in discussione la sua primordiale intuizione per il Comune di Reggio. Voleva Minicuci candidato a sindaco e Minicuci è passato. Per forza, anche perché la nomination alla Lega toccava. Ma non è stato facile per niente far filtrare e digerire il direttore generale del Comune di Genova al resto del gruppo, proprio per niente. E i risultati si toccano ora. Minicuci non viaggia con il vento che riempie le vele, “l’altra” sì invece dove per “altra” si intende la vera ed endemica sfidante di Peppe Falcomatà, Angela Marcianò. È una “costola” del modello in municipio che ha rotto con veemenza e ora si vuol giocare, da “nemica”, la vera partita. Ha provato più o meno in ogni modo e con ogni mezzo a diventare la candidata di tutto il centrodestra ma Salvini in persona non ha voluto sentire ragioni. Minicuci e basta. Un conto e dirlo però, anzi imporlo, altro è raccogliere i frutti sul campo. Mettici che di suo Marcianò coinvolge la “sponte” dei giovani e mettici che Minicuci, di suo, è più burocrate griffato di Palazzo che trascinatore di rivincite e il gioco, rischioso, è fatto. Perché Cannizzaro, Minasi, magari Scopelliti e perché no, la Cittadella, Minicuci non lo volevano e chi lo sa che non si intraveda un conveniente (per loro) ballottaggio da far giocare invece proprio a Marcianò. Che a quel punto conquisterebbe sul campo, per deduzione, l’investitura del centrodestra per la sfida finale con Falcomatà. Del centrodestra, ma non della Lega di Salvini che invece su Minicuci aveva e ha puntato.
In Sila le urne le rende viscide l’alba, la brezza di valle. In riva al mare il tramonto. Ma sempre viscide sono e chissà se il segretario regionale del Carroccio ha avuto modo di spiegarlo al leader maximo…

I.T.