Anestesisti in “soccorso” dall’Annunziata: ma nessuno si ricorda di Acri, San Giovanni e Trebisacce…

Convenzione tra Asp e azienda ospedaliera per attività “libero professionali” ma via Alimena “dimentica” di dare una mano anche a 3 importanti presidi. Guccione: segno evidente che Bettelini non conosce il territorio ma non è colpa sua, viene da fuori...

Si chiamano attività “libero professionali”. Cioè a dire il professionista sanitario lascia temporaneamente il servizio presso l’azienda che lo ha in carico e va a prestare “soccorso” in altri ospedali. Poi l’ospedale che ha “prestato” il materiale umano emette la fattura e distribuisce pani e pesci, naturalmente per un tempo limitato. È più o meno quello che è accaduto in convenzione tra l’Asp di Cosenza e l’azienda ospedaliera dell’Annunziata. L’Asp, come è noto, ha dei presìdi di sua competenza mentre l’Annunziata è un hub che ha bilancio e statuto in proprio. Accade che di questi tempi siano rari e ricercati gli anestesisti, un po’ come gli idraulici quando il rubinetto perde acqua. Il reparto di Terapia intensiva dell’Annunziata ne ha a sufficienza e così l’Asp ne prende in “fitto” alcuni, per quattro mesi (81mila euro la spesa complessiva), a beneficio di alcuni suoi ospedali. Dopo di che l’Annunziata emette fattura all’Asp e incassa il dovuto e lo distribuisce a chi ha prestato servizio fuori dalla sua sede naturale. La convenzione, il “pronto soccorso” per quanto riguarda anestesisti, è fresca di stampa e va a coinvolgere l’ospedale spoke Paola-Cetraro, l’ospedale di Praia a Mare, quello di Castrovillari e quello di Corigliano-Rossano. Tutto bene, tutto giusto. Ma c’è un “ma”, per niente banale. Dall’aiuto pagato dall’Asp mancano nella mappa gli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore e di Trebisacce. Forse che in alta quota o in riva allo Jonio non ci sia bisogno di sostegno in materia di anestesisti? «No, non è questa la ragione – commenta sarcastico il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione -. La verità è un’altra, più seria purtroppo. Il commissario dell’Asp di Cosenza, l’Asp più grande della Calabria e tra le più grandi d’Italia, viene da fuori. Da molto fuori. Semplicemente, non conosce il territorio della provincia di Cosenza che è vasto e disarticolato. Non è in malafede che ha proceduto, Bettelini. È stata ispirata da qualcosa di peggio. Ignoranza nei confronti del territorio. Questo è uno dei prezzi che si pagano quando si “catapultano” dal profondo Nord professionisti a dirigere un colosso come l’Asp di Cosenza…».

I.T.