Ultime ore e poi (forse) toccherà a Minicuci sfidare Falcomatà

Giorni frenetici per il centrodestra in vista della candidatura a sindaco di Reggio (che tocca, sulla carta, alla Lega). Il direttore generale del Comune di Genova è in pole position e ha già incassato il sì di Salvini, che nei prossimi giorni sarà sullo Stretto. Ma le incognite, e i colpi di coda dell'ultimo momento, sono sempre in agguato

Occorrono 22 pagine per farsi una idea del curriculum di Antonino Minicuci, direttore generale del Comune di Genova a titolo gratuito, in applicazione quasi pioneristica della legge Madia (prima si è occupato tra le altre cose di anticorruzione all’interno dello stesso municipio della lanterna). Figura di prestigio, con timbro sulla carta di identità di Melito Porto Salvo. È lui, in splendida solitudine “tecnica”, il gran favorito per la candidatura a sindaco di Reggio in quota centrodestra e in quota Lega, soprattutto. Perché al Carroccio, che però non ha nessuna intenzione né convenienza a correre da solo, tocca la nomination secondo vecchi schemi. E proprio qui sta il problema, uno dei problemi. Il primo sta invece in questa equazione a forma di scatola cinese. A Reggio lo sa anche lo Scirocco che per il dopo Falcomatà (che è ricandidato per il centrosinistra) è strafavorito il centrodestra. Quindi diventa più importante spuntarla per la candidatura ora che cercare schede da segnare con la matita in autunno. E hai detto niente però, perché il centrodestra è favorito se non ci sono spine o comunque se le rose prevalgono ma se il quadro si complica può accadere di tutto. Per ora Salvini tiene il punto e pare non voglia sentirne di altre ragioni, per lui il profilo ideale è proprio quello di Minicuci. Nei prossimi giorni il leader della Lega sarà proprio lungo lo Stretto e non fa mistero di immaginare di far sedere al suo fianco proprio lui, Antonino Minicuci. Quello con le 22 pagine di curriculum che iniziano con commissioni di esami nelle scuole negli anni Ottanta planando su una miriade di Comuni di mezza Italia (come consulente e dirigente) con un parentesi pure nella prefettura di Catanzaro. Messa su questo piano non c’è partita e Salvini non vede l’ora di calare un tecnico di spessore in una terra viscida e maledetta, con insidie post elettorali di ogni natura dietro l’angolo. Ma il quadro va tenuto unito e fin qui è stata Forza Italia a storcere il muso, in particolare quell’azzurro che rappresenta Ciccio Cannizzaro, nel Reggino intestario del marchio. Non ci sono opposizioni di merito alla candidatura di Minicuci (né potrebbero essercene) ma di portata politica dal momento che nell’universo reggino del centrodestra è ancora sanguinante l’intifada tutta interna al post regno di Scopelliti. Cannizzaro mette il muso di traverso, lanciando segnali di non gioia in merito alla candidatura di Minicuci. Ma altro non può, perché è di Salvini la nomination. Semmai un parere è richiesto a Tilde Minasi, capogruppo in consiglio regionale della Lega e fino a non molto tempo fa anche corteggiata proprio per una corsa a sindaco di Reggio. Lei, fin qui, non ne ha voluto saperne finché non è spuntato il nome di Minicuci ed è stato allora che Minasi ha preferito spingere invece per la candidatura di Lombardo, figlio dell’ex procuratore di Catanzaro. Cognome che non ha bisogno di presentazioni, profilo e retaggio che incutono riverenza, con un unico “problema” però di esclusiva e paradossale pertinenza politica: ha un fratello assessore al Comune di Bologna, ovviamente con la casacca del Pd. Non ci sono ostacoli ontologici ad avere un fratello che la pensa diametralmente all’opposto da te, ma per Salvini è più forte il pericolo della pubblicità “bifronte” in negativo e pare abbia già bocciato in partenza (ma solo per questa ragione) la nomination. Che ci ripensi allora Tilde Minasi pur di non mollare il punto? Ritorna sui suoi passi e accetta la candidatura che comunque le era stata offerta prima dell’indicazione di Minicuci? Difficile che andrà così, la sfida in consiglio regionale non è secondaria per lei e poi ormai sembrerebbe più un accanimento pregiudiziale contro Minicuci che una corsa a sindaco vera e propria, peraltro rifiutata in un primo momento.

Ci sono poi delle incognite a forma di sorpresa. Una tutto sommato consolidata, Angela Marcianò. Che entra ed esce dalla partita, stabilendo con cura di non apparire mediaticamente troppo interessata alla faccenda. Il profilo giovane e combattivo occupa per Salvini (in positivo) solo una parte dell’opera di concincimento. L’altra, più importante per il leader della Lega, ha a che fare proprio con l’esperienza della stessa Marcianò nella squadra di Falcomatà, ovviamente prima della burrascosa lite e separazione politica tra i due. E se vale per Lombardo con un fratello assessore Pd a Bologna figurarsi se non può valere (il “bifronte”) per chi comunque nello stesso Palazzo ha avuto un ruolo di governo ma con il centrosinistra. Marcianò in ogni caso non è fuori dalla partita non fosse altro perché non ha mai negato (in alternativa) di ambire alla costituzione di un polo civico. Un polo “terzo” che diventerebbe qualcosa di più che un’area di disturbo. Un polo che potrebbe ospitare al suo interno, magari come concorrente a sindaco, la figura di Paolo Zagami, professionista reggino ben inserito a Roma e Milano. Avvocato, proveniente da una famiglia di notai, Zagami rimane (per ora) nell’ombra con la possibilità di “sfondare” il muro leghista e spuntarla in extremis. Presidente dell’associazione “Reggio Viva”, Zagami nei giorni scorsi ha incontrato proprio Angela Marcianò, Giuseppe Bombino e Lamberti Castronuovo. Ma proprio quest’ultimo pare si sia smarcato quasi con effetto sorpresa. Della serie, se polo civico deve essere perché non divento io il candidato?

Poche ore, al massimo qualche giorno, e sapremo. Poi ci penserà Salvini a timbrare volando a Reggio per la “benedizione”. La maggior parte delle strade per ora portano a Genova, alla direzione generale del Comune. È da qui che si dovrebbe “prelevare” Minicuci per la poltrona di sindaco. Ma a Reggio più che altrove c’è chi consiglia prudenza sempre fino all’ultimo. Un’alba strana, magari “rumorosa”, e tutto può cambiare…

I.T.