Votano sempre gli stessi (gli altri si girano dall’altra parte…)

Sconcertante la percentuale "immobile" del 44% tra il 2014 e ieri. Nello stesso arco temporale l'Emilia ha raddoppiato l'adesione. Il blocco che varca le urne quello è. Clientes, fornitori, pazienti in lista d'attesa e "militari" delle cosche più importanti...

C’è un forte e malinconico sospetto dietro i dati che fotografano la partecipazione dei calabresi al voto. Decadente sospetto. E cioè che a votare siano sempre gli stessi, cognome in più e cognome in meno. La percentuale dell’affluenza praticamente sovrapponibile tra il 2014 e il 2020 (44,16% e 44,32% di ieri) è per certi aspetti sconcertante. Difficile immaginare che non sia sempre lo stesso corpo elettorale ad andare al voto. Pure a voler sostituire di fantasia l’elettorato del 2014 superandolo con quello attuale non sarebbe mai venuta fuori, praticamente, la stessa percentuale. Tant’è che il sospetto non è nemmeno tale, a guardar bene. È certezza, persino aristotelica. Chi ha varcato i seggi nel novembre del 2014 lo ha rifatto ieri, ultima domenica di gennaio. Quando la matematica la smette di voler somigliare a una opinione (per apparire più figa) dice solo cose serie. C’è un blocco di addetti ai lavori, clientes, società civile interessata, fornitori, pazienti, affiliati alle cosche che è “tarabile” ormai attorno al 44%. Questo nucleo va al voto in Calabria e non c’è niente da fare, non cresce né diminuisce. Nello stesso arco temporale in Emilia si è passati dall’affluenza monstre (in negativo) del 37,76 del 2014 a quella adrenalinica di ieri, 67,67. L’Emilia umorale e incazzata se non isterica del 2014. E l’Emilia che ritorna in massa alle urne, alla “chiama” popolare del fortino da difendere o da espugnare. Praticamente il doppio dell’affluenza del 2014 in Emilia, quella registrata ieri. È come aver fatto innamorare di nuovo, all’esercizio del voto, un cittadino su due. Chissà se è anche da qui che passano le coordinate della civiltà. Ferma, disillusa e disinteressata per il 56% degli aventi diritto. E magari in “lista d’attesa”, interessata se non ‘ndranghetista del tutto per il restante 44%. Questa è la calabresità al voto. Il resto, tra disincanto e puzza sotto il naso, se ne sta in disparte. Chi vince e chi perde, poi, è solo questione di come giri la moneta. Testa o croce si decide prima e chi deve puntare punta. Non ci sono sorprese possibili in Calabria. Tanto al prossimo giro si ricomincia…

I.T.