Quel concorso (“elettorale”?) del consiglio regionale

È l'avviso di “San Silvestro”, emanato il 31 dicembre. Concorso pubblico per esami per la copertura di alcuni posti (a tempo indeterminato) per “funzionario analista e valutatore delle politiche pubbliche”. Insorgono tutte le sigle sindacali che ne chiedono l'immediata revoca anche per ragioni di opportunità, «il direttore generale di Palazzo Campanella è in regime di prorogatio e poi siamo in piena campagna elettorale...»

«Guarda sempre cosa pubblicano i “palazzi” il giorno prima di Natale, di Capodanno e a cavallo di Ferragosto. Nelle deliberazioni si possono nascondere proprio in giorni come questi delle sorprese…». Una dritta del genere non rischia mai di tramontare dalle nostre parti (risale a una confidenza sottovoce rilasciata più di 20 anni fa da un burocrate di prestigio della Regione Calabria). Figurarsi poi, viene da aggiungere, all’ultimo chilometro prima dell’apertura delle urne per l’elezione del presidente della giunta e del consiglio regionale.
È il 31 dicembre dell’ormai archiviato 2019. Una ventina di giorni fa, per intenderci. La direzione generale del consiglio regionale (che opera e agisce in regime di prorogatio) pubblica l’avviso per un concorso per esami per la copertura di due posti per “analista e valutatore delle politiche pubbliche”, ovviamente a tempo pieno e indeterminato. Si tratta di un posto da “funzionario analista” all’interno della struttura organizzativa del consiglio regionale. Segue “l’elevato grado di conoscenze plurispecialistiche nell’attività tecnico-giuridica-amministrativa” che viene richiesto ai partecipanti nonché “l’assunzione diretta di responsbailità di risultati”. Insomma uno storico di livello, per poter far gara. Nonché una dinamica esperienza a saper fare conseguire risultati importanti alla pubblica amministrazione. Un avviso pubblico emanato il giorno di San Silvestro e dalla direzione generale del consiglio regionale che agisce in regime di prorogatio.
Passano più ore che giorni e arriva l’incrociato fuoco di fila di tutte le sigle sindacali in circolazione. E tutte a chiedere l’immediata revoca del concorso per diversi motivi tecnici e formali e uno (non meno formale) che però sta sullo sfondo e che è irrituale trovare nelle note aride delle confederazioni: la selezione pubblica è inopportuna perché siamo in piena campagna elettorale e c’è il rischio concreto della strumentalizzazione, come risonanza mediatica. Se non è inedita è come minimo rara la coincidenza della voce “all’unisono” dei sindacati. Dalla Cisl funzione pubblica alla Csa, alla Cgil, sempre funzione pubblica. Per tutte le sigle è misteriosa l’assenza nel sito del consiglio regionale del piano di fabbisogno triennale. Cui fa riferimento l’avviso pubblico ma, a dar retta ai sindacati, è solo parvenza perché il piano di fabbisogno semplicemente non c’è. La deliberazione della direzione generale rimanda la necessità di rinforzare l’organico proprio al piano di fabbisogno ma “dimentica” di pubblicarlo il piano, secondo i sindacati. Non solo. Esiste il comitato paritetico (sulla carta) che sostanzialmente deve servire proprio a questo e cioè alle informazioni e alle analisi preventive, da parte anche dei sindacati, a proposito degli organici delle pubbliche amministrazioni. Comitato che, nella fattispecie, non sarebbe stato convocato salvo post mortem, cioè il 2 gennaio e proprio subito dopo la divulgazione dell’avviso e delle lettere (incazzate) dei sindacati. Della serie, la pezza rischia di essere peggiore del buco. Ma tutte le sigle concordano, anche nella dialettica, su di un punto: l’inopportunità temporale dell’avviso pubblico. Con una chicca però, tutta della Csa. La delibera sarebbe intinsecamente nulla perché «non è stata predisposta in conformità all’articolo 40 comma 1 del codice amministrativo digitale (Cad) e di conseguenza, come ribadito dalla giurisrpudenza amministrativa, un atto predisposto non con mezzi informatici è nullo in maniera radicale e insanabile».
Fatta salva questa “annotazione” in più che evidenzia la Csa il resto è sovrapponibile per cui diventa gioco facile selezionarne una, di lettera. Scrive la Cgil che «pur essendo favorevoli a politiche occupazionali e di sviluppo delle carriere al consiglio regionale della Calabria si ritiene che oltre a mancare la pubblicazione degli atti prodromici all’avvio delle procedure sia utile e opportuno il loro rinvio al fine di evitare ogni possibile strumentalizzazione essendo ormai in regime di prorogatio del mandato politico ed amministrativo ed essendo già avviata la campagna elettorale per il rinnovo della giunta regionale della Calabria». Già, una “coincidenza” ingombrante. Inopportuna. Magari, perché no, persino “scatenante”…

I.T.