«Non riesco a pensare ai calabresi che votano per Salvini»

Pippo Callipo all'ultima curva nella settimana che porta al voto. «Vogliono colonizzarci e commissariarci l'intera regione. È un'offesa alla nostra dignità». «Impresentabili dall'altra parte?Hanno imbarcato di tutto, non sempre è necessario aspettare la magistratura». «Per la prima volta nella storia calabrese s'è fatta pulizia nelle liste, ho rifiutato pacchetti di voti... ». «Oliverio? Non tutto è da buttare a mare, anche se in gran parte ha fallito». «Gratteri? Non mi piacciono le tifoserie ma stavolta c'era da scegliere da che parte stare...»

Presidente Callipo, secondo lei la si riesce a riscaldare nell’ultima settimana questa (anomala) campagna elettorale? Il clima “britannico” tra lei e Santelli non ha aiutato, in tal senso. Per non dire della marginalità assoluta della Calabria rispetto alle urne emiliane…
«Finora ho espresso dei concetti abbastanza forti, ho anche invitato la signora Jole Santelli a dimettersi da deputata prima delle elezioni per dimostrare che, comunque vada il 26 gennaio, resterà in Calabria a rappresentare i suoi elettori. Non ho avuto risposta. Ma, al di là di questo, rispetto tutti i miei avversari e da me non sentirete mai uscite che fuoriescono dalla dialettica politica e vanno sopra le righe. È vero quello che dice sulla marginalità della Calabria per l’opinione pubblica nazionale, ma è altrettanto vero che non c’è nessuno più di me che è “sganciato” dalle logiche dei partiti nazionali. E va anche riconosciuto che il Pd, a partire da Nicola Zingaretti e passando per molti esponenti del governo, sta investendo moltissimo sulle elezioni calabresi e sul rinnovamento della classe dirigente».
È la Lega il principale bersaglio mediatico, elettorale, politico, sociale della sua campagna elettorale? E perché?
«Perché non mi capacito di come i calabresi possano votare un partito fondato da chi dice che non dobbiamo “straripare” verso il Nord. Ma non è solo questo. Prenda le ultime dichiarazioni che Matteo Salvini ha fatto nel suo ultimo tour calabrese: vorrebbe “affiancare” al presidente della Regione Calabria i governatori delle Regioni del Nord. Quali interessi finirebbero per tutelare? Non mi rassegno al fatto che qualcuno pensi che dobbiamo essere commissariati, anzi colonizzati, dalle aree forti del Paese. È un’offesa alla nostra dignità, ma questi pregiudizi li abbiamo alimentati votando per decenni per chi in molti casi ha tutelato solo i suoi interessi e non quelli della collettività».
Lei, proprio in queste ore, ha affermato che Santelli fa fatica ad andare in giro predicando purezza e rinnovamento con quei “figuri” che si trova nelle liste. A cosa si riferisce? A chi sta in politica da 50 anni? Ai transfughi? O c’è dell’altro nel centrodestra?
«Mi pare evidente che abbiano imbarcato di tutto, dai transfughi del centrosinistra ad alcuni portatori di pacchetti di voti a cui io ho chiuso le porte. Se ci sia dell’altro non spetta a me dirlo, penso che i cittadini abbiano sufficiente coscienza critica per valutare liberamente. Mi limito però a richiamare le recenti parole del procuratore di Reggio Giovanni Bombardieri in un’intervista all’Avvenire: “La politica non deve valutare i fatti come la magistratura. Vanno osservati atteggiamenti e condotte che non sempre coincidono con condanne penali”».
Senta, a noi dei sondaggi interessa poco. Ma avete la metà delle liste degli avversari e poi il Pd vive la più grave delle sue intifada calabresi. Questo per dire che tutti contano sull’innegabile effetto trascinamento che lei porta in campo. Il grande imprenditore e marchio di successo per risollevare la Calabria. La avverte questa responsabilità? Ci conta sulla rimonta?
«Avverto la responsabilità di cui mi ha parlato Riccardo Montanaro, un 17enne catanzarese che è il principale “artefice” della mia candidatura. Qui non è questione di “marchio” né di “successo” per come lo si intende nel mondo dell’imprenditoria. Qui è questione di emergenza sociale: in Calabria la pervicacia dei sistemi criminali che hanno infettato il cuore dello Stato e delle sue articolazioni rischia di negare il futuro ai nostri figli e ai nostri nipoti. Di fronte a ciò non posso stare a disquisire sui meri numeri. Quello che conta è che alla Regione ci vadano persone libere che non prendono ordini dai campioni delle clientele o dai nuovi colonizzatori che vorrebbero fare gli interessi del Nord».
Quanto è stato protagonista attivo del repulisti nelle liste che lo sostengono?
«Lo sono stato e lo rivendico con orgoglio perché, a detta di tutti, non era mai successo in Calabria che nella selezione dei candidati si fosse badato più al rinnovamento e alla legalità che alla forza dei numeri. Ci sono politici che sono venuti a dirmi di avere nel cassetto migliaia di voti e io ho risposto che quei cassetti per me possono rimanere chiusi. La stessa fermezza la userò dopo che avremo vinto le elezioni. Non possiamo più permetterci di mettere in mano la Regione a chi coltiva il proprio orticello a spese dei calabresi».
Mi dice due sole parole per archiviare la stagione Oliverio? Finisce qui?
«Non sarei intellettualmente onesto se dicessi che tutto è rimasto com’era prima. Alcuni passi avanti sono stati fatti e io sono tra quelli che pensano che uno dei mali della Calabria è che ogni volta chi arriva al governo della Regione demolisce tutto quello che è stato fatto in precedenza. Ma è altrettanto innegabile che molte cose sono peggiorate. Una cosa che sicuramente è mancata è la capacità di ascolto, si è acuita la distanza tra il palazzo e i cittadini».
Nel 2010 era solo contro i blocchi. Nel 2014 ha appoggiato “eroicamente” Wanda Ferro ancora una volta contro i blocchi tutti dall’altra parte, trasversalmente. Ora sente che è la volta buona perché ha una squadra con sé?
«È la volta buona perché i calabresi, ne sono certo, hanno capito che rischiamo di precipitare in un baratro da cui difficilmente potremmo riemergere. E sono orgoglioso della scelta di coraggio che un grande partito di massa come il Pd di Nicola Zingaretti ha fatto decidendo di sostenere la nostra rivoluzione».
Come può provare a rialzarsi questa terra? Le prime cose che farebbe da subito una volta eletto presidente…
«Guardi, nessuno ha la bacchetta magica e non c’è una sola priorità, ci sono tante priorità: la sanità, il lavoro, l’ambiente, le infrastrutture… Penso però che per attuare qualsiasi proposito di buon governo si debba partire dalla macchina amministrativa: se non si rende efficiente la burocrazia, se non si semplificano le procedure e non si eliminano le storture di quella che io chiamo “mafia con la penna” ogni progetto di rinascita rischia di essere vano».
Che peso avrà secondo lei il crimine e il malaffare dietro le urne dI domenica?
«Questo non so dirlo, però sono convinto che i calabresi non siano più disposti ad essere sudditi dei padrini e dei notabili che hanno fatto il bello e il cattivo tempo per decenni. Io penso che la ‘ndrangheta vada demolita anche smontando il mito che la vuole capace di decidere il destino di un intero popolo. Non è così è i calabresi lo dimostreranno».
Pro o contro Gratteri. O di qua o di là, ci pare di capire. Ma è questo l’unico perimetro per inquadrare la partita? Esiste e può esistere una via di mezzo?
«No, a me non piace questa divisione per tifoserie e non contribuirò ad alimentarla. Il mio sostegno al procuratore Nicola Gratteri è noto da tempi non sospetti e continuo a pensare che l’azione della sua squadra vada sostenuta dalla società civile. Non è però questo l’unico campo in cui si gioca la partita del futuro della Calabria, la magistratura e le forze dell’ordine fanno il loro dovere e speriamo che continuino a farlo con i risultati che vediamo da un po’ di tempo a queste parte, ma noi dobbiamo riempire quegli spazi di cui parla Gratteri con l’impegno politico sano e con l’antimafia quotidiana, quella di chi da decenni resiste in territori difficili e continua a non piegarsi. Ad ogni modo non sono un tipo da vie di mezzo e penso che quella della legalità sia un’emergenza che chi fa politica in Calabria oggi non può far finta di non vedere».

D.M.