La “cambiale” scoperta per il borgo da salvare

Fondi della Regione per le aree marginali ma da cristallizzare, un tesoro da conservare. Corrono tutti i Comuni alla “cassa” e firmano convenzioni ma alla resa dei conti, cioè alla pubblicazione dei benerficiari, c'è chi rimane (con immensa sorpresa) a bocca asciutta. Il caso di Zumpano

Siamo a novembre. Non due mesi fa, o non solo due mesi fa. Ma “un’era geologica” fa in termini di aspettative e di logica di gestione politica della “regnanza”. Detta in altri termini, tutta un’altra storia e non solo perché, virtualmente, ancora erano tutti candidati o candidabili per la presidenza della Regione. Ed è proprio il 25 di novembre che il Comune di Zumpano firma la convenzione con la Regione per i fondi destinati alla “valorizzazione dei borghi della Calabria”. Siamo all’interno del progetto strategico Fsc 2000/2006, a cura del dipartimento Urbanistica e beni culturali. Lo schema è semplice quanto paradossale, come formulazione. Sono centinaia i Comuni che potenzialmente e materialmente si rendono disponibili a correre alla “cassa” ad ampie falcate. I fondi ci sono, almeno sotto il profilo dell’esibizione. E alzi la mano chi tra i municipi non ne vuole, tenendo conto che un borgo non si nega a nessuno (la grande maggioranza dei paesi di fatto è un borgo da salvaguardare). Nulla o poco da eccepire sulle finalità ma occhio alla tecnica.
Nel verbale da sottoscrivere si dà conto dell’intendimento della Regione che è quello di «avviare nel più breve tempo possibile la fase attuativa con l’emissione di decreti di finanziamento». Non prima, ovviamente, di aver tenuto conto di alcune cose. La prima, il Comune eventualmente beneficiario non deve aver usufruito di altri fondi in passato elargiti per le stesse finalità (verifica post morte, salvo buon fine). La seconda, il Comune che sottoscrive il verbale d’intesa dichiara, «sotto la propsia responsabilità la non sovrapposizione dei finanziamenti con gli interventi proposti nella scheda-formulario trasmesso, mediante procedura telematica». Più semplicemente significa questo. Tu, Comune, invii preventivamente uno schema di interventi che secondo te si rendono necessari per la salvaguardia del tuo borgo. Il dipartimento valuta e indica, indirizza un tetto di spesa. Ma prima di esaminare analiticamente se quegli interventi sono effettivamente necessari e unici, nel senso che non sono doppioni con altri che possono agire sullo stesso luogo, indica una cifra da spendere. Il tutto, però, è salvo buon fine e lo è nella connsapevolezza delle parti perché non solo il Comune che sottoscrive il verbale ammette che toccherà a una commissione poi valutare gli interventi quanto (ai limiti del “capestro”) dichiara preventivamente che si impegna alla rinuncia di ogni contestazione in sede giudiziaria». Sì, è proprio così. Il Comune firma e si porta a casa, ma non ancora all’incasso, una vera e propria “cambiale” in bianco. Presenta l’elenco dei lavori da effettuare (salvo buon fine). Dichiara di non aver ricevuto in passato fondi simili (salvo buon fine). Giura e spergiura che non esistono doppioni e simili nel progetto (salvo buon fine). E sentenzia che non ricorrerà ad alcun giudice se poi i soldi non gli arriveranno, perché tanto è tutto salvo buon fine. Siamo alla contrattualizzazione di una promessa. All’istituzionalizzazione del “pagherò”. Alla canna del gas che diventa ultima speranza. Non solo salvo buon fine, ma salvo brutte sorprese purtroppo.
È il 25 novembre quando il Comune di Zumpano sigla con la Regione il verbale d’intesa. Il dipartimento, valutati gli interventi previsti nel progetto, mette a disposizione 400mila euro complessivamente per la salvaguardia dle borgo. È tutto salvo buon fine, ma Zumpano ci spera. Quando viene pubblicata però la graduatoria ufficiale dei Comuni beneficiari degli interventi Zumpano non c’è più. Borgo dissolto, non c’è più nulla da salvare. Dal “salvo buon fine” si passa al “si salvi chi può”. E il verbale sottoscritto? Non vale niente, anche perché il municipio ha già dichiarato che non avrebbe impugnato nessun atto. Dai colli fino alle montagne più nascoste si odono a decine di casi simili. Verbale sottoscritto, cane all’osso, promesse con timbro e firma, e poi niente. Chissà perché…

I.T.