Giustizia, sale la tensione

Le dinamiche interne ai provvedimenti del Csm sulle procure calabresi finiscono nel mirino di un dibattito in Parlamento. Ennesima incursione (a gamba tesa) di Vittorio Sgarbi che difende Lupacchini e conferma uno strano occhio di riguardo alle vicende conterranee...


Sullo speciale calendario “pitagorico” del premier Conte, quello che non cerchia in rosso le feste né le vacanze, c’è però un cerchio nero (come fosse un eclissi infinito e totale) attorno al dibattito e alla votazione sulla prescrizione. Molto più che nei pressi del voto in Emilia, per intenderci. Come fosse quella la riga al centro del campo che dividerà l’oro dal piombo. O i bianchi dai neri. O i buoni dai cattivi. Più semplicemente, chi vuole far vivere questo governo da chi non vede l’ora di mandarlo a casa. Lo sa Conte questo, lo sa Di Maio ma lo sanno anche Renzi e Salvini. I due “mattei” paradossalmente (ma mica tanto) allineati sulla stessa linea del fronte in questa partita. E lo sa anche bene Zingaretti che non si fida del voto segreto, tutt’altro. C’è qualcuno che si spinge a contare in decine i parlamentari del Pd che nel segreto del box in Aula voteranno alla fine contro la cancellazione della prescrizione così tanto inseguita dal ministro Bonafede. Un tema sanguinante questo, un nervo assai scoperto. Un ring pieno di guantoni che metterà per davvero e trasversalmente garantisti da una parte e giustizialisti dall’altra. Senza distinzioni di latitudine, magliette o sigle di partito. E se Zingaretti (che ha capito l’antifona e i rischi) tace lo stesso non si può dire per Renzi che invece picchia palesemente in testa. E dagli studi de “La 7” non ha dubbi, su questo punto voterà contro il governo, costi quel che costi. E proprio questo è l’incrocio a semaforo lampeggiante, costi quel che costi. Tutto dipenderà dal voto di fiducia che come cappello potrà caderci di sopra, come disperata arma per contenere il provvedimento del governo. E lì conosceremo se la buccia di banana sarà definitivamente scivolosa o se invece avrà asciugato il suo umido. Un incrocio esiziale, quello della prescrizione. Che nell’attesa non viene introdotto da un clima per niente alla camomilla. Tutt’altro. A Roma come a Catanzaro. E se dalle parti conterranee è il caso Lupacchini a tenere banco (il terzo trasferimento di magistrati calabresi in poche settimane, con parole di fuoco tra l’altro da parte del legale dell’ex pg del capoluogo) non va meglio certo dalle parti del Parlamento. Dove la tensione, naturalmente, c’è chi continua ad alimentarla introducendo sistematicamente legna da ardere nel fuoco.

È il caso di Vittorio Sgarbi, manco a dirlo. Che nel corso di un dibattito sull’amministrazione della giustizia (datato martedì) affonda per l’ennesima volta la sua gamba anche tesa nelle dinamiche calabresi. E spara a zero sulle “disattenzioni” del ministro. Sgarbi difende pubblicamente Lupacchini (pubblichiamo il video del suo intervento), attacca Gratteri e chiede che Bonafede ne dia conto prima o poi della vicenda. Non è la prima volta, e probabilmente non sarà neanche l’ultima, che Sbargi affila gli artigli su cose di Calabria. Anche su quelle più delicate e senza barriere di protezione, che siano di natura politica o giudiziaria. Prima o poi, con la schiettezza pittoresca che si ritrova, confesserà anche il perché di questo suo interesse…

 

 

I.T.