Il terzo “no” di Salvini e il derby di Calabria

Il centrodestra ancora al palo a proposito del candidato a governatore. Nelle prossime ore l'arcano da sciogliere. Il leader della Lega in difficoltà nell'elaborazione del “rifiuto” anche per la corsa di Jole Santelli. Che però è in campo, ma lo sono anche Sergio Abramo e un nome azzurro di superamento. A meno che non si decida di passare la mano a Giorgia Meloni...

Non è facile per Salvini elaborare il terzo “no” a Silvio Berlusconi. Il primo per definizione (Mario Occhiuto). Il secondo per familiarità (Roberto Occhiuto). Il terzo per deduzione (Jole Santelli) che però stavolta rischia di essere un po’ debole come tesi anche perché di suo la coordinatrice regionale di Forza Italia aggiunge che dà del tu a Silvio, ha il partito calabrese per tre quarti in mano ed è donna, potenzialmente prima donna a corrrere per davvero per la Cittadella. Eppure in cuor suo Matteo Salvini, un “cuore” in videoconferenza con la Lega conterranea versione alla calabrese, vorrebbe proprio elaborarlo questo terzo “no”. Proprio perché Jole sta a Roberto che a sua volta sta a Mario, riporta lo schemino fatto recapitare sulla scrivania di Salvini. Ma le crociate tra bande sono una cosa, la politica nazionale e l’Emilia da conquistare un’altra e Salvini in queste ore sta misurando e pesando per davvero il grado di attenzione che Berlusconi riserva alla pratica Calabria. E lo guarda negli occhi. Anche perché tutto può permettersi Salvini tranne che perdere o mettere in “frigo” i (pochi) voti di Forza Italia dalle parti di Bologna. Tutto serve, e tutto gli serve, per “cazzottiare” definitivamente Conte (non Di Maio) così da mandarlo (senza fretta) a casa. Detta in altri termini se Berlusconi si mette davvero di traverso e sposa la tesi che il sindaco un po’ “appesantito” no, il fratello nemmeno perché è il fratello ma che dire sulla coordinatrice regionale e deputata e persino donna? Si elabora il “no” anche stavolta sol perché è proprio Jole Santelli la protesi più vicina e affidabile nel pianeta azzurro per quanto riguarda i fratelli Occhiuto? Salvini che fa, sceglie il candidato berlusconiano facendo finta che tocchi a Forza Italia la nomination? Se Berlusconi la mette su questo piano è un “no” (il terzo) non semplice per Matteo Salvini che invece proprio un “no” vorrebbe sentenziare. Per svariate ragioni. Da qui la palla gettata in un piccolo calcio d’angolo che va battuto in fretta però, il tempo sta per scadere e anche se il “tonno” ultrasettantenne non preoccupa (men che meno il Pd) è pur sempre vero che oggi a Maierato si sono scattate foto elettorali con Zingaretti e scatolette giganti. Tra sabato e domenica al massimo l’arcano va sciolto e poco importa se c’è la festa dell’Immacolata in mezzo. Intercettato sull’uscio di una presentazione di un libro a Milano Salvini, e lo sa fare poco, l’ha buttata sulla supercazzola. Abbiamo ragionato, abbiamo detto, abbiamo fatto. Ma non c’è niente ancora e a domanda precisa sulla Calabria s”è affidato ai massimi sistemi tipo lo schema complessivo per l’individuazione dei profili che debbono correre nelle regioni. Ma un conto è il voto di Campania e Puglia in tarda primavera altro è la Calabria, si vota tra poco più di due mesi e il centrosinistra è già in campagna elettorale senza contare che per la stessa data, il 26 gennaio, in Emilia il centrodestra è già alla decima iniziativa elettorale.
Ma c’è il nodo da sciogliere (il terzo “no” di Salvini) e nessuno può farlo se non lo stesso leader della Lega e Berlusconi. Che ha compagnie (politiche) nuove negli ultimi tempi, deputazione all’avanguardia che ha iniziato da un bel pezzo a sussurrargli nell’orecchio che Forza Italia ha altre due vie d’uscita così da non sbattere al muro in nome degli Occhuto e Santelli. Una (in calo come quotazione) che di azzurro ha avuto il papà governatore (Caterina Chiaravalloti, presidente del Tribunale di Latina). E l’altra un sindaco, anche questo un sindaco. Non estraneo al colore di Forza Italia e cioè Sergio Abramo. Così gli azzurri mantengono il diritto alla nomination e non sono costretti (per defezione interna) a passare la mano a Giorgia Meloni che ha pronto il nome di Wanda Ferro da un bel pezzo. Un po’ come accade quando si gioca a poker, se quello che sta prima di te passa e tocca a te. Se quello che siede prima di te non se la sente di perdere pezzi e fiches la mano tocca a te. Ma Forza Italia non passa (ancora) la mano e deve sbrogliare l’arcano. Gli tocca. O difende il punto sulla terza nomination ufficiale, a cui Salvini vorrebbe dire “no” ma gli servono ore per elaborarlo. Oppure sempre Forza Italia vira su altro sempre all’interno del diritto di nomination e in campo c’è un altro sindaco (Abramo) o il superamento del braccio di ferro e cioè un civico togato (Caterina Chiaravalloti). Ma c’è da fare in fretta altrimenti Forza Italia è costretta a passare la mano (e non è detto che l’ipotesi dispiaccia a tutti gli azzurri) e si va avanti con il giro di poker. Dove è seduta Giorgia Meloni che sappiamo bene chi farebbe scaldare a bordo campo…

I.T.