«Spiava per i cinesi». Ex ambasciatore calabrese verso il processo

Bonifici bancari e promesse di milioni di euro. Regali, viaggi e carte prepagate. In cambio, Antonio Morabito, calbrese, ex ambasciatore italiano a Monaco e ministro plenipotenziario, attualmente alle dipendenze della direzione generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, avrebbe “girato” da alcuni “mediatori” informazioni sulle aziende italiane, interessate a partecipazioni di terzi al capitale sociale, favorendo il «cosiddetto shopping aziendale cinese». Da Versace al Regina calcio. Notizie «esclusive e riservate», chiariva il diplomatico al telefono ai suoi interlocutori. E nell’area di interesse rientravano anche le infrastrutture e aziende controllate dallo Stato, come Enel. I rapporti con gli investitori cinesi erano curati da tre intermediari, Angelo Di Corrado, il commercialista Marco Gianneschi e l’avvocato Hui Xu Cheng, che avrebbero retribuito l’ambasciatore in cambio delle preziose informazioni. Gli imprenditori Nicolò Corso e Vincenzo Di Grandi, invece, avrebbero pagato il diplomatico per ottenere i contatti con le autorità di alcuni paesi del Nord Africa. Ora il pm, Giuseppe Deodato ha chiuso le indagini per una sistematica opera di corruzione, ricostruita dalla Guardia di finanza e avvenuta tra il 2016 e il 2017.