Regionali, appello agli aspiranti governatori per una Calabria “più consapevole”

Calabria al voto il prossimo 26 gennaio, questa una certezza (almeno presumo). Con quali idee, iniziative e azioni concrete per rilanciare il sistema economico e sociale? Questa una incertezza (almeno credo).

Proviamo, per una volta, a posticipare il tormentone del toto-candidati alla presidenza spalancando le porte alla necessità di sollecitare qualche proposta “credibile”, sinonimo, nella fattispecie, di “percorribile” o “attuabile”.

Anche perché sull’irresolutezza, ad oggi, al netto di qualche eccezione (Tansi, Nucera), di chi sarà individuato per assurgere al ruolo di candidato a guidare il prossimo governo regionale ci stanno venendo incontro, con ostinata confusione, sia le principali coalizioni che le forze politiche “più accreditate” sull’altare del consenso.

In questa condizione di interregno, può giovare a chi si proietta a guidare la Regione Calabria nel prossimo quinquennio, riflettere sull’attuale andamento economico e sociale, precisando che i dati multisettoriali che seguono non hanno alcuna pretesa di essere esaustivi, vista la complessità delle tematiche trattate ma che, tutt’al più, ambiscono a migliorare, comunque, la consapevolezza dei “futuri governanti”.

E, così, tra il 2004 e il 2018, la ricchezza del territorio calabrese è cresciuta ad un ritmo dimezzato rispetto a quello italiano (+11,3% vs 20,3%). Le 160mila imprese attive, la maggior parte individuali, producono un valore delle esportazioni pari a 543 milioni di euro contribuendo all’export italiano con un misero 0,12%.

Sul versante del lavoro, anzi della sua carenza, nel 2018, i circa 148 mila disoccupati in Calabria generano un tasso disoccupazione pari al 21,6%, doppio di quello italiano fermo all’11,2%.

Da non trascurare, inoltre, che la Calabria, con il suo 22,3% di tasso di irregolarità, detiene – secondo gli ultimi dati Istat – il primato italiano del lavoro non regolare, rappresentato da un esercito di 141mila occupati in nero, o meglio, non regolari.

A chiudere un quadro macroeconomico sconfortante o, se vi va, “tutto in salita”, due altre criticità del “sistema Calabria” tanto preoccupanti quanto ataviche: povertà e sanità. Nel primo caso, Demoskopika stima che, sempre nel 2018, siano circa 220mila le persone che vivono in condizione di povertà assoluta, incapaci di poter acquisire un paniere di beni necessari per vivere.

Rispetto al sistema sanitario, la Calabria risulta la regione più malata d’Italia, con ben 55 mila ricoveri di calabresi fuori regione che alimentano bilanci in rosso per circa 300 milioni di euro a cui va aggiunto il costo sociale anche dei familiari dei pazienti calabresi “emigrati” che l’Istituto Demoskopika, qualche anno addietro, stimava in circa 90 milioni di euro all’anno.

Fin qui, dunque, dati e cifre. Ora è il momento delle proposte consapevoli. Chiunque si candidi a governare la Calabria, si faccia avanti. Non è più tempo di tergiversare o di guardarsi allo specchio. Tutti noi meritiamo, ne sono convinto, una Calabria più consapevole.

Raffaele Rio