Corap, è scontro tra revisore e commissario

lGentilissimo Signor revisore unico,
ho letto il Suo verbale n. 20/2019 -che come quello precedente è quasi in tempo reale sui quotidiani online – e ne rimango basito. Preliminarmente evidenzio che con tutta probabilità questo verbale, che si occupa della mia attività, di quella della Giunta regionale, di quella del’Assemblea Legislativa regionale e dell’interpretazione – non condivisibile – di diverse norme, appare palesemente esorbitante dai compiti del Revisore legale dei Conti di cui al D.Lgs. n. 39/2010 e sconfina a mio parere, non si capisce a quale titolo e con quale finalità, in aspetti di natura politica .
Non è mia abitudine polemizzare, peraltro con un Collega ed un Organo che dovrebbe collaborare con l’Ente ed essere terzo; per di più, in un periodo particolarmente delicato per la vita del CORAP ma, le conclusioni del verbale ed i contenuti mi chiamano in causa e mi ascrivono responsabilità che non ho e, pertanto, devo evidenziarLe alcune contraddizioni e/o probabili inesattezze.
Sostiene al terzo capoverso che l’Ente è in “una evidente situazione di squilibrio tra le entrate ed i costi di gestione ed anche dell’abnorme massa debitoria, si evince chiaramente che l’ente non riesce più a far fronte in maniera tempestiva al pagamento delle proprie obbligazioni, compreso il pagamento degli stipendi e degli oneri riflessi, il che denota l’incapacità corrente del Consorzio di generare flussi di cassa, presenti e prospettici, sufficienti a garantire l’adempimento delle obbligazioni già assunte e di quelle da assumere”, immagino che comprende la portata di quanto ha asserito e di come ne ha rafforzato il concetto ai due capoversi successivi. Lei ha sancito di fatto “l’incapacità corrente del Consorzio di generare flussi di cassa, presenti e prospettici, sufficienti a garantire l’adempimento delle obbligazioni già assunte e di quelle da assumere”, come del resto ha fatto in ripetuti suoi verbali. Orbene, questo è del tutto in contrasto con la censura che mi muove al riguardo del sistema di allerta e preallerta di cui al codice della crisi d’impresa che secondo Lei si applicherebbe al CORAP. Mi chiedo, per quanto possa servire, se ha verificato i 7 indici introdotti ex art. 13 del codice della crisi. Ma, tutto questo lo trovo davvero singolare, Lei stesso ha già sancito l’insolvenza (usato in accezione atecnica, siamo in presenza di un ente pubblico economico) che senso ha ora la valutazione di allerta e/o preallerta, forse poteva evidenziarlo per tempo e già nei verbali relativi ai bilanci 2016 e 2017.
Mi chiede di valutare i crediti che il CORAP vanta nei confronti dell’erario ai fini della compensazione con il debito iva. Le preciso che sto seguendo con la dovuta attenzione il rimborso degli interessi per tardivo rimborso iva e che tali somme, come Lei sa, non sono utilizzabili in compensazione.
Entra nelle modalità con le quali la Giunta regionale ha proceduto nel tempo alla nomina della governance, cosa che ritengo ultronea e sulla quale, pertanto, non mi esprimo. Devo dire, necessariamente, che cita solo parzialmente l’art. 3 comma 2 della L.r. 24/2013, omettendo, di riferire che in casi eccezionali “e solo qualora, tra i dirigenti interni della Regione, non vi sia il profilo professionale richiesto è consentito l’utilizzo di commissari esterni. Il compenso del commissario non può essere superiore al trattamento tabellare dei dirigenti di settore della Giunta regionale e il relativo onere è posto a carico del bilancio dell’ente conseguente all’accorpamento”. Ma Le ho già detto che io mi occupo solo delle vicende del CORAP.
Al riguardo della Sua affermazione secondo cui avrei agito “in modo siffatto” come soggetto del tutto estraneo al consorzio, mi creda non riesco a capire cosa vuole dire e Le sarei grato se potesse spiegarmelo meglio. Sì è vero, mi sono fatto promotore della liquidazione: è un atto dovuto. Infatti, con nota del 12.09.2019 ho chiesto all’autorità competente l’erogazione – compatibilmente con la normativa vigente – delle risorse necessarie per far fronte alle perdite sin qui registrate e per ripianare il grave deficit patrimoniale in cui versa il CORAP, consentendo all’Ente di svolgere le funzioni per le quale è stato istituito, oppure, in alternativa, che vengano adottate le misure ritenute più opportune per giungere alla celere liquidazione dell’Ente.
Lei ha ricevuto le mie note del 12.09.2019 e del 01.10.2019 ed ha notato contraddizioni?
Dove sarebbe la confusione da me creata quando a questa conclusione Lei è arrivato in tutti i Suoi verbali?
Mi creda: rimango, invece, confuso io rispetto a quanto leggo nei suoi verbali e per non essere pesante mi riferisco solo ad alcuni recenti, di cui qui di seguito ripropongo alcuni stralci:
Verbale 23/2018 del 20.9.2018:

Mi vuole chiarire il presupposto dell’applicazione dell’art. 2447 (presupposto, peraltro, da Lei indicato per il parere negativo sul bilancio 2016 e 2017) in luogo dell’art. 18, comma 3, della L.r. 38/01 e dell’art. 21 dello statuto vigente; quali sarebbero le necessarie ed opportune misure che intendeva adottare e poi nel concreto le ha adottate?
Verbale 7/2019 del 13.03.2019:

Mi può chiarire, per non rimanere confuso, cosa intendeva dire e quale procedura concorsuale è applicabile all’Ente e poi, in concreto, che cosa ha fatto?
Verbale 13/2019 del 27.06.2019:

Mi vuole chiarire, onde evitare confusione, quale assemblea dei soci l’allora direttore generale doveva convocare quando, per un verso non vi sono soci ma semmai consorziati e, soprattutto, per altro verso non vi è alcuna assemblea del CORAP.
Rimango perplesso, come ho avuto modo di riferirLe per le vie brevi anche al riguardo dei riferimenti contenuti in molti Suoi verbali agli articoli 2447, 2409 e 2386 del c.c., che Lei ha inteso applicabili apoditticamente al Consorzio, il quale è disciplinato, semmai, per quanto a mia conoscenza dalle L.R. 38/01 e 24/13.
Le norme vanno interpretate ed usate in maniera sistematica e non in maniera potenzialmente decettiva, ad intermittenza ed a proprio piacimento. Inoltre, non può darsi come scontata l’applicazione di normative relative a diversi settori dell’ordinamento senza neppure esporre le ragioni del proprio convincimento. I Suoi richiami normativi, soventemente, non sono pertinenti.
Mi piace che ritiene applicabile il D.lgs 175/2011 al riguardo dell’allerta interna ma non ai fini del divieto di soccorso finanziario, dell’adeguata motivazione e di compartecipazione nei limiti della quota posseduta ma non entro in queste dissertazioni in quanto non compete a me valutarne la portata.
Sono contento che, parzialmente in contrasto a quanto ha scritto nei Suoi precedenti verbali , ritiene che occorre intervenire – cosi come sto facendo con non poche difficoltà e con una forte e defatigante pressione interna- sull’assetto organizzativo ed amministrativo che non è solo inadeguato ma per alcuni versi inesistente. Ed a proposito del recupero dei crediti veda i miei interventi e verifichi semmai l’attività dei preposti e cosa sia stato fatto durante il Suo mandato e non solo in questi ultimi mesi, in cui potrà scorgere diverse utili attività e procedure.
In ordine agli adempimenti ed alle adozioni degli atti e dei regolamenti indispensabili ex L. 24/2013 Lei sa già che ho istituito un team di lavoro, fissato un cronoprogramma ed affidato delle specifiche funzioni ad un dirigente. Tant’è che abbiamo già licenziato diversi regolamenti e lo statuto (preciso che nell’ente vige ancora lo statuto dell’ente accorpante, ovvero quello dell’asi di Catanzaro nel quale sono state fuse per incorporazione le altre 4 Asi, è bene sottolinearlo per evitare confusione).
Le ricordo, inoltre, che in data 01.03.2019 (nota prot. 2042) è stato inviato alla regione Calabria una bozza di piano industriale, e che io ho dato incarico per valutare la possibilità di redigerne uno nuovo, tuttavia, non sono affatto confidente nella possibilità di redigere un piano industriale che rispetti i consolidati principi di redazione soprattutto per il venir meno della continuità aziendale e per l’impossibilità, di prospettare flussi di cassa idonei al fabbisogno finanziario dell’Ente e per l’incapacità nel medio periodo di assicurare la sostenibilità dello stesso.
La ringrazio per avermi illustrato i costi prospettici del personale ma Le evidenzio, può chiederlo al responsabile del personale, che è una delle prime analisi che ho fatto come le altre considerazioni da Lei enunciate e che fanno parte del comune parlare da parte di alcuni dipendenti ed in parte contenuti nella bozza di piano industriale citato. Non ha indicato il mol e l’ebitda in caso di gestione diretta dell’impianto di Gioia Tauro e di altri per i quale ha indicato solo gli sperati ricavi e non i costi diretti ed indiretti. Non indica come potrei intervenire con i “semplici” interventi indicati senza alcuna provvista finanziaria, avendo le risorse pignorate. Lei, come me, svolge la professione di dottore commercialista, è perito di diverse Procure e Tribunali, amministra diverse aziende complesse, si è occupato di procedure concorsuali, è sindaco di società ed enti e si occupa di piani di risanamento e ne ha attestato la fattibilità e quindi sa, anche per esperienza e non solo per formazione, che non basta l’ipotetica rappresentazione di una minore perdita per risanare questo Ente, oberato dai pignoramenti, con gli impianti ed il patrimonio letteralmente “allo sbando” e sul quale bisogna intervenire con ingenti costi di adeguamento e messa in sicurezza. Non ha fatto alcuna analisi di sensitività. Non ha indicato come si può recuperare il deficit patrimoniale e ricostituire il fondo consortile, per scongiurare lo scioglimento. La crisi non è solo economica e patrimoniale ma è soprattutto finanziaria ed è tanto grave da non poter garantire il mantenimento dei servizi primari ed essenziali ed in particolare i servizi della depurazione, nonché svolgere le attività proprie del CORAP. L’esistenza di molteplici pignoramenti presso terzi promossi dai creditori dell’Ente aventi ad oggetto i crediti da quest’ultimo vantati, che ne rendono impossibile il materiale incasso, circostanza che contribuisce ad inasprire la situazione di crisi in cui versa l’Ente, anche nella prospettiva della continuità aziendale. Vi è un abnorme contenzioso passivo stimato dall’ufficio legale in oltre 66 milioni di euro. Il patrimonio immobiliare indicato in bilancio per 410 milioni di euro è per 386 milioni di euro circa di altri Enti, tant’è che in contrapposizione vi è una riserva indisponibile di pari importo , Lei sa che vi è una significativa problematica circa la proprietà di taluni beni “rivendicata” dalla regione e da altri enti e che il patrimonio immobiliare sostanziale e formale dell’Ente è rappresentato anche da diverse strade ed infrastrutture, per cosi dire difficilmente collocabili sul mercato e con un fair value non utile. Vi è l’impossibilità di sanare gli omessi versamenti, sin qui registrati delle imposte pregresse, i cui importi hanno già superato le soglie di rilevanza penale. Sa che nel 2019 non sono state pagate per nulla l’iva e le ritenute, cosi come non è stata versata l’iva dello scorso anno e che vi sono rateizzazioni in corso con il concessionario della riscossione che non si possono, ora, più onorare. Non si è nelle condizioni di pagare il Tfr al personale che è andato in pensione. Vi è l’impossibilità di far fronte al pagamento corrente, non solo delle retribuzioni e dei fornitori dei servizi essenziali, ma anche da questo mese dei contributi previdenziali e delle imposte correnti. A dicembre non sarà possibile ottenere il rilascio del Durc. La gravità della crisi economica, finanziaria e patrimoniale ad oggi riscontrata si riverbera inevitabilmente sul piano della corretta gestione delle risorse umane ed a tal proposito ho inviato la nota del 1.10.2019.
Nelle Sue prospettazioni non parla, neanche in astratto dei flussi di cassa e di budget finanziari ed introduce la possibilità di una rinegoziazione dei debiti che, in presenza di ingenti pignoramenti presso terzi potrebbe dare luogo a pagamenti preferenziali. Devo però sottolineare che, sagacemente, subordina la possibilità del risanamento prospettato alla “coperture delle perdite pregresse ed alla ricapitalizzazione del fondo consortile, di almeno 10 mln, anche in 5 annualità” da aggiungersi ai 9 milioni di cui all’art. 2 comma 3 della L.r. 48/2018. Queste somme, lo sa, ammesso che possano essere erogate non sono sufficienti a coprire le perdite pregresse ed a ripristinare il fondo consortile onde scongiurare lo scioglimento.
Mi piacerebbe, tuttavia, comprendere come arriva ad indicare ricavi per 30 milioni di euro per come riporta al 5 rigo dell’ultima pagina del verbale.
Allo stato non sussiste la possibilità di ricorrere a strumenti normativi idonei, sul piano complessivo e su quello specifico della salvaguardia dei livelli occupazionali, a fronteggiare una situazione di crisi che ha assunto i caratteri della completa irreversibilità, soprattutto a seguito degli ultimi pignoramenti presso Syndial spa, la regione Calabria, tutti gli istituti di credito ed i principali “creditori”, ora anche presso gli acquirenti dei suoli.
Risulta pertanto imprescindibile procedere tempestivamente alla soluzione della crisi del CORAP, al fine di non ulteriormente pregiudicare le ragioni dei dipendenti, dei creditori, dei consorziati e della collettività e tenuto conto che non è possibile, attesa la natura di ente pubblico economico, proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti, né presentare una domanda di ammissione al concordato preventivo, di cui alla legge fallimentare e che, prima facie, non pare potersi applicare la normativa sul diritto societario.

Non vi è chi non veda che vi è l’esigenza di apprestare un quadro normativo puntuale ed esaustivo della disciplina della crisi del Consorzio regionale per lo sviluppo delle attività produttive, che tuteli l’interesse dei lavoratori, dei creditori, dei consorziati e l’interesse pubblico che è all’origine dell’istituzione dell’Ente.

Sul punto è bene chiarire che l’unica procedura concorsuale applicabile (Le ricordo le conclusioni del Suo verbale 7/2019 del 13.3.2019) è la liquidazione coatta amministrativa che non è una procedura “comune”, come tale applicabile sempre ed indistintamente a tutti gli enti pubblici che esercitino un’attività di impresa. Ci deve essere una norma ad hoc che preveda tale sottoposizione per lo specifico ente. L’art. 2, co. 1 l.fall., invero, stabilisce che «La legge determina le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, i casi per i quali la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta e l’autorità competente a disporla». Nel caso del CORAP tale norma speciale semplicemente non esiste. Né è di applicazione, nel caso di specie, l’art. 15 d.l. n. 98/2011 (conv. con mod. nella l. n. 111/2011), ai sensi del quale: «Fatta salva la disciplina speciale vigente per determinate categorie di enti pubblici, quando la situazione economica, finanziaria e patrimoniale di un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato raggiunga un livello di criticità tale da non potere assicurare la sostenibilità e l’assolvimento delle funzioni indispensabili, ovvero l’ente stesso non possa fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi, con decreto del Ministro vigilante, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, l’ente è posto in liquidazione coatta amministrativa; i relativi organi decadono ed è nominato un commissario». La norma infatti fa esclusivo riferimento agli enti sottoposti al controllo dello Stato, tanto da dare per scontato che l’autorità che vigila sull’ente in dissesto sia un ministero: ciò che esclude, ovviamente, di applicare in via analogica la norma. Il rinvio, previsto nell’art. 214 l.fall. all’art. 124 l.fall., in ordine al contenuto della proposta concordataria, consente di immaginare un percorso che preveda, per un verso, la liquidazione atomistica della parte di patrimonio ritenuta non efficiente e, per altro verso, il trasferimento della parte sana dell’ente ad un ente di nuova istituzione o altro soggetto già esistente, anche di natura mista pubblica/privata, che acquisterebbe le porzioni di patrimonio senza le relative passività e libero da vincoli, non operando l’art. 2560, co. 2 c.c..
Nell’avversare aprioristicamente questa soluzione mostra di avere un’idea singolare della liquidazione coatta amministrativa di un ente pubblico economico (cfr., anche se non applicabile al nostro caso, l’art. 15 del D.l. 98/2011). La liquidazione coatta amministrativa è l’unico strumento di cristallizzazione del passivo e che possa consentire il rispetto della par condicio creditorum. Infine, la liquidazione coatta amministrativa, lungi dal rappresentare, come Lei dichiara, la “morte” dell’Ente, può essere, perché è anche a ciò finalizzata, uno strumento di salvaguardia dei valori produttivi, anche tramite la continuazione dell’attività d’impresa e la cessione di rami aziendali e la possibilità, come già detto, di un concordato della liquidazione di natura mista, per un verso liquidatorio e per altro verso in continuità diretta o indiretta Quanto, poi, alle “responsabilità precedenti”, che certamente non riguardano l’attuale Commissario, vi è l’art. 206 L.F. e l’ultimo comma dell’art. 203 a provvedere.
Lei, peraltro, non tiene conto del fatto che vi è una proposta di legge in discussione che riguarda, non soltanto l’applicabilità al CORAP della procedura di liquidazione coatta amministrativa, ma anche l’istituzione, previe – ovviamente – tutte le necessarie verifiche anche di carattere economico-finanziario e sulla base di un sostenibile Piano industriale, di una Agenzia Regionale Sviluppo Aree Industriali deputata a sostenere l’attrattività del contesto territoriale mediante la promozione dello sviluppo sostenibile, la limitazione del consumo del suolo e delle risorse naturali, il contrasto alla dispersione insediativa e alla delocalizzazione produttiva e la specializzazione degli insediamenti per sostenere le produzioni.
Dunque, la soluzione su cui si stanno concentrando, con grande senso di responsabilità e con un attento e serrato dibattito, i competenti Organi regionali è ben più articolata ed è di ben più ampio respiro di quanto Lei vuole riduttivamente rappresentare, sicché la liquidazione coatta amministrativa del CORAP s’inscrive a pieno titolo in un complessivo progetto, di medio periodo, di riordino del sistema regionale di sostegno all’insediamento, allo sviluppo e alla competitività delle imprese di ogni comparto economico ed industriale.
Naturalmente, non spetta a noi la decisione finale su questa proposta, ma, come a Lei spetta il compito della revisione dei conti e del controllo (dell’Ente e non già della Giunta o del Consiglio regionale), a me spetta, quale Commissario Straordinario, di prospettare possibili percorsi di soluzione della situazione emergenziale che ho dovuto riscontrare che siano idonei a coniugare i vari interessi coinvolti. Sono certo che comprenderà che per diligenza professionale mi devo adoperare perché non si aggravino gli effetti della crisi ed i danni che sono già fin troppo devastanti.
Lei sarei grato se potesse supportarmi nell’ambito dei Suoi compiti, nella verifica delle procedure di affidamento, degli atti amministrativi, dell’utilizzo delle somme vincolate, dei lavori eseguiti sugli impianti, dell’attività e delle perfomance dei dipendenti e dell’analisi delle singole voci del bilancio 2018 , inviatoLe il 25/06/2019 e sul quale si attende un riscontro a quanto trasmesso a Sua richiesta il 23 luglio u.s..

Inoltre, vista anche la Sua esperienza come Organo CORAP e la sicurezza che continua a manifestare malgrado il pignoramento delle risorse e la situazione emergenziale, circa la possibilità di risanamento a breve dell’Ente senza dover ricorrere alla cristallizzazione del passivo, al blocco delle azioni esecutive e a quant’altro può essere legittimamente realizzato con una procedura di liquidazione coatta, sono ad invitarLa a fornirmi un parere strettamente tecnico rispetto a quanto paventato nella mia nota dell’1.10.2019, perché il punto è che non vi sono più le condizioni, non solo di pagare gli stipendi e le imposte, ma neanche i contributi correnti .
Le ricordo che le somme (anche quellei previsti della L.r. 48/2018), i crediti ed i conti sono pignorati!
Non potrei che rallegrarmi se, in questa situazione e con la normativa vigente, vi fosse, contrariamente a quel che credo, la certezza di “recuperare la continuità aziendale” e di evitare interruzioni di attività e licenziamenti ed assicurare anche una reale soddisfazione al ceto creditorio e a tutti coloro i cui legittimi interessi sono messi a repentaglio dall’attuale situazione del CORAP.
Concludo dicendo – e mi duole doverlo fare – io non ho rappresentato “…. false aspettative nei soggetti deboli frastornati da comunicazioni e timori di perdere il posto di lavoro”. Io ho rappresentato – e lo rifermo – il venir meno della “continuità aziendale” e lo stato di default irreversibile dell’Ente – peraltro anche sulla base dei Suoi verbali precedenti – senza fare alcuna demagogia.

Il commissario straordinario
Dr. Fernando Caldiero