Violenza donne, Regioni: 30 mln per centri antiviolenza e case rifugio

Si è riunita ieri a palazzo Chigi (Biblioteca Chigiana) la cabina di regia nazionale prevista dal piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-20. La cabina di regia – che coinvolge anche Regioni ed enti Locali – è stata presieduta dal ministro delle parti opportunità e famiglia, Elena Bonetti, e ha visto la partecipazione dei ministri Nunzia Catalfo (Lavoro e politiche sociali), Fabiana Dadone (Pubblica Amministrazione), del viceministro Fabio Mauri (Interno) e dei sottosegretari Sandra Zampa (Salute) Vittorio Ferraresi (Giustizia), Emanuela Claudia Del Re (Esteri), Lucia Azzolina (Istruzione e Università).     Alla riunione ha partecipato in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’assessore Antonio Scavone (Regione Siciliana) che, sottolineando la positività del confronto, ha ricordato che “le Regioni stanno già facendo il loro dovere, lavorando al Piano strategico e agli atti consequenziali, dando vita ad una rete di accoglienza che sta funzionando e hanno assicurato la massima collaborazione per un monitoraggio sulla efficacia degli interventi realizzati e sull’uso delle risorse. Anche per questo ho sollecitato il riparto dei previsti 30 milioni di euro per il 2019 per i centri antiviolenza e le case rifugio, fondi necessari per il consolidamento della rete dei servizi” e conseguentemente “a garantire nel più breve tempo possibile il trasferimento alle Regioni di tali risorse”, dando così “un segnale importante prima della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne prevista per il prossimo 25 novembre”.      “Tra gli obiettivi del Piano operativo – ha sottolineato Scavone- va inserito il ‘sostegno economico in emergenza delle donne vittime di violenza’, prevedendo misure per il loro reinserimento socio lavorativo. Al tavolo ho anche proposto l’ipotesi di un loro accesso agevolato al reddito di cittadinanza. Occorre considerare anche l’ingresso nel nostro Paese di donne che hanno vissuto condizioni di isolamento economico e sociale, situazioni ed esperienze completamente lontane e diverse, che contemplano purtroppo ‘abitudini alla violenza’, molto lontane dalla nostra cultura, ed impongono un’attenzione corale di Governo, Regioni ed Enti locali. Ma c’è poi un altro tema indifferibile – ha concluso Scavone – ed è quello della esigenza di un cambiamento culturale con interventi incisivi delle istituzioni coinvolte, partendo dal lavoro educativo in tutte le scuole ed arrivando alla formazione di tutti gli operatori”.