Sapia e la “tempesta in un bicchier d’acqua”

L'ultima delle sue denunce sull'Asp di Cosenza già "smontata" da Belcastro ad agosto ma il deputato Pentastellato fa finta di niente

Sapia insiste. Reitera. Denuncia e denuncia, mediaticamente parlando. Una al giorno, di media. Ovviamente con la sanità del Cosentino al centro del piatto. Spesso e volentieri a ragion veduta, nel senso che ci azzecca e tutto si può dire tranne che non si dia da fare. Accade però che talvolta si “scivola”, il terreno del resto è viscido. È il caso della sua ultima denuncia per quanto riguarda l’Asp di Cosenza. Secondo Sapia incarichi dirigenziali “ad personam” sarebbero stati “industrializzati” nel corso dell’ultimo interregno Mauro (presunto puro clientelismo politico) e incuriositi, giornalisticamente, siamo andati a fondo. Indotti a verificare nel merito i contenuti dell’articolo da noi stessi pubblicato e dal titolo “Gravi irregolarità all’Asp di Cosenza ” è emerso infatti che sul tema lo stesso parlamentare pentastellato aveva ricevuto risposta scritta il 20 agosto 2019 dal dipartimento Tutela della Salute. Risposta frutto di una procedura istruita presso la struttura commissariale che evidentemente, a quanto pare, ha acquisito gli elementi per ritenere corretta la procedura assunta alla base della nomina della Ariani.

Tra l’altro la delibera in questione, apprendiamo, non è stata adottata dal direttore generale avendo firmato in qualità di direttore generale il direttore amministrativo Luigi Bruno, come è lecito in caso di assenza del primo. Alla luce di quanto emerso la denuncia di Sapia (e Belcastro aveva già chiarito il tutto ad agosto nel documento che pubblichiamo) ha il sapore di una reazione alla condizione di frustrazione che evidentemente vive il sistema sanitario negli ultimi tempi. Del resto i pentastellati chiedono una gestione da parte dei commissari nominati da Grillo che fin qui non c’è stata. Hanno praticamente rinunciato tutti. E il commissario dell’Asp di Cosenza, l’unico fin qui ancora in campo nelle aziende, non ha effettuato alcun intervento volto al recupero dei requisiti tecnologici organizzativi e strutturali prescritti affinché le strutture possano espletare l’attività in regime di accreditamento. Una situazione oggettivamente complessa. Ed è chiaro che sollevare un polverone già dissolto e attivare una tempesta in un bicchiere d’acqua può far gioco di questi tempi. A questo punto però non resta che sperare che la competente autorità giudiziaria proceda così come è accaduto sul territorio del Tirreno cosentino in relazione alla verifica delle strutture per valutarne il possesso dei requisiti partendo da quelli strutturali (collaudo ed agibilità). Potrebbero venirne fuori delle belle…