L’Umbria e l’effetto Salvini. Se le coalizioni diventano inutili

Lega e Pd prendono 12 dei 19 seggi perugini. La residualità di Forza Italia, griffe da amarcord ormai, dice che saranno tutte finali ovunque da qui in avanti. Il leader della Lega: e ora tocca alla Calabria

C’era una volta il fascino quasi irresistibile (e mercantile) delle liste fai da te. Della bandierina da piazzare nella foto di gruppo così da acchiappare un posticino al sole. E c’era una volta, soprattutto, quell’attitudine a parcellizzare il consenso e l’offerta politica in stile anni Ottanta. Il “sisma” Salvini in Umbria dice esattamente il contrario. Le partite, da qui in avanti, saranno solo un corpo a corpo. Con lui o contro di lui che non a caso, leader della Lega, si esercita solo sulla polarizzazione dello scontro ormai. E fin qui gli ha detto bene. Il tempo di piazzare un candidato con cui presentarsi in pubblico, diciamo una maschera che però non abbia “problemi” di altra natura, e poi il resto lo fa lui. Così come il resto lo ha fatto lui in Umbria, dove il leadere della Lega ha piazzato tende per un mese e paesino per paesino. Donatella Tesei serviva, ed è servita, solo per carta d’identità senza precedenti penali o penalizzabili. Giusto qualcuno non antipatico ai più e che non viva con il pericolo dei carabinieri che possono bussare la mattina presto. Poi fa tutto lui ed è formemente probabile che adotterà questa tecnica dirompente ovunque. A partire, naturalmente, da un candidato che deve scegliere lui regione per regione. E come dargli torto del resto. Basta leggere la ripartizione dei seggi in Umbria per rendersi conto di quanto gli serva una coalizione di centrodestra. Ben 8 i seggi alla Lega, 2 a Fratelli d’Italia e solo uno a Forza Italia, ormai marchio da remake nostalgico che con il suo 5% perugino rischia di portare solo la bandiera in giro quando ci sono i comizi finali. Quanto possano essere considerati ancora credibili i patti scritti sulla sabbia nella ripartizione delle candidature del centrodestra è mistero piccolo piccolo. Visti i numeri perugini e soprattutto la ripartizione dei seggi il mistero non c’è più. Fa tutto Salvini, gli basta una controfigura in giro (che non abbia “problemi”). Al più, una stampella orgogliosa e con la Fiamma dentro che è poi tutto il pepe che mette Giorgia Meloni. L’Umbria questo dice e solo il tempo (che è poco) dirà se ogni regione farà storia a sé. Per ora è il corpo a corpo pro o contro Salvini che detta legge. E il lader sta vicendo due volte perché impone questo modello e vince poi la sfida che è tutta sua. Difficilmente lo si sarebbe visto fino alle 2 di notte ieri davanti ai microfoni con un candidato non suo. E infatti c’era solo lui sulla scena, non pervenute le altre bandiere.
E che il corpo a corpo sia dirompente guardare dall’altra parte del campo per capire. Anche qui la ripartizione dei seggi è illuminante. Per i patiti del posto da acchiappare in consiglio, ora come ora, non c’è via d’uscita. O si è della Lega o del Pd. Democratici che acchiappano 5 seggi, praticamente fanno il pieno dell’opposizione (solo uno ai Cinquestelle e uno alla lista dello sconfitto Bianconi). Perché in epoca del corpo a corpo si è tornati, Salvini ha polarizzato lo scenario al punto che viene davvero difficile che perda o comprometta lo schema in qualche altra regione del Paese. Non in Calabria, quantomeno. In una sala stampa sudata a tarda sera un cronista gli chiede cosa si prova a “sbancare” l’Umbria, la regione più a sud con la bandiera della Lega. «Ancora per poco» ha risposto Salvini. «Molto presto toccherà alla Calabria… ».

I.T.