Bonaccini come Oliverio

Anche il governatore dell'Emilia oltre il Pd e a prescindere dai Cinquestelle. Appello di 206 sindaci per la sua ricandidatura


Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire. Anche quando il “paese” è la Calabria e il “mondo” l’opulenta Emilia Romagna. Latitudini diverse, aspettative diverse, peso specifico diverso ma per una volta stessa centralità nel dibattito politico e perché no, curiose coinidenze. Già, perché la scenografia tra i due governatori tra poco uscenti, Mario Oliverio e Stefano Bonaccini, è persino sovrapponibile. Dei “no” di Graziano, Oddati, di pezzi del Pd calabrese e del muso stortissimo dei Cinquestelle rispetto alla ricandidatura di Oliverio si sa già tanto, al pari della resistenza del governatore nell’andare avanti ugualmente. E si sa pure dei circoli che lo sostengono ma soprattutto dei sindaci che in tempi non sospetti hanno raccolto firme a sostegno di un documento che lo invita a proseguire. In pochi però sanno che nell’ormai ex fortino “rosso” , in Emilia appunto, si vive più o meno la stessa situazione. C’è un governatore uscente, Stefano Bonaccini, che una bella fetta di Pd locale vorrebbe ricandidare (e lo vorrebbe tutto sommato anche il Nazareno, ma non lo può dire ad alta voce…) perché considerato più convincente sul piano amministrativo. Ma c’è un nuovo corso politico di cui tener conto, l’amore da far scattare con i Cinquestelle a tutti i costi anche perché l’Emilia è da difendere per forza perché se la vince Salvini il governo di Conte prende un cazzotto di difficili dimensioni. Di quelli che non ti rialzi. Ma i Cinquestelle, però, fanno il muso storto anche per Bonaccini nell’opulenta Emilia. Si mettono di traverso cosicché il Pd, come sempre accade di questi tempi, si trova in mezzo al guado. Che fare? È qui che tutto il mondo diventa paese. E le similitudini con la Calabria diventano sorprendenti. Oliverio spinto dai sindaci (in buona rappresentanza anche civici) ad andare avanti? Leggere per credere quello che sta accadendo in Emilia. C’è un documento infatti firmato (per ora) da 206 primi cittadini (quasi due su tre) che chiedono la conferma del presidente uscente. Rivogliono in campo proprio lui, Stefano Bonaccini e a prescindere dalle partite politiche del Pd e a prescindere dall’accordo o meno con i Cinquestelle. Non si tratta solo di primi cittadini Pd o di centrosinistra, per l’appunto. Ma anche di civici (sono 24), alcuni dei quali hanno additittura sconfitto il centrosinistra nei loro municipi. Il nome più illustre è certamente quello di Federico Pizzarotti, sindaco ex M5S di Parma e leader di Italia in Comune (sigla che in Calabria sostiene proprio Oliverio). Gli altri sindaci di capoluogo che hanno firmato l’appello sono quello di Bologna, di Modena, di Reggio Emilia, di Ravenna, di Rimini, di Cesena.
L’Emilia Romagna, si legge nel testo dell’appello, «è un grande valore. Vorremmo quindi fosse chiaro che siamo in Emilia Romagna e che il prossimo 26 gennaio voteremo per il governo e per il futuro di questa Regione, non per altro».
«Il nostro auspicio è quello che Stefano Bonaccini possa proseguire in questa esperienza di positiva collaborazione con noi, che vede al centro i territori e il loro ascolto, mentre agli elettori rivolgiamo un appello perché, ognuno con le proprie idee, vogliano sostenerlo per quanto ha fatto e potrà fare come presidente della nostra Regione». «Non c’è governo possibile della nostra Regione se si trascura la centralità e la funzione dei Comuni – continuano i sindaci -. In anni non facili di crisi economica e di austerità finanziaria, contraddistinti da scelte severe di finanza pubblica centrale e da adempimenti crescenti per gli enti locali, l’Emilia Romagna ha potuto realizzare i risultati migliori delle altre Regioni grazie ad un’attenzione crescente alla dimensione territoriale, sostenendo i Comuni nella loro imprscindibile funzione di motore di sviluppo e di collante sociale». «Ancora una volta, e nel rispetto di ogni sensibilità politica, inviteremo tutti gli elettori a essere attenti alla proposta di governo avanzata sul piano territoriale. E ribadiremo – concludono – che le questioni dell’Emilia Romagna non possono essere trascurate o sacrificate da una campagna elettorale ideologica e superficiale». Dagli argini del Po’ bello secco un segnale mica male per le alchimie da scrivania di Di Maio e Zingaretti. Una piena del fiume lì e succede il finimondo…

I.T.