Graziano e il treno della volgarità

Il commissario del Pd, mentre è in viaggio, copre di insulti al telefono un dirigente regionale del centrosinistra

Non sa di essere ascoltato, Stefano Graziano. O forse è la sua voce che supera il limite consentito dei decibel “civili” e raggiunge facilmente chi è seduto nei paraggi. Fatto sta che il commissario regionale del Pd è in treno, è in viaggio. È seduto e con il telefono ben attaccato all’orecchio, non è dato sapere chi c’è dall’altra parte. Del resto conta poco l’identità dell’interlocutore, dal momento che è Graziano quasi sempre a parlare. Conta molto di più invece ascoltare cosa dice il commissario del Pd e soprattutto come lo dice. Non sa di essere ascoltato ma non fa nulla per rimanere “insonorizzato”. E così parte una serie di insulti irripetibili, scurrili, persino volgari in direzione di un ben noto dirigente calabrese del centrosinistra. La politica, e la sua dialettica tipica, possono attendere. In treno e in viaggio il commissario del Pd venuto da una terra “difficile” come quella campana lascia da parte il fioretto del linguaggio. E passa, anche in forma talvolta dialettale, a ricoprire di parole irripetibili un dirigente calabrese del centrosinistra. Il commissario venuto da Aversa (in provincia di Caserta) e con un passato combattuto e fortunatamente (e definitivamente) vincente per lui dopo “conflitti” con la procure di Napoli e Santa Maria Capua a Vetere, evidentemente inizia a vivere con un certo nervosismo questa fase politica in Calabria. Ha un mandato ben preciso in tasca, accantonare o espellere Oliverio e sbiancare di civismo i dem così da fondersi con i Cinquestelle in vista delle Regionali. Ma un conto è il progetto, un altro sono gli inciampi locali. E i nervi così iniziano a cedere e capita che mentre viaggi e sei al telefono…

I.T.